The Doobie Brothers: “Stampede” (1975) – di Luca Paoli

Ci sono dischi che solo per la sola immagine di copertina li compreresti. Nelle vetrine dei negozi di dischi in quel 1975 si poteva vedere un 33 giri con una copertina in stile Western con dei Cowboys a cavallo (che erano i componenti del gruppo) pronti a sparare note musicali e non proiettili. Si trattava del quinto album di quella banda di pistoleros. Erano i The Doobie Brothers col loro “Stampede”. Gruppo Rock americano conosciuto per la canzone Long Train Runnin che due anni prima aveva spopolato, arrivando all’ottavo posto della classifica americana di billboard ed era famosa anche da noi in Italia. Il loro sound rock/blues si sporca di funk e non mancano gli innesti di archi, arrangiati magistralmente da Curtis Mayfield. Entra stabilmente in formazione anche Jeff Baxter con la sua chitarra pedal steel ad integrare le chitarre elettriche ed acustiche dei due leaders Tom Johnston e Patrick Simmons. Il cast di amici che collaborano all’album è notevole. Bill Payne (Little Feat) al pianoforte ed alle tastiere, Ry Cooder alla chitarra bottleneck in Rainy Day Crossroad Blues, Victor Feldman alla marimba e Maria Muldaur alla voce in I Cheat The Hangman. Il disco scorre che è un piacere tra rock, blues, country e black music. Tutti i brani meriterebbero una menzione ma per non distogliervi dall’ascolto ci limitiamo a segnalarvi i brani che reputiamo i più rappresentativi del disco. Sicuramente il brano d’apertura Sweet Maxine con un grande introduzione di pianoforte ad opera di Bill Payne, seguita dal riff delle chitarre elettriche dei due leaders. Qui siamo in pieno rock’n’roll con la voce di Johnston subito sugli scudi. Il brano successivo, Neal’s Fandango, ci porta su territori country rock, con un bel duello tra chitarre elettriche e acustiche. Texas Lullaby, invece, è una ballata di quelle che lasciano il segno… ancora il pianoforte a ricamare la melodia insieme alla chitarra steel di Jeff Baxter: ottime, come del resto in tutto il disco, le armonie vocali. I Cheat the Hangman è un Western Moovie” in versione audio. Un brano che ti catapulta nella epopea del West basta chiudere gli occhi e si è dentro al film. Music Man vira verso un rock venato di soul con tanto di sezione archi (arrangiati da Curtis Mayfield) e fiati. Il solo di chitarre elettriche è da manuale. Concludiamo citando altri due brani, il primo con un forte climax soul, Take Me In Your Arms (Rock Me a Little While) scritto dal famoso team di compositori e produttori Holland-Dozier-Holland e qui proposto con un bel tiro rock; ed il secondo che chiude l’album, Double Dealin’ Four Flusher, un rock’n’roll potente e tirato con ancora le due chitarre elettriche protagoniste e un pianoforte acustico ed  elettrico molto intrigante, con i fiati a “sporcare di Black il tutto. Rainy Day Crossroad Blues di cui sopra è un country acustico impreziosito dalla chitarra slide di Ry Cooder e di grande qualità, con finale orchestrale di grande impatto. Un grande album, da ascoltare in macchina correndo lungo la Route 66, pardon, la pianura Padana… oppure da godersi comodi sul divano di casa ed apprezzare il gran lavoro di intrecci tra le chitarre acustiche (molto ben registrate) e le chitarre elettriche, non facendosi sfuggire le ottime armonie vocali che ricordano molto gli Eagles.  Il disco è stato registrato in California nei Warner Bros. Recording Studios e prodotto magistralmente da Ted Templeman già coproduttore del loro album d’esordio. Dal lavoro successivo – “Takin’ It to the Streets” (1976) – entra in formazione il compositore, cantante e tastierista Michael McDonald, un bianco dalla voce nera (molto bello il suo album del’anno scorso Wide open”) che sposterà ulteriormente l’asse compositivo su territori Soul.

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Un pensiero riguardo “The Doobie Brothers: “Stampede” (1975) – di Luca Paoli

  • febbraio 4, 2018 in 7:32 pm
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    Ottimo. Lo ascolterò. “Mi manca…”. Grazie

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