The Sadies: “Northern Passages” (2017) – di Nicola Chinellato

I canadesi Sadies sono entrati raramente nei radar della critica specializzata italiana, rimanendo, per quanto riguarda il nostro paese, solo oggetto di (stra)culto. In patria e negli States, invece, si sono creati nel corso degli anni un discreto seguito di fans e da sempre godono della stima di molti colleghi che animano la locale scena roots (primi fra tutti i Blue Rodeo). Originari di Toronto e in circolazione dal 1998, i Sadies hanno all’attivo dodici album che diventano circa venti se si tiene conto anche di quelli pubblicati in condominio con artisti del calibro di Neko CaseAndre WilliamsJohn LangfordGord Downie e John Doe. Arrivata, dunque, al dodicesimo full lenght in studio, la Band composta dai fratelli Dallas e Travis Good (voci e chitarre) da Sean Dean (basso) e da Mike Belitsky (batteria) conferma la peculiarità che da sempre la contraddistingue, e cioè quella di un suono che, pur essendo ben inserito nell’ambito country rock, è capace di numerosi eclettismi, deragliando spesso verso generi altri, quali il folk, il surf, la psichedelia e il garage. Registrato in due anni nel seminterrato della casa dei genitori dei fratelli Wood, “Northern Passages” non si discosta dalla consueta formula, in cui vengono alternate morbide ballate a brani decisamente più ruvidi. Un binomio, questo, con cui appunto si apre il disco: l’iniziale Riverview Fog, infatti, è una ballata folk calda, dolce e bucolica, i cui incastri vocali possono richiamare alla mente i CS&N; mentre la successiva e rumorosa Another Season Again ci strattona in una cruda dimensione decisamente rock. I Sadies, oltre a essere musicisti tecnicamente ineccepibili, sono molto bravi anche a mischiare le carte in tavola, senza tuttavia mai perdere la bussola. Il quadro d’insieme, infatti, resta solido, nonostante una proposta eterogenea che assembla con mestiere melodie dagli echi brit-invasion (There Are No Words) lo spaghetti western della strumentale The Noise Museum, il groove alla Son Volt di Questions I’ve Never Asked o i cromatismi chitarristici di Elements Song che coi suoi cinque minuti abbondanti è il brano più lungo di un lotto, le cui canzoni, solo in rari casi, superano i tre minuti. Fra queste ultime, svetta la splendida It’s Easy (Like Walking), un morbido mantra in chiave Wilco che vede il cameo di Kurt Vile e che entra in testa alla velocità della luce grazie a un ritornello killer. “Northern Passages” è, dunque, l’ennesima conferma di una band di veterani che viaggia ormai con il pilota automatico: non c’è nulla di davvero sorprendente ma il loro mestiere, i Sadies, lo sanno fare benissimo.

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