The Magic Door: “The Magic Door” (2019) – di Alessandro Freschi

Arcani da svelare, pellegrini in cerca di erbe miracolose. Sette epigrafi legate ad altrettanti pianeti, un portale incantato. Trae spunto dalle enigmatiche incisioni presenti sulla porta alchemica di Roma il lavoro d’esordio omonimo del trio The Magic Door composto dalla regista-autrice Giada Colagrande e dai polistrumentisti Arthuan Rebis e Vincenzo Zitello. L’imponente ricorso all’uso di cordofoni (arpa, nyckelharpa, viola, esraj) infonde al progetto una connotazione stilistica di matrice folk, sovente in bilico tra musica celtica ed esotica contaminazione. Un concept a tutti gli effetti in cui i titoli dei brani in scaletta rimandano alle scalfitture che campeggiano indelebili sul monumento situato all’Esquilino, dove una volta sorgeva la villa dell’alchimista Marchese Palombara.
Frutto di un accurato processo di traduzione dal latino, le liriche trovano degna rappresentazione nelle interpretazioni dell’ispirato tandem Colagrande-Rebis (quest’ultimo dotato di una timbrica avvolgente e profonda) dispensando atmosfere che ben si amalgamano agli esoterici orditi del racconto. Da Jupiter’s Dew a Sun in a Flame, passando per Waters of Mars e Saturnine Night, il curato fil-rouge che unisce le raffinate sonorità di “The Magic Door” concretizza un viaggio emozionale ammaliante ed oscuro al quale prendono parte come ospiti d’onore il percussionista americano Glen Velez – vero e proprio ‘mago’ dei tamburi a cornice – e il contrabbassista Marco Cavanna. Grazie alla suggestiva ispirazione ed a un contenuto musicale di indubbio spessore “The Magic Door” si rivela progetto artistico colto e coinvolgente. L’ineluttabile chiave per svelare le verità nascoste nella pietra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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