The Police: “Outlandos d’Amour” (1978) – di Fabrizio Medori

Un paio d’anni dopo la nascita del punk, nel momento in cui questa moda stramba è definitivamente esplosa in Inghilterra, tre musicisti ossigenati riescono a vendere i nastri del disco che si erano autoprodotti durante l’anno precedente. Il disco riesce a sintetizzare alcune tendenze musicali dell’epoca, in particolare reggae, ska e punk, e la genialità del trio e del suo carismatico leader li proietta verso il futuro, anticipando le tendenze musicali del periodo. Per quanto vogliano credere nelle potenzialità del disco registrato, sicuramente non si aspettano che la loro sudata operazione sia destinata a diventare un classico, uno degli esordi discografici più importanti della storia del rock. Hanno girato Londra in lungo e in largo, suonato in posti veramente squallidi, accettato umiliazioni e delusioni, hanno dovuto battere la concorrenza di gente incapace di reggere una chitarra in mano e hanno diviso il palco con ragazzini convinti che bastasse sputare al pubblico per entrare nella leggenda, ma hanno stretto i denti e – tutto sommato velocemente – sono arrivati al primo singolo.
All’inizio il trio è formato da Sting, cantante, bassista e autore della stragrande maggioranza del repertorio, dal batterista Stewart Copeland, proveniente dai Curved Air della cantante Sonja Kristina – sua moglie – e da Henry Padovani, chitarrista meno che mediocre che può però vantare la militanza negli Electric Chairs, il gruppo che accompagna Wayne County. I Police, nella prima effimera formazione, registrano un brano composto da Copeland, Fall Out, che viene stampato da un’etichetta di proprietà del fratello dell’autore ma senza che nessuno lo noti. Quando Andy Summers, chitarrista di grande esperienza, prende il posto di Padovani alle chitarre, arriva il secondo singolo, Roxanne, che come il 45 giri precedente non riscuote alcun successo ma è sufficientemente interessante da spingere Miles Copeland, manager musicale e fratello di Stewart, ad occuparsi del gruppo. Miles si preoccupa di trovare uno studio per registrare il primo LP e, dopo mesi di registrazioni saltuarie, “Outlandos d’Amour” (1978) vede la luce, pubblicato dalla A&M.
Il primo brano del disco è Next To You, che risente pesantemente dello stile punk strillato e grezzo con un bel ritornello corale e una batteria che lascia capire fin dall’inizio la carica innovativa e la raffinatezza tecnica di Stewart Copeland. Il secondo brano è di livello decisamente superiore, So Lonely, un semplice giro di quattro accordi, un ritmo in levare, un ritornello potente, sempre sugli stessi accordi ma in controtempo. Particolarmente azzeccata la modulazione che innalza la tonalità nel momento in cui parte il bellissimo solo di chitarra. Subito dopo c’è Roxanne, la punta di diamante del disco, la canzone che più di ogni altra ha reso l’esordio del gruppo un vero e proprio classico, un brano armonicamente articolato e vocalmente ineccepibile, ripubblicato come singolo, all’epoca salì fino al dodicesimo posto delle classifiche inglesi. Un altro ritmo in levare per Hole In My Life, con un freschissimo coretto e un suono di chitarra ricco di effetti, degno di essere ricordato. Il primo lato del vinile termina con Peanuts, scritta da Copeland con l’aiuto di Sting. Entra la batteria a ricordare che la principale fonte d’ispirazione del trio è il punk rock, l’atmosfera è già perfettamente definita dall’intro e il brano si sviluppa con la sua andatura nevrotica.
Il lato B si apre con un altro brano di altissimo livello, Can’t Stand Losing You, secondo singolo tratto dal disco dopo Roxanne. Se il primo parlava di un ragazzo che s’innamora di una prostituta questo nuovo parla di un ragazzo che si suicida dopo essere stato abbandonato dalla fidanzata: ovviamente entrambi gli argomenti trattati sono sufficienti per impedire alla BBC di trasmettere i brani. Truth Hits Everybody è una nuova sterzata verso il ritmo veloce e serrato del punk, così come il successivo Born In The 50’s si basa su un ritmo più allegro e scanzonato, particolarmente adatto alla performance vocale di Sting e ai coretti che lo impreziosiscono. La chitarra di Andy Summers, co-autore del brano insieme al solito Sting, è la protagonista di Would You Be My Girl, interrotta da una poesia dello stesso chitarrista al termine della quale la musica riparte con una perfetta assolvenza e un allegro finale cantato ancora in coro. Il disco termina con Masoko Tanga, un brano denso di incastri ritmici che giocano con le ripetizioni degli echi elettronici. Quest’ultimo brano è un ponte ideale che proietta il gruppo verso il futuro e quindi verso quell’altro capolavoro che è il disco successivo, “Reggatta De Blanc” (1979), album della definitiva consacrazione internazionale dei Police.

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