The Flaming Lips: “Oczy Mlody” (2017) – di Alessandro Menabue

Doverosa premessa: va dato atto ai Flaming Lips di avere onorato quella che è ormai una trentennale carriera con una determinazione e una coerenza non comuni anche per molte cosiddette band “di culto” che sovente hanno dato la sgradevole sensazione di tirare a campare in virtù del loro essere alternative.
A partire dal loro album di esordio “Hear It Is” del 1986, gli ex ragazzi di Oklahoma City non hanno mai abbandonato quella visione artistica sghemba e profondamente iconoclasta che ancora oggi caratterizza la loro arte, nemmeno in momenti in cui cercare un più remunerativo approccio mainstream sarebbe risultato un passo quasi naturale, certamente non scandaloso. Armati dei loro strumenti e dei loro sogni – assai più spesso dei loro incubi – Wayne Coyne e soci hanno pervicacemente viaggiato controcorrente pubblicando lavori seminali che hanno profondamente influenzato, soprattutto nell’approccio alla materia musicale, band come Radiohead, Arcade Fire e Sparklehorse. Eppure anche per i Lips – che con “Oczy Mlody” giungono al loro quattordicesimo album di studio – è arrivato quel momento in cui un loro nuovo lavoro non rappresenta più fonte di sorpresa. Questo non perché all’improvviso si sia smorzato il loro spirito irriverente; accade semplicemente che quella fortunata miscela composta da sonorità dilatate, psichedelia e pop visionario che è stata per tre decenni il loro marchio di fabbrica, si è trasformata in reiterazione di un genere che, per quanto ancora gradevolmente obliquo, riproposta nell’anno di grazia 2017 può al più essere accolta come una piacevole conferma. A partire dalla title-track che apre l’album fino alla conclusiva We A Family, nei suoi cinquantasette minuti di durata il disco ripercorre quegli itinerari sonori che risulteranno ben conosciuti agli estimatori della Band. Nulla di riprovevole, si badi bene, nemmeno nulla di rimarchevole però. E’ quel sussulto che ci si aspetta da una nuova opera del gruppo – oltre alla canzone davvero indimenticabile – il grande assente di “Oczy Mlody”: questo per un album dei Flaming Lips costituisce una carenza di primaria importanza; e certamente non bastano piccole astuzie quali l’introduzione di una calibrata dose di elettronica minimale o la partecipazione della popstar Miley Cyrus (ospite in We A Family) per sviare l’attenzione da quello che è il nocciolo della questione: pur risultando nel suo complesso godibile, “Oczy Mlody” nulla aggiunge alla straordinaria carriera dei Flaming Lips. Una carriera che a nostro avviso rende lecito aspettarsi qualcosa di più, per quanto ingenerosa possa apparire tale pretesa.

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