The Smiths: Well I wonder (1985) – di Valeria La Rocca

Finiva sempre a guardarsi i piedi che marciavano uno dietro l’altro per un comando irrazionale ma necessario. Sceglieva sempre una strada conosciuta, per via di quella dannata paura di perdersi che aveva. Un misto di brama e paura e insieme. Come le vertigini. Lo sai che ti fa paura sporgerti, che ti gira la testa quando sei sul vuoto e la fronte gela e il sangue defluisce alle ginocchia e senti che lentamente non hai controllo dei muscoli. Sai che dovresti pompare più forte il sangue nelle vene e tornare in te, ma più ci pensi, più ne hai paura e più ti sporgi. Un paio di sere prima si era messa in macchina e si era messa a girare per chilometri senza una meta, ma sulla strada conosciuta. Alberi. Cercava alberi. In genere gli alberi le restituivano i polmoni e non volevano niente in cambio. Qualche volta, d’estate, cercava il mare, ma non le bastava passarci a fianco passeggiando sul lungomare. Sul lungomare d’estate c’è sempre troppa gente che interrompe il passo dei pensieri e ti costringe a cambiare ritmo e perdi il filo. Camminare lungo il mare fa più male. È la cosa più dolorosa in assoluto. Come tutte le cose belle che sai che esistono, ma è solo teoria. Come guardare due vecchi che si tengono per mano mentre mangiano un gelato sul lungomare. Un albero al massimo puoi aver voglia di abbracciarlo e se lo fai poi stai meglio. Qualche scheggia di corteccia addosso, ma è niente in confronto al piacere che ti dà stringerlo forte e sentirne ogni spigolatura. Il mare no. Non ti basta camminarci vicino, neanche a piedi nudi sulla sabbia e su quella porzione di mondo non c’è una spiaggia che ti porta gradualmente da lui. È una terra di estremi: terra o mare e in mezzo ci sono gli scogli neri e duri di basalto. Così non hai scelta. O ci cammini a fianco o ti immergi passando per gli scogli. Ma il mare fa male, cazzo se fa male! Se riesci a superare la barriera degli scogli e ti ci butti dentro, magari di notte, come su lenzuola blu sotto una luna abat jour… non hai nessuna certezza di riuscire a tornare indietro, soprattutto quando chi si butta con te ha bevuto più di te. Così non resta che camminare ai bordi e sperare di non dovere cambiare ritmo e aspettare l’ora giusta per entrare nel bar giusto, dove sai che troverai la gente giusta che non interromperà il passo dei pensieri e dove sai che c’è sempre qualcuno che si accorge quando non riesci più a pompare il sangue nella direzione giusta e ti fa ritrovare la macchina. Metteva un passo dietro l’altro con Well I wonder dei The Smiths nelle orecchie e si vedeva da fuori camminare. Come su un drone che riprende la scena. Lei passa, schiva le coppie di vecchi col gelato in mano ed evita di guardare il mare. Perché se perdi il controllo sei fottuta. È un attimo che ti ritrovi a piedi nudi sugli scogli e poi su lenzuola blu e non riesci a tornare indietro perché non c’è nessuno che ti aiuta a ritrovare la macchina al posteggio. Così metteva un passo dietro l’altro e schivava i cambi di ritmo e pensava che tanto nessuno si sarebbe accorta di lei. Sì, forse per via del fatto che una donna sola sul lungomare anche d’estate è sempre una cosa strana da quelle parti, ma era più forte la certezza che nessuno si accorgesse dei suoi passi. Eppure non riusciva a rinunciare alla tentazione di farsi la domanda: Well I wonder Do you see me when we pass? I half-die”. Eppure sono qui e respiro ancora e non per via degli alberi (“somehow still alive”. Questo è l’atto finale di tutto ciò che sono (This is the final stand of all I am”). Chissà se ti ricorderai mai di me che ti passavo accanto e ti schivavo per non cambiare ritmo “Please keep me in mind”. Quando mi avrai aiutato a trovare la macchina al posteggio andrai via vero? Vorrei vedere le tue lenzuola blu, ma ho paura, così cammino sulle rocce e non mi immergo. Tu guardami però e dimmi se sto per cadere e non fermarmi. Non aiutarmi a ritrovare la strada, aiutami a perdermi e se non vuoi, lasciami qui ma guardami ti prego e ricordati di me “Oh keep me in mind Keep me in mind”

Well I wonder / Do you hear me when you sleep? / I hoarseley cry
Ebbene io mi chiedo / Mi senti mentre dormi? / Io grido con voce rauca
Well I wonder / Do you see me when we pass? / I half-die
Ebbene io mi chiedo / Mi vedi quando c’incrociamo? / Io quasi muoio
Please keep me in mind / Please keep me in mind
Ti prego, ricordati di me / Ti prego, ricordati di me
Gasping but somehow still alive / This is the fierce last stand of all I am
Gasping, dying but somehow still alive / This is the final stand of all I am
Annaspando ma in qualche modo ancora vivo / Questo è l’ultimo fiero atto di tutto quel che sono
Annaspando, morendo ma in qualche modo ancora vivo / Questo è l’atto finale di tutto ciò che sono
Please keep me in mind / Well I wonder
Please keep me in mind / Oh keep me in mind / Keep me in mind

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