The Raconteurs: “Help Us Stranger” (2019) – di Nicola Chiello

I Raconteurs tornano sul mercato dopo undici anni di silenzio, in forma smagliante e con un disco, “Help Us Stranger” (Third Man Records 2019), figlio delle ultime imprese del leader Jack White, carismatico e instancabile motore di un’evoluzione musicale che, se da un lato gli ha permesso di affermarsi come il più credibile rocker dei 2000, dall’altro ha portato alle sperimentazioni deliranti e per alcuni fuorvianti dell’ultimo album da solista (“Boarding House Reach” 2018). Per fortuna i Raconteurs sono la terraferma di cui White aveva bisogno, quella su cui si torna dopo aver vagato per mare dopo così tanti anni, in altre parole, casa dolce casa… in questo caso la Detroit del punk e del garage. Dopo l’inizio in sordina del riff pulito e timidamente accennato di Born and Razed, l’album esplode in un crescendo di emozioni e sfumature, dal punk  tribale scandito dal rullante di Patrick Keeler della prima traccia alla trionfale miscela di acustico ed elettronico di Help Me Stranger; dalle ballate intime e introspettive dove prevale la sensibilità di Brendan Benson, a nostro avviso vero protagonista della nuova era Raconteurs, alle vibrazioni seventies prepotentemente incarnate in Don’t Bother Me e What’s Yours Is Mine. I Raconteurs mantengono il loro sound personale e meravigliosamente atipico dalla prima all’ultima traccia di “Help Us Stranger”, riuscendo nell’ardua impresa di rimanere coerenti in un album in cui i sintetizzatori convivono con violini e mandolini e dopo il pezzo hard rock viene quello gospel. L’unica cover dell’album, Hey Gip (Dig The Slowness di Donovan, viene reinterpretata in chiave elettrica e distorta, proprio come i blues primitivi dei White Stripes, quelli presi in prestito da Son House, bluesman americano degli anni 40, mentre un tasto dolente è la terzultima traccia, Live A Lie: paradossalmente, quello che dovrebbe essere un pezzaccio punk alla Stooges suonato dalla band più rock di Detroit, sembra una qualsiasi canzone degli svedesi Hives, ma rallentata e suonata senza cattiveria. Fa sorridere, ma se date un orecchio alla band di Fagersta, remota città delle lande svedesi, capirete quanto lontano e con che intensità la voce di Iggy Pop sia arrivata ai cuori dei teenager del garage anni 90. A proposito di Hives, il gruppo punk è in uscita con un nuovo album quest’anno e un esplosivo singolo già sulle piattaforme streaming, prodotto -pensate un po’- proprio da Jack White. “I’m here right now, I’m not dead yet”.

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