The Paraculist… “FIAT voluntas sua” – Editoriale

F.I.A.T. … dietro questo semplice acronimo, che significa Fabbrica Italiana Automobili Torino, si cela una buona parte della storia italiana del dopoguerra. Quella nata dalla voglia di riscatto di un Paese distrutto e umiliato da due guerre di fila. Attraverso il boom economico…  gli italiani vennero traghettati sulle sponde agognate del nuovo mondoUn mondo fatto però di realtà difficili e di sogni che sembravano possibili… poi tristemente caduti sotto i colpi di una classe industriale che è sempre stata spudoratamente avvinghiata al potere politico. Intendiamoci, gli industriali non fanno gli interessi dei lavoratori… è una cosa logica oltre che evidente. Si limitano a utilizzarli come meglio credono, indifferenti alle loro semplici esistenze. Nessuno si è mai aspettato niente di più di questo. I favolosi anni sessanta, con la loro musica e la loro spensieratezza, si ritrovarono ben presto al cospetto del decennio successivo… fatto di dure lotte e di scontri violenti che iniziarono per le strade delle città che più di altre vivevano di industria agli albori degli anni ’70.
In tutto quel marasma di allora loro, i burattinai, continuavano tranquillamente a muovere i fili del potere, utilizzando le marionette politiche di turno a loro piacimento, lasciandole nella beata convinzione di essere l’apice della piramide… il potere che davvero contava.
La storia della Fiat – che inizia molto prima dell’avvento della repubblichettaè lo specchio di questo sventurato paese. Una triste storia fatta di connivenze, accordi che hanno sempre giovato a pochi e nuociuto a molti, costruiti all’ombra delle logge e nei circoli più esclusivi, gettando così le basi di un drammatico futuro che, oggi, appare in tutta la sua drammatica realtà.
Il polo automobilistico italiano si è disgregato… non prima di aver portato a termine la sua vera funzione. Quello che è stato spacciato per uno storico successo della politica italiana, si è rivelato uno dei più costosi fallimenti della storia di questo paese e così, la storica Alfa Romeo dopo essere stata regalata alla Fiat – sorte identica a quella della Lancia  scomparve assieme alle vite di chi ne aveva costruito il mito… eppure all’epoca si poteva già scegliere di lasciare che investitori stranieri ne acquisissero la proprietà. Prevalse la scelta falsamente assennata di un salvataggio politico, abilmente venduto alla popolazione, creando un centro di potere furbo e parassitario lontano anni luce dalle regole del capitalismo vero e con pochi eguali al mondo. Gli italiani si sono ritrovati così a pagare i debiti – individuabili in almeno la metà del debito nazionale allora ancora in lire – del gruppo targato Agnelli & co… venendo ovviamente esclusi dai conseguenti stratosferici ricavi.
Lo scherzetto  si è ripetuto negli anni senza soluzione di continuità. Oggi che la Fiat non è più di fatto italiana, ancora subiamo le conseguenze di quelle scellerate scelte… e continueremo a pagarle per un tempo non definibile. 
Adesso che l’industria italiana non esiste più, i guasti provocati dalla classe politica di allora somigliano molto a quelli con cui abbiamo a che fare oggi… aggravati da anni e anni di malcostume legalizzato. Cambiano i volti dei protagonisti, non gli scopi, non l’utilizzo del potere… e cambiano anche gli italiani, vittime disinteressate di un destino a cui nemmeno hanno voglia di opporsi.
In piena estate 2015 
(mentre l’italietta volutamente inconsapevole si trastullava in effimere vacanze) la nuova fiat ha annunciato l’acquisizione della maggioranza del pacchetto proprietario di uno dei giornali più autorevoli del globo… 
The Economist. Sì perché al giorno d’oggi non serve più la manipolazione e l’asservimento da parte loro di tutti i gruppi editoriali italiani. Ormai l’ultimo premier di questo sventurato paese ha finito di regalarglielo, senza nessun vantaggio o ristoro per noi che pagheremo a loro posto le conseguenze di tanto irrimediabile disastro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

the paracukist

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: