The Dear Hunter: “Act I: The Lake South, the River North” (2006) – di Nicholas Patrono

Una proposta musicale che non è solo musica, ma anche una storia. Una divisione in archi narrativi, o Atti, per raccontare l’arte a più livelli, compositiva e narrativa. Questo sono i The Dear Hunter, band originaria di Providence, Rhode Island, guidati dall’estroso e prolifico compositore, cantante, chitarrista e occasionalmente organista Casey Crescenzo. Classificati come Progressive Rock, difficile trovare un termine che descriva la musica dei The Dear Hunter. A partire da questo album d’esordio, “Act I: The Lake South, the River North”, datato 2006, Casey e compagni si presentano come una voce nuova e diversa nel panorama musicale. Elementi di Indie Rock, Jazz Fusion, momenti di Rock più classico alternato a sfumature sinfoniche al limite del classico. Rock Sperimentale, un termine azzeccato per descriverli. Un camaleontismo senza limiti, un’esplorazione dei lati più disparati della musica. Una discografia molto vasta, con un demo, sette album, un live e ben quattordici EP, oltre le raccolte. Cinque dei sette dischi compongono i primi cinque Atti della storia di un protagonista, il Caro Cacciatore o il Ragazzo (The Dear Hunter o the Boy in lingua originale), dalla sua nascita alla morte, in attesa che il sesto e conclusivo atto veda la luce. Un’opera dove narrazione e composizione si intrecciano e che si presume ambientata nei primi anni del Novecento, aperta dall’overture a cappella Battesimo del Fuoco.
Polifonie e armonie vocali in canone mettono subito le cose in chiaro: chi scrive questi pezzi sa quello che fa e conosce a fondo la musica. La voce di Casey ci presenta la nascita del protagonista, il Cacciatore, e ripete più volte un motivetto destinato ad essere ripreso negli Atti successivi: “The flame is gone, the fire remains”, la fiamma è perduta, il fuoco resta. Si passa a The Lake South, una seconda introduzione, strumentale questa volta, naturale prosieguo del brano precedente, tra fiati, archi e pianoforte. Strana scelta, quella di due brani d’apertura inferiori ai due minuti di durata, ma efficace nel trasportarci nello spirito dell’album, nel calarci in questa atmosfera d’altri tempi. Si arriva al terzo brano e finalmente si parte, e forte anche: City Escape presenta l’ambientazione, una città corrotta, tra accelerazioni di chitarra e un efficace pianoforte quasi onnipresente. Cori armonizzati, struttura irregolare, metrica non sempre quadrata, tutti elementi cari agli estimatori del Progressive. Si presenta la madre del protagonista, Ms. Terri, una prostituta che lavora nel bordello della città, The Dime, i cui sfortunati eventi proseguono nel brano successivo, The Inquiry of Ms. Terri. Più pacato del precedente, accompagnato da un dolce pianoforte, fino all’esplosivo ritornello che fa del ritmo terzinato, dei graffiati di Crescenzo e dell’armonia non scontata i propri punti di forza… il brano scorre che è un piacere.
La madre cresce il figlio in un rifugio vicino al fiume e al lago di cui parla il titolo, al riparo dal male del mondo, aspetto ripreso nel pezzo seguente, 1878, in cui si osserva come il Cacciatore stia crescendo innocente e ingenuo. Un pezzo singolare, 1878: il più lungo del disco, sette minuti in totale, che contengono anche un bell’intermezzo di organo. L’eccellenza musicale viene sporcata da un ritornello troppo ripetitivo, con dubbi su impostazione e intonazione dei controcanti che rispondono a Crescenzo. Una piccola macchia in un bel brano e in un disco che, altrimenti, non presenta sbavature, in quello che comunque resta il meno maturo dei cinque Atti. L’errore non è destinato a ripetersi: il pezzo successivo, The Pimp and the Priest, non solo si riprende alla grande, ma è da annoverare tra quanto di meglio i The Dear Hunter abbiano mai scritto. The Pimp and the Priest, il Pappone e il Prete, è l’antagonista della storia, il proprietario del bordello The Dime, dove la madre del protagonista lavora e, allo stesso tempo, è il prete della chiesa della città. Fiati e pianoforte che echeggiano nelle strofe d’atmosfera vintage, lontani parenti del Blues, ed un ritornello più moderno, con una scelta di note eccentrica, originale ed efficace. Notevole la prova vocale di Crescenzo, capace di lunghe frasi e vocalizzi quasi senza fermarsi a riprendere fiato. Si presentano molti temi che ricorreranno negli Atti successivi: il motivetto d’apertura in archi di The Pimp and the Priest, che corrisponderà ad ogni apparizione dell’antagonista e ancora, la frase “Take me to the river” (portami al fiume) e il refrain “Sing softly, sing me to the lake, sing softly, bring me to the lake” (canta dolcemente, cantami fino al lago, canta dolcemente, portami al lago), refrain ripreso in chiusura del pezzo in un altro splendido episodio a cappella.
Già avviati alla conclusione di questo primo atto, ci immergiamo in His Hands Matched His Tongue, dolcissima, acustica, solo chitarra, pianoforte e voce per buona metà del pezzo. Per la prima volta si sente il punto di vista del protagonista, il Cacciatore. Innocente e inesperto com’è, rivolge domande alla madre, che non risponde e rimane il mistero per lui… non a caso il nome Ms. Terri, in inglese suona come mystery. Un aspetto, quello dei nomi, destinato a ritornare nel breve futuro, con il personaggio di Ms. Leading. Il Cacciatore si rende conto che sua madre non sarà per sempre con lui: “one day she’ll be gone”, canta il ragazzo, e si tormenta perché Ms. Terri non risponderà mai alle sue domande. The River North, strumentale, conclude il disco su dolci note di pianoforte, lasciandoci ad interrogarci su cosa accadrà nel futuro prossimo del Cacciatore. Si lascia la scoperta degli splendidi dettagli dell’epopea del Cacciatore e della composizione di Crescenzo agli ascoltatori, tra scelte compositive geniali e simbolismi lirici qui tralasciati per esigenza giornalistica. Il consiglio di chi scrive è di immergersi a fondo nella mente di questo progetto musicale e scoprire gli Atti in ordine cronologico. Se il primo impatto può essere straniante, ad un ascolto approfondito i The Dear Hunter riveleranno molte piacevoli sorprese.

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