The Damned: “Damned Damned Damned” (1977) – di Stefano Galli

Well you send me pretty flowers/While I’m slashing my wrists (Fan Club di Brian James)
Non sono mai stato un fan di The Damned [1] però il loro album di debutto, “Damned Damned Damned” (1977) è un monumento dell’epoca; ma cominciamo dal loro nome: nessun punk band wagoning, bensì il riferimento a La caduta degli dei di Luchino Visconti che per il pubblico anglosassone diventa, appunto, I dannati. Quindi i quattro non sono degli ignoranti. Poi l’incipit di New Rose, singolo d’esordio [2]: “Is she really going out with him?” (che nella versione della John Peel Session diviene Are we really 65 in the charts?) Un tributo alle Shangri-Las [3] completamente spiazzante rispetto all’intera canzone. Arriviamo quindi a “Damned Damned Damned”. Senza recensirlo a fondo 34 anni dopo (non ne vedo l’utilità) sottolineo due canzoni assolutamente atipiche per il loro andamento quasi pacato: la pressoché dolorosa per la lucidità di liriche Fan Club rispetto all’artista che non è come appare (qui mi sovvengono anche gli Ultravox! di John Foxx) e la quasi pre-antziana, per tematica, Feel The Pain. Il disco non ha mai un momento di stanchezza e, dopo canzoni difficili da pogare per la loro velocità, si conclude con un omaggio a The Stooges: I Feel Alright. In sintesi, è da riconoscere la grandezza compositiva di Brian James (ma del resto arrivava dai London SS. A buon intenditore) e la sicura capacità artistica del resto del line up: Dave “count” Vanian, Captain (‘oh captain!’?) Sensible e Rat Scabies (the band is as good as its drummer; comunque egli è un altro passato per i London SS). Ovviamente non vi biasimo se – proprietari di copia dell’album [4] sopratutto quella con il back-cover mispressing (si torna alla raccolta di farfalle) – avrete smesso di leggere dopo le prime righe.
I’d better go/Or it will be too late (New Rose di Brian James).

[1] Ed infatti scambiai il mio biglietto (credo n. 001 o 002) del concerto dell’aprile 1980 al Teatro Orfeo di Milano con Tony Fisher in cambio di un manifesto del medesimo concerto. Del resto, assistetti a quell’esibizione in pieno rispetto del mod dress code[2] Bella copertina alternativa nella versione francese. [3] Riferimento in seconda battuta alle New York Dolls. [4] Danny Van Leech are you there?

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