The Magpie Salute “High Water I” (2018) – di Claudio Trezzani

Due fratelli talentuosi dal sud degli Stati Uniti, l’amore per la musica southern, blues e rock, una band innovativa che ha sfondato, il successo, troppo… e poi la rottura. Ecco in brevissimo la biografia dei fratelli Robinson, Rich e Chris e della loro creatura più lucente, i Black Crowes, una delle band rock americane di maggior successo dalla seconda metà degli anni 90 in poi. Sound grezzo, sporco, southern rock e blues allo stato puro, suono del sud e Zeppelin, voce alla Plant, talento e sregolatezza, tre album fantastici, qualche caduta, qualche risalita e poi il crack. Ora i due fratelli hanno due carriere distinte, distanti anni luce e in queste righe vi parleremo della band creata da Rich, chitarrista di talento e scrittore di canzoni sopraffino, mai banale e mai catalogabile. I Magpie Salute (nome particolare preso da antiche superstizioni inglesi che narrano di quando si incrocia una gazza – magpie  e sostengono che la si debba salutare per non incappare in negatività), sono una band di recentissima formazione e al loro primo album in studio. Il precedente omonimo del 2017, era un disco live di vecchi brani e con un solo brano nuovo, Omission, che lasciava intuire qualcosa di buono sotto la superficie ma niente faceva presagire un sound così ispirato e fresco come quello che esce dalle casse mettendo sul piatto questo High Water I”. Il buon Rich suona la chitarra e canta, accompagnato dal fido Marc Ford all’altra chitarra, da John Hogg alla voce solista, Sven Pipien al basso, Matt Slocum alle tastiere e Joe Magistro dietro le pelli ( Marc e Sven vecchi compagni di Robinson nei Crowes). Un esordio che lascia quella sensazione piacevole di essere davanti a qualcosa destinato a durare, un suono spettacolare, l’autoproduzione del leader perfetta e una manciata di canzoni di qualità. La sensazione è quella che nel 1990 lasciò agli ascoltatori l’esordio dei Black Crowes ed è cosa non da poco. Forse dei due fratelli Rich è sempre stato quello più legato al southern rock e al blues, meno amante delle jam session come Chris e infatti questo disco si abbevera a quella fonte e, già dall’openerMary The Gypsy, le chitarre sfregiano l’aria, grattugiando riff sporchi e decisi, con la voce di Hogg che mostra carattere e intensità, mettendo in chiaro che il suono dei pezzi sarà lo sbocco moderno e maturo di quello che fu il suono dei Crowes. Non c’è tentativo di copiare ma di creare qualcosa di originale e personale: ispirazione si ma mai fine a sé stessa, come nella successiva High Water, un pezzo con le chitarre acustiche intrecciate alle elettriche e la voce che ci accompagna in un viaggio che ondeggia fra il southern e il folk rock. L’anima più ancorata alle sue radici, Robinson la fa uscire in canzoni come Send Me An Omen, dove il riff pare uscito da una session degli anni 90 e la voce si fa più rude, trascinante e sporca fino al bridge, dove i controcanti le danno una connotazione meno polverosa fino allo splendido assolo. Sembra insomma che il discorso lasciato in sospeso con lo scioglimento della sua vecchia band, almeno per lui abbia trovato lo sbocco definitivo: la chiusura del cerchio e l’inizio di qualcosa di veramente bello. I pezzi hanno un suono limpido come l’acqua, mai banale, come in Color Blind, dove le chitarre acustiche piano piano fanno spazio ad una parte centrale quasi soul, rallentata e rarefatta come l’aria di una mattina in riva al fiume, fino allo scatenato assolo elettrico finale che rompe l’incantesimo e ci accompagna alla successiva Take It All, un blues rock dal giro irresistibile e con le tastiere a tessere la tela in secondo piano. La voce di Hogg è una piacevole conferma così come l’assolo, mai esagerato ma cesellato al momento giusto e della giusta intensità. Nulla fuori posto. L’ispirazione roots affiora qua e là, più marcata in canzoni come Hand In Hand, blues acustico, quasi da saloon, con quel piano a ricamare la melodia e le chitarre che si intrecciano, meno in canzoni dall’andamento trascinato e quasi country, come in You Found Me, con la steel guitar che quasi ci culla lì sulla riva del famoso fiume sognanti. Il lavoro si chiude alla perfezione con Open Up, chitarra, batteria e piano in un blues cadenzato ma che si apre e diventa elettrico e solare come il sorgere di una nuova alba, di una nuova band dal talento indiscutibile. Summa del sound che ci ha accompagnato per quasi 50 minuti. Diamo il benvenuto ad una grande Band e al suo suono… un disco intenso e dal feeling innegabile. Buon ascolto.

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