The Lust Syndicate: “Capitalism is Cannibalism” (2019) – di Alessandro Freschi

Economie in mano a poteri corrotti, nuove forme di schiavitù, sistemi al collasso. Prende come eloquente titolo “Capitalism is Cannibalism” (Trisol Music Group 2019) il progetto discografico d’esordio della formazione The Lust Syndicate, capitanata da Simone H. Salvatori, già leader carismatico nonché fondatore degli Spiritual Front – band di rilievo della scena neo-folk europea – il vocalist romano viene affiancato per l’occasione da Fabio Colucci, Andrea Freda e Francesco Conte. Riverberi di opaca elettro-wave anni ottanta e ossessive pulsazioni industrial si ergono a sottofondo sonoro di un lavoro che attraverso spoken words e liriche di denuncia rivolge il suo angustiato e violento grido di protesta nei confronti di una malsana società, ostaggio dell’omologazione e nuda di fronte a qualsiasi tentativo di presa di coscienza. One Creed, Deserted Future e Death Moves Towards Us  appaiono persuasive istantanee in un album che vede la presenza di numerosi ospiti d’onore tra i quali spiccano i nomi di Michael De Victor (While Angels Watch), Erin Powell (Awen), dell’attore Mark Thompson-Ashworth e dell’occultista americano Paul Smalley. Registrato agli Herzog Studio e distribuito dalla label teutonica Trisol Music Group – vero e proprio punto di riferimento per gli estimatori della dark wave e del death rock “Capitalism is Cannibalism” convince negli impegnati contenuti e nelle intuizioni musicali, rivelandosi start-point di ottima fattura e dal respiro internazionale. Da segnalare il terrificante artwork di copertina, un funesto collage di teschi, pugnali e peni, opera dell’illustratore polacco Rafal Wechterowicz.

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