The Dream Syndicate: “How did I find myself here?” (Tour 2018 – Avellino) – di Pietro Previti

Avellino, 29 giugno 2018. Andato sold-out già qualche giorno prima del concerto, i quattrocento fortunati spettatori accorsi all’Auditorium del ConservatorioDomenico Cimarosa” di Avellino non sono rimasti delusi dal live dei The Dream Syndicate. La band losangelina, fondata da Steve Wynn nel 1981, complice la pubblicazione lo scorso mese di settembre del quinto lavoro in studio dal titolo “How did I find myself here?”, è ritornata in Italia per una breve tournée di sole cinque date. La serata avellinese organizzata dall’Associazione Fitz rappresentava l’unico appuntamento per l’intero centro-sud della Penisola. Comprensibile quindi l’attesa dei fans accorsi ad ascoltarli, specialmente quelli di vecchia data, che portano ancora nel cuore i brani del primo, storico, long-playing “The Days of Wine and Roses”, pubblicato nel 1982. Malgrado il vuoto di circa trent’anni tra il quarto lavoro “Ghost Stories” del 1988 e quest’ultimo album, The Dream Syndicate avevano già nell’ultimo lustro riavviato i motori con esibizioni dal vivo, sebbene sporadicamente, riallacciando i fili proprio lì dove si erano interrotti. Nel segno della continuità, dunque, e non solo per la presenza di Steve Wynn, padre-padrone del marchio. Ecco apparire sul palco Dennis Duck, batterista della prima ora, e Mark Walton, bassista già da “Out of the Grey”, terzo titolo del 1986. Assenti il chitarrista originario, l’indimendicato Karl Precoda, ed il suo successore Paul B. Cutler, abile anche nelle vesti di produttore, il ruolo di manico solista passa a Jason Victor, affidabile comprimario di Wynn nei Miracle 3. A completare la formazione si accomoda all’organo l’ex Green on Red Chris Cacavas, musicista molto amato dai cultori del Painsley Underground. C’è anche una vocalist, Linda Pitmon, che appare ai cori in un paio di brani, forse a ricordare la presenza nell’ultimo lavoro della prima bassista del gruppo, Kendra Smith, invitata a partecipare solo in veste di  cantante nel pezzo Kendra’s Dream. Insomma, si tratta della stessa squadra che ha partecipato alle registrazioni di “How did I find myself here?” ed è quindi lecito attendersi un set di alto livello, che permetterà di testare la resa dei nuovi brani nella dimensione dal vivo. L’inizio però è da colpo al cuore. Si parte con Halloween, direttamente dal primo album. A seguire due pezzi nuovi, Circle e 80 West. The Dream Syndicate partono apparentemente in tono dimesso, probabilmente penalizzati da un’acustica che diffonde suoni in parte impastati e che penalizza specialmente la chitarra di Victor. Poi sale sul palco il tecnico. Passo deciso prima va a destra, poi scende subito, va a sinistra. Cercherà di mettere a posto qualcosa. Un cavo, qualche contatto. Ed invece no. Scende soddisfatto… ha ritrovato la bottiglia di birra lasciata vuota a metà e sapientemente nascosta in un angolo del sipario. Eppure… qualcosa succede. A partire da Armed with an Empty Gun, pezzo recuperato da “Medicine Show” del 1984, il Sindacato appare più disteso ed il suono meglio definito, non più compresso. Arriva la trilogia dei nuovi brani Like Mary, Out of My Head e Filter Me Through You, a riprova che la band californiana è ritornata allo splendore di una volta, come se il tempo non si fosse mai interrotto. Dopo Burn e The Medicine Show, che dette anche il titolo al secondo capitolo del 1984, intermezzati dall’omaggio a “Ghost Stories” con Whatever You Please, lo show si avvia a conclusione con il gran finale con Boston, How Did I Find Myself Here e That’s What You Always Say. Richiamati a gran voce dal pubblico, i Dream Syndicate ripropongono l’innodica psichedelia di The Days of Wine and Rose, la delicata When You Smile e la nuova Glide, prima di chiudere con l’apoteosi di Tell Me When It’s Over. Il repertorio nuovo regge quindi il confronto con quello storico, da sempre considerato da critici e fans momento di svolta nella musica rock dei primi anni Ottanta.  Il concerto è terminato, gli spettatori già da un bel po’ si accalcano giù in platea a ringraziare i propri beniamini malgrado la mancata esecuzione della attesa John Coltrane Stereo Blues… ma non è ancora finita. La festa continuerà nel foyer dell’auditorium dove Steve, Chris e tutti gli altri si sottoporranno divertiti e disponibili alla rituale, interminabile, sessione di selfie ed autografi. Sarà forse perché il merchandising della band sta andando a ruba, ma soprattutto per la convincente riuscita di una serata che loro stessi difficilmente dimenticheranno.      

Line-up: Steve Wynn: vocals, guitar. Jason Victor:guitar, backing vocals. 
Mark Walton: bass. Dennis Duck: drums. Chris Cacavas: organ, backing vocals.
Linda Pitmon: vocalist.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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