The Dear Hunter: “Act II: The Meaning of, and All Things Regarding Ms. Leading” (2007) – di Nicholas Patrono

Li avevamo lasciati al termine di “Act I: The Lake South, the River North” (2006), con la conclusione sinfonica The River North a chiudere un primo album breve quanto fulminante e, se nei 38 minuti di “Act I” i The Dear Hunter splendono e sorprendono, si ha una piccola sensazione di incompiuto, come se il primo disco della band di Providence fosse solo una grande overture. È nel 2007, con “Act II: The Meaning of, and All Things Regarding Ms. Leading”, secondo capitolo di una storia in sei atti, che i The Dear Hunter portano a compimento le promesse del precedente LP. Il fiore sboccia, la band guidata dal frontman, compositore, vocalist e chitarrista Casey Crescenzo rivela tutte le proprie capacità in un disco dalla durata importante. Ben 77 minuti per mostrare a tutti quanti chi sono e cosa sono capaci di fare i The Dear Hunter. Lo anticipiamo: le promesse sono mantenute alla grande. Un’opera che fonde diversi stili musicali e accompagna lo scorrere della narrazione, creando uno dei dischi più piacevoli e originali della scena musicale post anni 2000, tra influenze Indie Rock, sfumature di Progressive, Jazz e Musica Classica.
“Act II” di una storia narrata in musica, riprende le vicende del protagonista, il Caro Cacciatore (appunto The Dear Hunter in inglese) o il Ragazzo (The Boy) dal punto dove l’avevamo lasciato, solo ed isolato, preoccupato perché un giorno avrebbe perso sua madre. L’overture The Death and the Berth presenta, nei suoi 38 secondi, una serie di temi destinati ad essere ripresi a mano a mano che il disco procede, che balzeranno all’orecchio degli ascoltatori più attenti. Si parte subito forte con The Procession, brano grintoso che narra la morte della madre del protagonista, che si spegne portando con sé i propri segreti sul suo passato. Straziato da un dolore cantato dai graffiati di Crescenzo, il Cacciatore la seppellisce e, insoddisfatto dell’assenza di risposte, decide di dirigersi verso la Città, il luogo da cui sua madre proviene e da cui lo ha sempre tenuto lontano. Il brano seguente, The Lake and the River, di ben nove minuti, è da segnalare tra quanto di meglio la band abbia mai fatto, l’esempio più indicativo di cosa siano capaci di fare i The Dear Hunter.
Brano dalla struttura variegata, dotato di un ritornello cantabile e facilmente memorizzabile, The Lake and the River può soddisfare esigenze e gusti molto diversi tra loro senza sacrificare la qualità, e questo è un grande merito. Negli ultimi due minuti, cadenzati in crescendo, il Cacciatore raggiunge una stazione e sale su un treno… e sul treno è ambientato il pezzo successivo, The Oracles on the Delphi Express, un gustoso episodio colorato di Jazz e Swing, dove il pianoforte ed il ritmo guidano tutto come l’incedere di un treno. Il Cacciatore incontra figure spettrali che lo avvertono di tornare indietro prima che sia troppo tardi, ma lui sceglie di non ascoltarli e prosegue. Si arriva in Città con The Church and the Dime, titolo scelto non a caso, perché la Chiesa ed il bordello, chiamato il Centesimo (the Dime) sono i principali edifici della Città, entrambi di proprietà dell’Antagonista incontrato nel disco precedente, nel brano The Pimp and the Priest. In The Church and the Dime ritorna infatti parte del testo di The Pimp and the Priest (“Faster, save me, harder, I can’t breathe”). Il brano, cantato con rabbia da Casey Crescenzo, sfuma in un finale acustico e si raggiunge così la colonna portante del disco, una suite divisa in due canzoni: The Bitter Suite I & II: Metting Ms. Leading / Through the Dime, e The Bitter Suite III: Embrace. Un picco di musica, di interpretazione e narrazione.
The Bitter Suite I & II narra nei primi minuti l’incontro tra il Cacciatore e una prostituta, Ms. Leading, il cui nome suona come Misleading, cioè “che inganna, che porta fuori strada”. Il Cacciatore si innamora di lei a prima vista. Conclusa la prima, dolce metà di The Bitter Suite I & II, si passa ad atmosfere più Jazzy e ritmate nella seconda parte del brano, sempre guidate da un pianoforte in gran forma, eccezionale nel descrivere l’atmosfera di lussuria e sfogo che si respira al bordello. Ms. Leading porta il Cacciatore nella sua stanza senza che lui si renda conto di cosa sia davvero un bordello e, nella dolcissima The Bitter Suite III: Embrace, i due condividono una notte di passione. Casey Crescenzo si strugge e si impegna in un’interpretazione davvero sentita, risollevando così un brano inferiore alle precedenti due parti della suite. Arriva il mattino con Smiling Swine e si torna ad esplorare atmosfere Jazz-Swing, in un brano guidato da un groove inarrestabile. La relazione tra il Cacciatore e Ms. Leading si complica, anche per colpa dell’intervento dell’Antagonista (The Pimp and the Priest, il Pappone e il Prete) che si prende gioco del Cacciatore.
La seguente Evicted, in apparenza tra i brani più innocui, nasconde il folgorante reprise di un tema musicale presentato nella seconda parte di The Bitter Suite I & II, con i cori che gridano al Cacciatore “Hey kid get a job” (“Ehi ragazzo, trovati un lavoro”). Spettacolari le influenze Classiche in Blood of the Rose: qui si volteggia altissimo e, tra archi e fiati, si richiama alla lontana l’aria di Habanera della “Carmen” di Bizet. Il Cacciatore sorprende Ms. Leading con un altro uomo e in Red Hands gli crolla il mondo addosso. Pezzo struggente, molto apprezzato dai fan, Red Hands in verità si presenta abbastanza banale e ripetitiva, se confrontata con il resto del disco. La separazione si fa definitiva nella desolata Where the Road Parts, dal finale sinfonico e ad ampio respiro, per poi sfociare nella rabbia della coinvolgente Dear Ms. Leading, tra i pezzi più aggressivi mai scritti dai The Dear Hunter, con tanto d’assolo di chitarra. Il Cacciatore scrive a Ms. Leading una lettera e le dà il definitivo addio lasciando la Città. La rabbia si spegne negli ultimi due brani, la melodica Black Sandy Beaches, che scivola via sul suo ritmo terzinato, e la corposa Vital Vessels Vindicate, brano conclusivo di ben sette minuti.
C’è molto da esplorare nella musica di Vital Vessels Vindicate, c’è spazio per il reprise di moltissimi tempi, dal refrain “Sing softly, sing me to the lake, sing softly, bring me to the lake”, presentato in The Pimp and the Priest e His Hands Matched His Tongue nel disco precedente, alla frase “The flame is gone, the fire remains”, come annunciava l’overture di “Act I”, Battesimo del Fuoco. Su percussioni che ricordano una parata e accompagnato dagli archi, il Cacciatore sceglie di arruolarsi, si imbarca e parte per la guerra. Negli ultimi secondi del disco torna al pianoforte un tema già sviluppato in The Lake South, sempre in “Act I”. Il secondo capitolo lascia con la voglia di ascoltare subito il terzo, sia per scoprire come finirà la storia del protagonista, sia per capire fin dove si spingeranno musicalmente la prossima volta i The Dear Hunter. L’invito è di approfondire al massimo la conoscenza di questa band, immeritatamente sconosciuta al grande pubblico, la cui produzione va anche parecchio al di là dei soli Atti. C’è molto da scoprire, non solo i dettagli, la storia, ma anche una simbologia allegorica trasversale nelle liriche di tutti i brani, che qui si è costretti a tralasciare per ragioni di leggibilità. Per non parlare degli album che non rientrano nella storia canonica degli Atti, tra cui il mastodontico progetto “The Color Spectrum” (2011). Promossi a pieni voti.

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