The Deviants: “Ptoof!” (1967)/”Disposable” (1968) – di Gianluca Chiovelli

Emanazione di Mick Farren, i Deviants, già Social Deviants, sono unanimemente considerati il maggior gruppo underground britannico dei Sessanta. Anarchici, strafottenti, sempre in prima linea negli happenings a sfondo sociale e politico, si rappattumavano presso l’UFO, primo focolaio controculturale di Londra. L’esordio, programmatico sin dal titolo, “Ptoof!”, vede la luce in seguito a vicissitudini picaresche: registrato con quattro soldi, distribuito da un’etichetta costituita per l’occasione (Underground Impresarios) attraverso canali alternativi (i negozi contigui alla rivista IT) s’impone proprio per l’assoluta mancanza di politezza e di complessità strutturale. Non solo: l’inno Deviation Street, Garbage, I’m Coming Home, in fondo blues grezzi e mattacchioni, danno, a tratti, la sensazione di già sentito (impazzavano al tempo i recuperi r&b, massime quelli di Animals e Them, per citare i maggiori dell’ambito anglosassone). Eppure, come accade spesso, la sincera cattiveria, la pristina voglia dello sberleffo e l’empito degli esecutori tramuta questi limiti in pregi… anzi, l’intera operazione è così ruvida e diretta da reclamare una sorta di originalità indiscussa. Il successivo “Disposable” è più costruito. Non mancano nuove provocazioni (Let’s Loot The Supermarket, Pappa-oo-Mao-Mao, sulle note di Surfin’ Bird dei Trashman), ma le parti migliori sono l’iniziale Somewhere To Go, con Farren invasato alla Jim Morrison, e la chiusura, inquietante, di Last Man. Meno devastanti degli MC5 (Farren fu un rappresentante della Pantere Bianche come John Sinclair), meno efficaci politicamente di Fugs e Country Joe, i Deviants, pur nella riconosciuta eccellenza di queste due prove, confermarono che il radicalismo americano del tempo (che operava in ambiti sgombri dall’impaccio della storia) era difficilmente eguagliabile.

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