The Dickey Betts Band: “Ramblin’ Man – Live at St. George Theatre” (2019) – di Claudio Trezzani

Avrebbe potuto venire schiacciato dal fatto di aver suonato con uno degli eletti della sei corde: talento da vendere… ma lui era la spalla di Duane Allman. Ecco, Dickey Betts ha avuto le palle e la bravura per essere comunque ricordato, per essere stato il compagno di Duane nella Allman Brothers Band ma anche per aver avuto una carriera solista di tutto rispetto e, questo “Ramblin’ Man – Live at St. George Theatre” (2019) registrato il 12 luglio 2018 al St. George Theatre di Staten Island è una testimonianza di assoluto valore. Il suono southern deve tantissimo alle dita di Betts, che con Allman formava un duo straordinario. Il loro amore per le jam session interminabili ed emozionanti trova in questo live il suo sfogo naturale con una band eccezionale alle spalle: il figlio Duane Betts all’altra chitarra, Pedro Arevalo al basso, Damon Fowler alla slide guitar, Mike Kach alle tastiere, Steve Camilleri e Frankie Lombardi alle immancabili due batterie che sono il marchio di fabbrica del sound inventato dalle parti di Macon, Georgia alla fine degli anni 70, quando la magia la potevi annusare nell’aria e le pesche avevano un sapore unico. Un live strepitoso di soli sette – lunghissimi – pezzi che già dalla prima Hot’ Lanta, mette in chiaro che sarà una celebrazione di quel suono: una jam session dall’impostazione jazz, con la tastiera ci culla verso le esplosioni della chitarra di Dickey. Un modo impareggiabile di rendere onore ad una Band che è stata una delle più grandi della storia della musica, per talento e capacità di scrivere pezzi unici e della quale il Dickey Betts era cardine. Meravigliosa anche la versione di Midnight Rider, dove assieme alla band fa capolino la presenza del figlio di Gregg Allman, Devon, a rendere omaggio ad uno dei pezzi più belli scritti dal compianto padre. Stupendo l’assolo centrale e grande prestazione alla voce… la magia che si fa largo fra queste note paradisiache di cui abbiamo bisogno e di cui si sentiva la mancanza.
Il tocco di Dickey Betts è immutato nonostante i problemi di salute che lo hanno messo a dura prova negli anni. Che dire poi dei quasi 21 minuti di In Memory Of Elizabeth Reed? Il brano scritto proprio da Betts per il disco della 
Allmann “Idlewild South” (1970) non ha perso di mordente, anzi. Una fusione magica di jazz e southern, soul e blues… e non ci si accorge della mancanza delle liriche o della lunghezza delle esecuzioni: semplicemente vorresti non finisse mai, come nei mitici concerti del 1971. Una performance assolutamente incredibile che avrebbe reso orgogliosi i fratelli Allman. C’è spazio anche  per il southern rock da leggenda di Whipping Post. la voce e le chitarre sono sugli scudi:Quella di Betts graffia il cielo come nei gloriosi anni in cui era scudiero di Duane. Le sue dita sono sempre quelle e i brividi che creano in noi queste note sono gli stessi. Un pezzo meraviglioso, così come quello che dà il titolo al live… e cioè Ramblin’ Man, comparso sul primo album interamente registrato dopo la morte di Duane Allman “Brothers & Sisters” (1973) – nel quale manca anche il  bassista Berry Oakley, morto un anno prima. Scritta dallo stesso Betts e singolo di successo, non perde il sapore soul rock che aveva in quegli anni…  e l’assolo ti lascia senza parole. Come se non bastassero queste emozioni, il disco si chiude con una versione strumentale da urlo di Jessica,  estratta anch’essa da “Brothers & Sisters”. Forse una delle melodie più celebri degli anni 70 che pianoforte e chitarre rendono magica, come fosse eseguita a New York… ma negli anni 70. Si chiude così un live album davvero eccezionale, per qualità esecutiva, per emozioni e per quella magia che dalle campagne della Georgia si sprigiona per invadere il mondo della musica d’autore americana. Speriamo che Dickey Betts continui nella sua opera, tenendo vivo tutto questo ancora a lungo… e che Dio gliene renda merito. Grazie Dickey!

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