The Creation – di Maurizio Garatti

Ecco una Band importante… di quelli che fanno sollevare lo sguardo distraendoti da qualsiasi cosa tu stia facendo: The Creation. Dietro a questo nome si cela una storia che probabilmente non tutti conoscono, e che vale la pena di essere raccontata, non fosse altro perché narra le gesta di un musicista e di una canzone destinate ad entrare nella Storia del Rock. Lui è Eddie Phillips e la canzone è Making Time… e in seguito vedremo perché sono così importanti. La storia inizia nell’ormai lontano 1963, quando un quintetto composto da Kenny Pickett (voce), Eddie Phillips (chitarre), Mick “Spud” Thompson (chitarre ritmiche), John Dalton (basso) e Jack Jones (batteria) comincia a proporre il proprio sound, con il nome di The Mark Four. Questa line up suona regolarmente in pubblico, dividendosi tra Regno Unito e Germania (una cosa abbastanza comune in quegli anni), arrivando ad incidere due singoli per la Philips Mercury Records: “Rock Around The Clock” e “Try It Baby”. In seguito il bassista (Dalton) lascia il gruppo per andare a sostituire Pete Quaife nei Kinks, venendo rimpiazzato da Tony Cooke. Anche Thompson abbandona (ma nel suo caso non c’è nessuna sostituzione) e la Band prosegue come quartetto, uscendo con altri due pregevoli singoli: “Hurt Me If You Will” (Decca, agosto 1965) e “Work All Day (Sleep All Night)” (Fontana, febbraio 1966). Siamo ormai all’aprile del 1966, e il gruppo firma un accordo con Tony Stratton-Smith (il manager che nel 1969 fonderà la Famous Charisma Label, passando direttamente ai libri di storia come manager di Nice, Van Der Graaf Generator e Genesis). Tony suggerisce ai musicisti di sostituire il bassista con il più valido Bob Garner, proveniente dalla Tony Sheridan Band, chiedendo nel contempo di pensare ad un nome più appropriato. Pickett si inventa il nome The Creation, dicendo di fare riferimento ad un non meglio specificato libro di poesie russe… ad ogni buon conto, ecco il quartetto iniziale della Band, che propone un suono decisamente simile a quello che si poteva trovare nei primi dischi dei coetanei Who. Il loro primo singolo fu la sopracitata “Making Time”, a firma Pickett/Phillips, che vanta la peculiarità di essere probabilmente il primo esempio di canzone dove la chitarra viene suonata usando un arco: uscito nel giugno del 1966, il brano raggiunge il numero 49 nella classifica inglese. Subito dopo, avviene un nuovo avvicendamento: Jack Jones viene sostituito dal nuovo batterista Dave Preston. La scelta non si rivela azzeccata, viste le scadenti prestazioni live di quest’ultimo, e la band richiama in fretta e furia Jones che, meno di tre settimane dopo, è di nuovo dietro i tamburi della Band. Il nuovo singolo è “Painter Man”, che raggiunge la posizione numero 36 in Inghilterra e la numero 10 in Germania. Anche in questo caso Phillips suona la chitarra usando l’arco di un violino, passando alla storia come il primo ad utilizzare questa particolare tecnica. La sperimentazione dei Creation può essere paragonata all’impatto della Pop Art sul mondo dell’arte: Pickett può essere paragonato a un pittore che illumina una tela con sprazzi di colore. Il gruppo però è come un camaleonte, sempre pronto a cambiare immagine. All’inizio del 1967, la band porta in scena Kim Gardner come nuovo bassista, lasciando Kenny Pickett fuori dal gruppo, almeno per il momento. Questa line up pubblica il primo singolo nel giugno del 1967 (“If I Stay Too Long” “Nightmares”): ignorata in patria, il brano  ha avuto un buon successo in Germania, così come il successivo “Tom Tom”. Il loro successo commerciale in Germania è tale da giustificare la pubblicazione di “We Are Paintermen” che comprende singoli già pubblicati e diverse canzoni appena registrate. A questo punto, il suono della Band si era sviluppato in un rock psichedelico tipicamente mid sixtie che in seguito venne definito “freakbeat”. Veri e propri precursori di un movimento che ormai era alle porte, i Creations sembrano in anticipo sui tempi, e la loro musica pare essere l’anello di congiunzione tra il rock primi anni 60 e quello successivo alla rivoluzione arrivata con la “Summer of Love”. Tra la fine del 1966 e l’inizio del 1967, quattro singoli della Band vengono pubblicati negli Stati Uniti, senza avere alcun riscontro commerciale: “Making Time” / “Try And Stop Me”, “Painter Man” / “Biff Bang Pow”, “If I Stay Too Long” / “Nightmares”“Life Is Just Beginning” / “How Does It Feel To Feel”. La band continua ad essere popolare in Svezia, Danimarca e Norvegia ma stenta a farsi un seguito nell’eldorado americano, e le cose paiono essere arrivate a un punto morto. Il singolo “Life Is Just Beginning” viene pubblicato nel Regno Unito verso la fine del 1967, e poco dopo Phillips abbandona il gruppo, venendo sostituito per alcune tournée europee dal chitarrista Tony Ollard. Nel breve volgere di poche settimane, anche il vocalist Bob Garner lascia il gruppo e, nel febbraio 1968, la Band è da considerarsi ufficialmente sciolta: è in questo momento che forse ci si rende conto della loro qualità. Mentre il mercato europeo si aspetta un nuovo disco e, sopratutto, un nuovo tour, Jack Jones ricompone il gruppo, portando con se kenny Pickett come vocalist, Kim Gardner come bassista e un suo vecchio compagno di avventura nei Birds (quelli inglesi, con la i al posto della Y), un certo Ronnie Wood. Questa line up debutta con il singolo “Midway Down”, uscito nel Regno Unito e in Germania nell’aprile del 1968, ma ha purtroppo vita breve, sciogliendosi appena due mesi dopo. Di loro restano anche due singoli usciti postumi: “Bony Moronie” e “For All That I Am”. Nonostante la loro prematura scomparsa e la mancanza di successi, I Creation sono considerati tra le band che maggiormente hanno influenzato la musica rock: Paul Weller, Ride, Pete Townshend, The Sex Pistols e molti altri li citano come fonte di ispirazione. Jimmy Page imitò l’uso dell’arco di violino da parte di Phillips, mentre Alan McGee battezzò la sua etichetta discografica di grande successo Creation proprio in loro onore. Il biografo Sean Egan, ha definito il loro stile “un ibrido unico di pop, rock, psichedelia e avanguardia, arrivando a dire: mi vengono in mente solo i Velvet Underground come band che ha profondamente influenzato gli altri artisti pur restando sostanzialmente celata al grande pubblico”. I Creation si riformano a metà degli anni 80 con Phillips, Pickett, Dalton e Mick Avory (batteria, ex-Kinks) e, nel 1987, pubblicano un singolo su Jet Records (“A Spirit Called Love” e una nuova versione di “Making Time”), continuando comunque a venire ignorati dalla maggior parte del pubblico e dalla stampa specializzata. Questa line up registra materiale per un nuovo album in uno stile che la avvicina molto alla new wave, ma il progetto viene accantonato e le registrazioni finiscono in un cassetto. Nel 1994, la line up originale (composta da Phillips, Pickett, Garner e Jones) si riunisce per registrare l’album “Power Surge”, pubblicato nel 1996 proprio su Creation Records, concludendo una carriera più ricca di apprezzamenti che di successo commerciale. Pickett muore il 10 gennaio 1997, e quello che viene dopo è solo un pallido simulacro della passata gloria. Nel 2004, la Cherry Red Records pubblica “Psychedelic Rose”, composto da nove canzoni provenienti dalle session abbandonate del 1987/88, incluse le tracce precedentemente pubblicate sul singolo del 1987. Garner muore il 16 luglio 2016, e l’unico membro originale della band è Phillips, che pare intenzionato a proseguire l’avventura, almeno per quel che riguarda i concerti. La più recente formazione itinerante dei Creation è composta da Eddie Phillips (chitarra solista, voce), Simon Tourle (voce solista), Tony Barber (basso) e Kevin Mann (batteria). Quello che questo gruppo ha rappresentato per il rock è ovviamente fuori discussione, ma è doveroso ribadire ancora una volta il fatto che troppo spesso realtà importanti sono collocate un po’ ai margini dello show business: è lì che è necessario andare a rovistare, per cercare e trovare le radici di quel rock che è poi arrivato a farci battere il cuore. La riscoperta e la rilettura del passato porta con se la consapevolezza di una grande Storia.

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