The David Bromberg Band: “The Blues, The Whole Blues and Nothing But The Blues” (2016) – di Claudio Trezzani

Nonostante una lunghissima carriera alle spalle, che lo ha portato a interpretare le varie sfaccettature della musica americana (blues, folk, rock e bluegrass), David Bromberg non smette di regalarci grandi dischi. Polistrumentista e session man richiestissimo, ma soprattutto straordinario chitarrista acustico ed elettrico (iniziò a suonare prendendo lezioni dal mitico Reverendo Gary Davis), il buon David con questo “The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blues” compie una sorta di atto d’amore verso la musica della sua giovinezza e allestisce uno zibaldone di musica blues, recuperando alcune delle pagine più significative nella storia del genere. Le canzoni sono, per la maggior parte, arcinote, ma il talento del chitarrista originario di Phyladelphia le restituisce alle nostre orecchie come fossero nuove di zecca. Una grande versione di  Walkin’ Blues, classico dei classici a firma Robert Johnson, apre le danze come una vera e propria dichiarazione d’intenti. Stupendo il country blues acustico di Kentucky Blues, altro classico d’autore, con il tocco del violino a tinteggiare il brano dei caldi colori del bluegrass. Direttamente dalla scena di Chicago, arriva Why Are People Like That?, portata alla fama da Muddy Waters, e in scaletta vi è anche una stupenda versione acustica di A Fool For You di Ray Charles, breve ma davvero emozionante. In un disco che fa del blues elettrico il suo prevalente riferimento, non poteva mancare un grande brano del repertorio diHowlin’ Wolf : la sua 900 Miles è interpretata con trasporto dalla band, e Bromberg in alcuni passaggi sembra proprio cercare ispirazione nell’ululato più famoso della musica americana, non sfigurando mai. Altre chicche del disco sono la title track, coi fiati sugli scudi e la stupenda Delia, canzone tradizionale americana che Bromberg aveva già inciso, e che qui ripropone in una versione per chitarra e voce, ispirata e sognante. Chiudono il lotto due brani originali (This Month e You Don’t Have To Go) che pur non aggiungendo nulla a un disco già di per sé di altissimo livello, nemmeno sfigurano al confronto con le cover appena interpretate. “The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blues” è dunque un disco onesto, nostalgico e suonato alla grande. Una sorta di macchina del tempo per tutti quelli che hanno amato e continuano ad amare quella musica suonata e sudata in piccoli club polverosi, dove senza l’aiuto di marchingegni elettronici si creavano emozioni  immortali. Buon ascolto.

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