The Felice Brothers: “Life In The Dark” (2016) – di Bartolo Federico

Mi sono svegliato con indosso una tristezza infinita. Non sono neppure uscito da casa, non avevo voglia di vedere nessuno. Mi sono seduto sul terrazzo, Hope mi ha visto lì solo soletto, e si è raggomitolata ai miei piedi. Anche lei mi è sembrata triste. Il mondo va a fuoco, ma c’è chi si ostina a dire che tutto va bene. Sono giorni agitati da ferocia e insofferenza. L’odio e l’avidità, sono cose che restano per sempre. Anche dopo la morte. Sotto la pelle americana, la ferita brucia ancora Malcom X, Martin Luther King, Robert Johnson e Muddy Waters, sembrano passati invano. E anche Mandela. Nessuna innocenza da parte di nessuno. Meglio non dirsi niente, e fare finta di nulla. Tanto la saggezza non è di questo mondo. Un mondo stanco anche lui, di subire sopraffazioni e umiliazioni. Da ragazzo quando ero perso nel diluvio, mi sono incrociato con Bruce Springsteen, un musicista che mi ha saputo dare una direzione, e la forza di puntare su me stesso. E lui che mi ha fatto venire voglia di sognare la terra promessa, e di muovermi nel buio come uno spirito. Poi quando nel 1984 ha mostrato l’altra sua faccia, sotto una luna dolce e maledetta l’ho salutato, e sono corso a rifugiarmi in quelle strade secondarie dove la notte geme in preda al dolore.
Dove ho giurato amicizia eterna ai poeti che non scrivono più i loro versi. Perché è insieme a loro che ho cercato di resistere, solo e in fuori gioco. L’altro ieri sera su You Tube ho visto il concerto che Springsteen ha tenuto con la E Street Band a Milano tempo fa. All’inizio sono rimasto immobile, poi lentamente mi sono lasciato andare. Mi ha fatto tenerezza. Una tenerezza infinita vederlo lì. Poi ho capito che stava mantenendo il suo sogno, lo stava allungando più che poteva… è nato sotto una buona stella Bruce. Dopotutto si è sempre nel giusto, quando si fa quello che ci piace.  Anche se ormai ha le sue sicurezze, e una sedia con lo schienale per dondolarsi, continua ad amare il rock’n’roll. In fin dei conti lo aveva cantato in Thunder Road, che se ne andava per vincere. Ho aperto la finestra e ho fumato. Non mi è piaciuto tutto il concerto. Certe sue canzoni continuano a scivolarmi sulla pelle. Innocue. Ho provato un po’ di tristezza, o forse era nostalgia, o addirittura speranza.
Non so. Nonostante tutto di Bruce continuo a fidarmi. Ho versato del caffè caldo nella tazza, e ho acceso un’altra sigaretta. Nella mia topaia faccio finta di vivere. Di certo non sono più un integralista, come da ragazzo. Il tempo e le botte mi hanno cambiato, anche se restano piccole cose di me stesso, a cui non rinuncio. Ho visto la mia faccia nel vetro della finestra. Sempre la stessa faccia di pioggia. Non sapendo cosa rimproverami ho tolto lo sguardo.  Hope ad un certo punto mi ha abbaiato, poi ha preso a leccarmi la mano. Le strade polverose sono quasi sempre vuote, e si dimentica tutto in fretta. Troppo in fretta. Per questo nella notte, mi sono chiesto se mi sarei mai potuto fidare della mia vecchiaia. Il risultato è che mi sono agitato come un bambino. Poi mi è venuto da piangere ripensando a quell’incantesimo, quello che mi ha legato a certa musica… e così quel disagio che mi prende sempre quando sono inquieto, quando capisco che devo andare, quando ascolto certe canzoni come quelle dei The Felice Brothers… fa capolino, come per magia, quell’America fatta di strade sterrate e incontri prodigiosi, mi è sembrata di nuovo a portata di mano. Ne ho sentito persino l’odore.  E ho ripreso a viaggiare sotto la luna e il cielo stellato, con la radio che suonava “Life In The Dark” mentre il vestito di Mary svolazzava nel buio. L’orizzonte adesso è lontano. Sono le cose che ci feriscono, quelle di cui non si parla mai. Ho fatto due conti e mi sono ricordato di quelle valigie lasciate ai bordi di qualche backstreet e non so perché ho stretto i pugni. Tirarsi fuori dalla merda è sempre difficile. ed è sempre arduo andarsene, senza lasciare impronte. Sono vivo nel buio. Ho preso la mia chitarra e con una voce spezzata dall’emozione, ho preso a cantare cose di un altro mondo. Cose per gente come me. America dove sei andata a finire? Dove sono i tuoi vagabondi? Quelli con quelle facce da babbei, e gli occhi timidi; e dov’è finito quel tuo istinto a prendere qualsiasi deviazione? Noi siamo sempre qui, e qui ce la faremo. Da soli. America, America, America.

The Felice Brothers: “Life In The Dark” (2016)
tracklist: 1. Aerosol Ball. 2. Jack At The Asylum. 3. Life In The Dark. 4. Triumph ’73.    
5. Plunder. 6. Sally!. 7. Diamond Bell. 8. Dancing On The Wing. 9. Sell The House.

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