The Pogues: “Fairytale of New York” (1987) – di Lorenzo Scala

L’urlo esplode dirompente frantumando il silenzio notturno con lo stesso effetto di una bomba carta in un cimitero“Aiuto! Carlo aiuto! Adolescente Pozzanghera mi sa che crepa, Cristo! Muovi il culo!”. Un liquido senza colore chiamato ansia comincia a pomparmi nel petto e mi viene un poco di affanno. Mi alzo e penso: “Che palle, Adolescente Pozzanghera non metterci nei guai”. Scendo le scale strette e ripide che portano al piano terra, caccoloso e rintronato ma soprattutto deciso a resuscitare i morti per Natale. Non so che ore sono ma è notte fonda, la casa sembra un cesso turco in un pub nella periferia di Dublino dopo l’ora di punta. Entro nella camera da letto e vedo: il materasso sul pavimento con il mio amico steso sopra, nudo e mezzo aggrovigliato nel lenzuolo, pallido e immobile. Caterina, nuda pure lei, in piedi accanto al materasso mi guarda nervosa, ogni suo muscolo è teso e la sua espressione somiglia a un incidente stradale. Mi dice che non respira, non sente il battito. Le dico di stare calma, poi rimango a osservare per un paio di secondi i peli lucidi e neri del suo pube. Ok, mi dico. Velocità e lucidità. Rimettiamo in piedi il solito circo, penso, e speriamo in un miracolo di Natale, va ora in scena “E.R. medici in prima linea” versione punk provinciale.
Punto deciso un dito su Caterina: “sei molto bella!” le dico. Lei mi guarda come se avessi appena defecato sul pavimento. “Stai calma”, continuo, “vai di sopra e prendi il disco dei The Pogues, lo trovi per terra in bagno, tra la tazza e il bidè… portalo qua e metti la traccia numero quattro a tutto volume, sbrigati che qua ci giochiamo il tutto per tutto”. Oltre ad avere un corpo al profumo di poesia e sesso, Caterina possiede pure cervello, istinto e quella dose di follia che la fa scattare immediatamente senza mettersi a piagnucolare invocando un’ambulanza che non arriverebbe mai in tempo. Volo e atterro sopra Adolescente Pozzanghera, alias, Mirko, alias il migliore amico che abbia mai avuto in questa esistenza di scherzi e cattivo gusto. Niente polso. Faccio il massaggio cardiaco. Durante le prime trenta compressioni toraciche penso qualcosa di stupido, ovvero: “al diavolo tossico di merda, scusa se sono stato geloso di Catenina, rimani qui e potrai continuare a inzuppare il biscotto ad libitum”. Mentre mi stacco dal suo torace e incollo la mia bocca fetida alla sua ancora più fetida, cerco di allontanare l’immagine mentale dei suoi denti marci.
Caterina fa irruzione e raggiunge lo stereo, prima di continuare con la seconda sessione di compressioni, allungo la coda dell’occhio sul suo culo mentre si china per spingere play. La musica invade la stanza con la grazia di una leggera nevicata, le note sono calde e hanno il sapore del natale vero, quello dei diseredati. Dei confusi. Degli inetti, pigri, spavaldi, rissosi e ottusi figli di puttana che popolano questo sasso che gira. Mirko torna improvvisamente tra i vivi inalando una boccata d’ossigeno e fumo passivo. Due lacrime gli colano una sull’orecchio destro, una su quello sinistro. Osserva spaesato il soffitto e muove le sue labbra cianotiche per dire, con la voce debole e intermittente per la carenza di ossigeno: “ho fatto una vincita fortunata, diciotto a uno, ho la sensazione che questo sia il nostro anno, perciò buon Natale, ti amo piccola”. L’adrenalina che ho nel corpo rallenta e con un sorriso ebete dico a Caterina: “Non strapazzarlo troppo stanotte”. Lei si china su Mirko e gli bacia la fronte unta.
I The Pogues continuano a soffiare l’Irlanda con Fairytale of New York, in questa grottesca stanza di paese, addobbata con panni sporchi, scritte sui muri e posacenere bulimici. Osservo i lori corpi magri nella luce soffusa della lampadina a risparmio energetico. Adolescente Pozzanghera sembra stare bene, o meglio, sembra vivo. Prendo la mezza bottiglia di whisky avanzata da ieri, raccolgo la coperta svenuta in un angolo della loro camera da letto e me la metto sulle spalle. Scendo nel vicolo e siedo sui gradini d’ingresso, guardo il cielo e penso: “sarebbe un finale perfetto se iniziasse a nevicare”. Invece una finestra si apre e qualcuno urla: “Abbassate il volume o chiamo le guardie! Sono le tre, eccheccazzo!”. Bevo un sorso di whisky e sorrido. Sorrido perché mi crogiolo in questa consapevolezza: non è stato il mio intervento a salvarlo ma quello di Caterina. Mirko ha la capacità di morire e resuscitare solo e solamente con quella canzone. È già successo. Questa è la terza volta. Prendo il cellulare e chiamo l’ambulanza. Poi salgo le scale, dopo un ultimo sguardo al cielo limpido incorniciato tra le grondaie e i bordi dei tetti penso: “Scrivere è la vera magia, altro che il Natale, attraverso l’inchiostro puoi persino resuscitare un amico con l’aiuto  di una canzone”.

It was Christmas Eve babe / In the drunk tank / An old man said to me, won’t see another one
And then he sang a song / The Rare Old Mountain Dew  / I turned my face away
And dreamed about you / Got on a lucky one / Came in eighteen to one
I’ve got a feeling / This year’s for me and you / So happy Christmas / I love you baby
I can see a better time / When all our dreams come true / They’ve got cars big as bars
They’ve got rivers of gold / But the wind goes right through you / It’s no place for the old
When you first took my hand / On a cold Christmas Eve / You promised me
Broadway was waiting for me / You were handsome / You were pretty
Queen of New York City / When the band finished playing / They howled out for more
Sinatra was swinging, / All the drunks they were singing / We kissed on a corner
Then danced through the night / The boys of the NYPD choir / Were singing “Galway Bay”
And the bells were ringing out / For Christmas day / You’re a bum / You’re a punk
You’re an old slut on junk / Lying there almost dead on a drip in that bed
You scumbag, you maggot / You cheap lousy faggot / Happy Christmas your arse
I pray God it’s our last / The boys of the NYPD choir / Still singing “Galway Bay”
And the bells were ringing out / For Christmas day I could have been someone
Well so could anyone / You took my dreams from me / When I first found you
I kept them with me babe / I put them with my own / Can’t make it all alone
I’ve built my dreams around you / The boys of the NYPD choir
Still singing “Galway Bay” / And the bells are ringing out / For Christmas day.

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