The Police: il reggae dei bianchi – di Fabrizio Medori

Pochi nomi, nella storia del rock, hanno avuto un impatto così profondo e fulmineo come i Police. Sono esplosi in un periodo piuttosto turbolento e sicuramente molto vivace, hanno raggiunto l’apice del successo in tempi brevissimi, hanno continuato ad accrescere la loro popolarità ad ogni uscita discografica, si sono sciolti senza lasciare alcun erede, nessuno in grado di continuare il loro stile, fatto di intelligenza (nel saper cavalcare mode e tendenze), tecnica (sebbene abilmente dissimulata) e grandi capacità manageriali. Il gruppo nasce dall’incontro tra tre musicisti eccezionali, ognuno dei quali è stato essenziale e insostituibile nel gruppo, tutti e tre piuttosto esperti, tutti e tre provenienti da ambiti sonori lontani anni-luce dall’universo sonoro che creeranno e che li caratterizzerà. A metà degli anni 70 lo scenario musicale inglese viene bombardato dal Punk, una musica, ma anche uno stile di vita, che si scaglia, con estrema violenza contro tutto quello che fino ad allora era sembrato “convenzionale”. Il Punk travolge tutto e tutti, a partire dall’industria musicale, che approfitterà del fenomeno rendendolo un grandissimo business. Gordon Matthew Sumner è un tranquillo professore di Newcastle, ma nella sua testa aspira a diventare un musicista professionista. Suona il contrabbasso in un gruppo jazz, ma quando capita imbraccia pure il basso elettrico, è decisamente lontano dallo spirito punk, che pure gli si avvicina, ma solo per ragioni anagrafiche. Andy Summers è un brillante e stimato chitarrista che gravita nell’ambiente a cavallo tra il jazz, il british blues e il prog rock. Ha avuto diverse esperienze professionali, con una edizione degli Animals di Eric Burdon, con i Soft Machine, con Kevin Koyne, con Kevin Ayers e con Jon Lord, tastierista dei Deep Purple. Stewart Copeland, all’epoca, è il batterista dei Curved Air, un gruppo prog inglese molto conosciuto, ed è il marito della cantante, Sonja Kristina. È il più giovane dei tre e, sebbene sia piuttosto conosciuto nell’ambiente, è molto interessato alle nuove tendenze musicali del periodo, il reggae e il già più volte nominato punk. Copeland è americano, figlio di un agente della C.I.A. e di una archeologa inglese, ed è costretto a parecchi spostamenti in varie parti del mondo, a causa del lavoro del padre. La leggenda narra che durante il periodo vissuto a Panama diventi allievo di Billy Cobham, sicuramente riesce a costruirsi uno stile personale e riconoscibile. Durante un concerto dei Curved Air conosce, a Newcastle, il bassista e cantante del gruppo spalla, il Gordon Sumner di cui si parlava prima, e lo invita a provare a sviluppare un progetto musicale insieme. Il bassista si trasferisce così a Londra, con moglie e figlio, sperando di poter combinare qualcosa, con quel batterista così strano ed esaltato. E’ l’inizio del 1977 ed i due girano per i locali notturni in cui si suona questa nuova musica strana, violenta e piuttosto elementare. Copeland ne è entusiasta, Sumner la trova ripugnante, pensa che sia un insulto alla sua abilità strumentale. Forse il suo sguardo è ancora troppo provinciale, ed è sicuro che, come minimo, può suonare in maniera più professionale. Presto a loro si unisce un chitarrista, Henry Padovani, che conosce bene l’ambiente, perché è stato membro degli Electric Chairs, gruppo che accompagna Wayne County e che sta avendo un piccolo successo underground. Insieme iniziano a provare, incidono qualche demo, prodotto da Miles, fratello di Copeland, decidono di chiamarsi Police, suonano in qualche locale e pubblicano il loro primo singolo, Fall Out, che non riscuote nessun successo. Contemporaneamente vengono inseriti in un progetto, Strontium 90, che li riporta verso un genere più consono al loro background, si tratta di un progetto fusion e tra i vari musicisti vede l’utilizzo di Andy Summers alla chitarra. I tre fanno amicizia e decidono di suonare in quattro ma, dopo un brevissimo periodo, Padovani, frustrato dalle pressanti pretese tecniche degli altri tre, li lascia. Con Summers il trio assume quelle caratteristiche che mancavano per ottenere quello che Copeland e Sumner, che da questo momento in poi sarà universalmente conosciuto con il soprannome Sting, andavano cercando. Lavorano senza sosta per raggiungere l’idea di suono che hanno ben fissata in mente, anche perché tutti e tre sono perfettamente in grado di dare il massimo a questo progetto. Possiamo tranquillamente definirli come tre ottimi strumentisti, ma quello che più ci interessa è la loro capacità di creare una musica nuova, qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima. Se Sting ha il suo punto di forza nella facilità con la quale è in grado di scrivere canzoni semplici ed estremamente efficaci e di cantarle benissimo, Copeland è un batterista spettacolare, veloce e precisissimo, una macchina ritmica che riempie tutti i vuoti attraverso una miriade di trovate fantasiose, il suono dei Police è totalmente opera di Andy Summers, che metterà un vasto ed inedito apparato elettronico al servizio della sua tecnica e del suo tocco formidabile. La gavetta non è particolarmente lunga, ma è pesante, soprattutto per il bassista ed il chitarrista, che non hanno la cieca fiducia di Copeland, e che in più hanno le famiglie da mantenere. I tre stanno crescendo, le canzoni di Sting funzionano e meriterebbero una notorietà maggiore ma nessuno pensa di potersi assumere il rischio, perché il sound non è punk al 100% ma un po’ troppo raffinato. Il rischio è che i punk lo trovino troppo falso ed i consumatori tradizionali troppo punk. I tre decidono di investire i pochi soldi che hanno guadagnato nei concerti nella realizzazione del loro primo Lp, “Outlandos D’Amour”, i cui master vengono fortunatamente acquistati dalla A&M. Il disco, che esce a fine 1978, diversi mesi dopo le registrazioni, viene accolto abbastanza favorevolmente dalla comunità punk, il che permette ai tre di intensificare l’attività dal vivo, ma il primo singolo scelto, Roxanne, non riesce ad infrangere la barriera della censura, perché racconta la storia di un ragazzo che si innamora di una prostituta. Il disco contiene almeno tre canzoni dal suono marcatamente punkNext To You, Peanuts e Truth Hits Everybody, nelle quali la capacità tecnica del trio riesce a donare nuovo impulso ad un genere che rischia di risultare monotono; Hole In My Life e Masoko Tanga rielaborano le influenze caraibiche con gusto ed originalità; Born In The 50s e Be My Girl, sono qualcosa di più che semplici riempitivi, tracciando le linee guida dello stile compositivo di Sting; Roxanne, So Lonely e Can’t Stand Losing You sono i momenti più alti del disco, con i loro intrecci ritmici e le loro semplici e fresche progressioni armoniche e, non a caso, sono le canzoni poste sul lato A dei primi tre singoli. Il gruppo prova la strada americana e si imbarca in un faticoso tour, che non darà grandiosi frutti in termini di popolarità, quanto nell’affiatamento tra i tre, che dal vivo riescono, fin dagli esordi, a dare il meglio di se. A distanza di circa un anno dal primo album, arriva “Reggatta De Blanc” che, trascinato dai due singoli Message In A Bottle e Walking On The Moon, schizza al primo posto nelle classifiche inglesi, trascinandosi anche il disco precedente e soprattutto il singolo Roxanne, che diviene una delle canzoni più amate dai fans. Oltre ai due singoli, “Reggatta De Blanc” contiene altri brani fortemente influenzati dal reggae: Reggatta De Blanc, Bring On The Night, Deathwish e The Bed’s Too Big Without You. Ancora a cavallo tra pop e punk troviamo infine It’s Alright For You, No Time This Time, On Any Other Day, Contact e la splendida conclusione di Does Everyone Stare. La formula ha avuto il successo che meritava e i Police sono la più importante band emergente di tutto il mondo. Il terzo disco è sicuramente pensato per consolidare il successo, ed infatti Don’t Stand So Close To Me sarà uno dei singoli più venduti del 1980, ma la qualità artistica dell’album sarà un po’ inferiore ai suoi due predecessori. In realtà non ci si sarebbe potuto aspettare di più, dopo la ventata di novità portata dai tre nel mercato del rock e considerando che il disco è stato registrato (ma anche composto) durante il loro incessante tour. Accanto ai fortunatissimi singoli Don’t Stand So Close To Me e De Do Do Do De Da Da Da, compaiono nel disco altri brani che meritano sicuramente un posto di riguardo nel repertorio del gruppo: Driven To Rears, When The World Is Running Down, Bombs Away, di Copeland e Shadows In The Rain. Un po’ meno ispirate di queste sono Canary In A Coalmine, Voices Inside My Head e Man In A Suitcase. Un discorso a parte meritano i due strumentali del disco, The Other Way Of Stopping, ancora di Copeland ed il gioiellino mediorientale Behind My Camel, scritta da Andy Summers. Nel 1981, dopo tre dischi prodotti da Nigel Gray, i Police si affidano alle cure di un produttore che sta avendo molto successo, Hugh Padgham, che ha già lavorato con i Genesis, Phil Collins e gli XTC. Il suono del gruppo si arricchisce con frequenti interventi di tastiere e di sax contralto, suonato da Sting, e lo stile va a cercare ispirazione nella black music, venandosi di funk e di soul. A fianco a canzoni fresche e divertenti, come il primo singolo Every Little Thing She Does Is Magic, Spirits In The Material World, Hungry For You, Too Much Information e One World, vengono inserite nel disco alcuni brani dal sapore decisamente più cupo, come il secondo singolo Invisible Sun, Secret Journey e Darkness. Demolition Man verrà incisa anche da Grace Jones, che ne darà una bellissima lettura. Meno riuscite delle altre sono da considerarsi Rehumanize Yourself e Omegaman. Dopo altri due anni in tour i rapporti tra i tre diventano catastrofici, a dispetto della spettacolarità dei concerti. Nonostante le enormi difficoltà personali i tre riescono a produrre un disco, “Synchronicity”, che sarà il più fortunato di tutta la loro esigua discografia. Ancora una volta con Hugh Padgham dietro al mixer, i Police tagliano completamente le influenze centroamericane e si buttano su due differenti binari stilistici, il primo li porta verso il successo pop di Every Breath You Take, Wrapped Around Your Fingers, King Of Pain (tre dei quattro singoli estratti dall’album), Walking In Your Footsteps e O My God. Il treno più sperimentale, invece, produrrà le due versioni di Synchronicity (la seconda finirà anche su singolo), Tea In The Sahara e i due brani scritti dai “comprimari”: Mother, di Summers e Miss Gradenko di Copeland. Dopo il nuovo immenso successo e il relativo interminabile tour promozionale, i Police erano arrivati al capolinea. Ognuno di loro produsse un disco da solista e, anche se non c’è mai stato un annuncio ufficiale, tutti dovettero ammettere, sebbene a malincuore, che il gruppo non esisteva più. Negli anni si sono susseguite spesso voci di reunion se non addirittura di nuovi dischi in cantiere. In realtà l’unica vera e propria reunion c’è stata tra il 2007 e l’anno seguente, portandoli ancora una volta dal vivo in tutto il mondo, ed ancora in grandissima forma. Poi il sipario definitivo (fino ad ora) è sceso sul nome The Police.

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