The John Butler Trio: “Ocean” (1998) – di Francesco Picca

Nei mattini d’inverno il mare ha qualcosa di rassicurante. E rassicuranti sono le brevi parole del vento. E poi, sulla spiaggia, in inverno, non c’è nessuno. L’onda di tanto in tanto si allunga e spuma sulla sabbia, affinché qualcuno non si avvicini troppo. Sembra quasi che difenda un segreto, forse lo stesso per cui i gabbiani disegnano cerchi planati e brusche virate. Il mare ha cura di rendermi tranquillo. Il mio sguardo è ammirato, senza fiato e senza dubbi, senza un soldo di pensiero. Penso a queste cose quando sono nello spazio soffocante di una stanza, quando ho modo di ricordare e di desiderare la spiaggia. L’oceano è diverso dal mio mare. È duro, brutale, non conosce i miei giochi di bambino e non distingue le stagioni. Tuona come un cielo torvo, e non ha bisogno di guardiani perché non ha segreti violabili. Una notte mi hanno portato in riva all’oceano. L’ho sentito urlare contro il buio. Urlava nella mia pancia, nelle mie ossa. Il mattino seguente mi sono fermato a guardarlo, e allora le urla della notte precedente mi son sembrate anche fin troppo educate. Avevo di fronte l’irriverenza della natura. Un uomo elegante e gentile mi consegnò le chiavi della casa, una piccola costruzione bianca appiattita sulla sabbia scura. I miei figli volevano che mi riposassi. Avevano scelto quel luogo. La promessa fu quella di farmi visita. Non ci speravo. Non lo desideravo nemmeno.
Passai la prima giornata sulla spiaggia. L’acqua era gelida. Il vento era diverso. Un vento freddo che passava la sua mano maldestra sulla mia faccia, togliendomi il respiro. Mi abituai ben presto alla nuova vita. Dormivo di meno e usavo meno colori. Per dipingere l’oceano me ne bastavano due, più un altro per la sabbia. Per la casa li mescolavo tutti e per il cielo ne sceglievo uno a caso. Un giovane del luogo mi portava del pesce fresco. Cominciava a sorridermi appena entrava nel mio cono visivo. Le visite dei miei figli diventarono più rare e più brevi. Ma non biasimavo nessuno, il mio cuore non trovava il tempo per farlo. Era meno stanco e meno capriccioso il mio vecchio cuore e aveva cose nuove a cui dedicarsi. L’inverno gonfiò le onde e portò tinte più scure. Il vento era tanto forte da disperdere i profumi, compreso quello dell’oceano. Il giovane pescatore si imbarcò su un mercantile arrugginito. Per natale mi avrebbero voluto in città ma, dopo lunghe discussioni, i miei figli si convinsero a lasciarmi lì. Festeggiai insieme al mio giovane amico ascoltando rapito il suo lungo racconto. La forza dell’inverno e l’entusiasmo di quel ragazzo potevano tutto. Dipinsi l’oceano con un solo colore, al mattino presto, nella luce perlata di un sole pigro. Un solo colore. Pensai, poi, che quel colore si potesse adattare bene alle bianche pareti della mia stanza.
Il giovane marinaio mi procurò la vernice. Ne avanzarono due latte, e allora continuai con le pareti esterne. La casa scomparve sullo sfondo tumultuoso, nascosta agli occhi indiscreti di chi transitava sulla strada. L’uomo elegante e gentile finse di adirarsi. Ritrovò la calma sotto il peso salmastro di alcune banconote. I miei figli piombarono nel mezzo della cena. Un medico serioso comparve alle loro spalle. Armeggiò alcuni minuti con arnesi e formulari. Poi pronunciò poche parole incomprensibili, gli occhi bassi, lontani dai miei. Era ormai buio quando consegnai le chiavi all’uomo elegante. Risalivo il sentiero che portava alla strada e cercavo a ogni passo un solco sicuro. Ascoltavo la voce dell’oceano. Urlava come la prima sera, contro l’oscurità, mentre il vento disperdeva i profumi. Pensai: “Che gran pittore Dio! Un solo colore per l’oceano e per la spiaggia. E un solo colore per le facce dei parenti. Un solo colore per la mia anima. E non una sola punta di bianco. Pioverà questa notte, e sarà pioggia di un solo colore. Non dormirò questa notte. Ascolterò l’oceano urlare contro il cielo, mentre il cielo urla contro gli uomini, e gli uomini urlano contro Dio, mentre Dio li ascolta e dipinge le loro miserie, sfumando le loro vite di un blu notte senza luna e né stelle”.

Oceano“: tratto da “Lacca di Francesco Picca  (Bertoni Editore 2014).
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