The Courtneys: “II” (2017) – di Capitan Delirio

Ci sono occasioni in cui la distorsione della chitarra trasmette la stessa sensazione di freschezza del tintinnare dei cubetti di ghiaccio nel cocktail dissetante che si sta gustando per ripararsi dalla calura. Questo è il caso dei riffs graffianti ed elettrici inseriti nei dieci brani del secondo lavoro in studio della band canadese The Courtneys. Un disco perfetto per l’estate “II”, per la sua freschezza, per la sue effervescenza, per la sua velocità ed energia. I riferimenti sono chiari, limpidi, le tre ragazze amano le sonorità dei primi degli anni novanta, shoegaze, power pop, grunge, indie-surf; vecchi ingredienti ma miscelati con la giusta grinta espressiva. La batteria di Jen Twynn Payne picchia duro, la chitarra di Courtney Loove ringhia in modo coinvolgente, le linee di basso elettrico di Sydney Koke mettono sempre voglia di muoversi, le melodie vocali trovano facili strade per insinuarsi nel cervello e per non essere dimenticate. Tre allegre fanciulle che sanno impregnare di freschezza giovanile sonorità ormai classiche. Questo è l’elemento che fa la differenza: tre ragazze, poco più che ventenni, che guardano al passato con curiosità ludica e dissacrante e lo fanno rivivere pieno di energia. La loro passione per le tendenze del secolo scorso non si ferma alla musica; nel disco ci sono riferimenti anche al cinema come in Lost Boys, omonimo film horror firmato da Joel Shumacher, citato anche nel video che lancia la canzone, in cui si assiste alla lenta e consapevole trasformazione in vampiri di adolescenti perduti; altro palese collegamento cinematografico è Mars attack, il film satiro-fantascientifico di Tim Burton. Mentre Tour è il brano che rappresenta il loro battesimo on the road, in cui cantano la voglia di macinare chilometri in totale libertà e esibirsi nei locali più chiassosi di entrambe le coste degli States. Un desiderio da realizzare ma con qualcosa di già conquistato nel loro carnet; ne hanno fatta di strada, infatti, le ragazze, visto che sono passate da un’etichetta indipendente canadese per il loro primo e omonimo album, alla neozelandese, Flying Nun (che ha all’attivo numerose importanti produzioni) per la loro seconda manifestazione. L’attitudine sbarazzina e rockeggiante non dispensa certo le Cortneys da un duro lavoro di songwriting. Le tre autrici lavorano molto ai loro testi e non li mettono su partitura finché non pienamente soddisfatte della qualità espressiva. Un esempio lampante lo troviamo nel brano Silver Velvet o ancora in Iron Deficiency. Sono giovani, è vero… fanno i loro sbagli e hanno una gran voglia di spaccare il mondo, ma fosse soltanto per una notte o per un’ora è bello lasciarsi trascinare dal loro ritmo. Saltellare lungo la lista delle tracce. Lasciar perdere i pensieri, innamorarsi, soffrire per amore e poi inseguirne un altro ancora. Alla fine di un cocktail, anche il più dissetante di tutti, si ha sempre voglia di farsene un altro. Poi, domani chissà…

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