The Dear Hunter: “Act III: Life and Death” (2009) – di Nicholas Patrono

Terzo album per i The Dear Hunter e terzo capitolo di una storia in sei atti iniziata nel lontano 2006, “Act III: Life and Death” è chiamato a consacrare definitivamente la maturità di una band che, dopo il breve ed ottimo disco d’esordio Act I: The Lake South, the River North (Triple Crown 2006) e il capolavoro Act II: The Meaning of, and All Things Regarding Ms. Leading (Triple Crown 2007) deve affrontare un terribile ostacolo: il confronto con sé stessi. Dopo due dischi come quelli appena citati sarebbe quasi logico aspettarsi un calo di qualità del songwriting e carenza di idee, ma così non è. “Carenza di idee” è un concetto che non esiste per i The Dear Hunter, tra le band contemporanee più versatili che si possano trovare. “Act III: Life and Death”, pubblicato nel 2009 ancora per la Triple Crown Records, è una prova di maturità egregiamente superata che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, la qualità invidiabile del sestetto di Providence. Il protagonista della storia, chiamato il Cacciatore (The Hunter) o il Ragazzo (the Boy), giunge al terzo capitolo della sua odissea personale. Se la conclusione di “Act II” lo aveva portato a imbarcarsi e partire per la guerra, qui il conflitto arriva ed esplode con tutta la sua violenza in quello che è il più oscuro e aggressivo di tutti gli Acts.
Passata la fenomenale introduzione Writing on a Wall, della quale la band ha prodotto una versione alternativa a cappella di cui consigliamo caldamente l’ascolto, violenza e disperazione esplodono con il primo pezzo, In Cauda Venenum. Gettati in trincea assieme al Cacciatore assistiamo a bombe che scoppiano una dopo l’altra, mentre fiati si imperniano al di sopra di chitarre più distorte e più in primo piano del solito. Pezzo che non lascia respiro e che va a competere per il titolo di miglior brano d’apertura tra i dischi dei The Dear Hunter, In Cauda Venenum si apre nel finale in un attimo di pace che conduce alla struggente What It Means to Be Alone. Momento musicalmente più soft, in cui il vocalist Casey Crescenzo si sfianca per comunicare la solitudine del protagonista. Archi inquietanti introducono The Tank, meravigliosa espressione della grande versatilità stilistica della band. Pezzo che non lascia scampo, fra le altre cose onorato con una cover dalla band progressive metal Between the Buried and Me. La pattuglia del Cacciatore viene sterminata da un carrarmato nemico (The Tank, appunto) e al protagonista non resta che fuggire.
Segue l’incontro con due personaggi: la “donna del veleno” (The Poison Woman), figura che avrà un bel peso nella trama, e un ladro (The Thief). Se The Poison Woman si conquista l’ascoltatore con una classe ed eleganza non da tutti, The Thief si colloca un gradino sotto ai pezzi precedenti per un difetto di ripetitività… ma ce ne fossero, di pezzi “sottotono” così. La band torna subito all’eccellenza con la tagliente Mustard Gas, forse il momento di disperazione più profonda: “Scream at the sky and beg, beg for a reason He would allow this” (“Grida al cielo e implora, implora un motivo per cui Lui dovrebbe permettere la guerra
). Finalmente l’orrore finisce con la dolce Saved, in cui il Cacciatore viene salvato come il titolo suggerisce. Momento più soft, con interessanti armonie vocali. La storia prende una piega inattesa: a salvare il Cacciatore è un ragazzo che gli somiglia. Il colpo di scena arriva inaspettato e devastante in He Said He Had A Story:
Un generale dell’esercito racconta di esserci recato in gioventù al bordello The Dime (il Centesimo, teatro degli eventi principali di “Act II”) e di essersela spassata con una prostituta. Il Cacciatore collega tutto: quell’uomo orribile è suo padre e a salvarlo è stato il suo fratellastro. Se la svolta della storia, che altro non è che un’enorme coincidenza, può far storcere il naso ad alcuni (incluso chi scrive), la musica resta l’assoluta protagonista e He Said He Had A Story: se ascoltata conoscendo ciò che racconta, colpisce molto duro. La guerra continua con la particolare This Beautiful Life e la stramba ma riuscita divagazione ai limiti del folk di Go Get Your Gun, canzone di guerra cantata dai militari. Inizia qui il culmine del terzo atto: i tre brani conclusivi (Son, Father e Life and Death) quasi si potrebbero considerare parte di un’unica suite: le transizioni sono inudibili tra un brano e l’altro. Climax musicale e di narrazione dalle armonie vocali della drammatica Son, pezzo che vede la morte in trincea del fratellastro del protagonista a Father, dov’è il malvagio padre del Cacciatore a morire. Il protagonista, ora senza più famiglia, decide nella splendida conclusione Life and Death di tornare a casa al posto del fratellastro e sostituirsi a lui.
La drammaticità della composizione sottolinea la sofferta decisione, il momento in cui tutto cambia: il Cacciatore non è più un eroe positivo e travolto dagli eventi come nel caso del disperato e impossibile amore di “Act II” per la prostituta Ms. Leading, ma diventa un bugiardo che non ha il coraggio di affrontare la verità. Si noti che alcuni dettagli della trama sono stati forzatamente tralasciati, dal ruolo della “donna del veleno” alle circostanze della morte del padre, per non togliere ai lettori/ascoltatori il piacere di scoprire tutto da soli. Per chi non è pago di quanto ascoltato restano quattro tracce bonus: la versione a cappella di Writing on a Wall, poi un interessante brano senza titolo che verrà sviluppato nel successivo “Act IV: Rebirth in Reprise” (Equal Vision 2015) e due strumentali, Movement 1 e Movement 2. Cura meticolosa dei dettagli della composizione e dei testi, costanti richiami a melodie e liriche dei dischi precedenti e insieme presentazione di altri temi che saranno ripresi negli atti quarto e quinto, tutto incastrato al dettaglio in composizioni pensate al millimetro. Cinque dischi intersecati gli uni negli altri, un mosaico di intrecci da svelare di cui “Act III: Life and Death” è l’eccezionale e tetro terzo capitolo. Un percorso da iniziare senza ripensamenti fino ad “Act V: Hymns with the Devil in Confessional” (Equal Vision 2016), in attesa della pubblicazione del sesto ed ultimo atto.

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