The Breeders at “Ferrara Sotto Le Stelle” 2018 – di Gianluca Fregni

Ferrara, 5 giugno 2018. Una decisione di istinto, dell’ultimo minuto mi ha portato al concerto delle Breeders, un vero fuori programma, invito declinato dalla maggior parte dei miei amici appassionati che le avevano già viste recentemente in contesti come il Primavera Festival o altre situazioni internazionali. Le premesse della serata non sono le migliori, un caldo apocalittico che lascia improvvisamente spazio a una perturbazione, tuoni che arrivano da lontano, vento e il presentimento che possa ripetersi una tempesta come quella che ha fermato gli Shellac lo scorso anno al Beaches Brew (per farli poi riprendere in versione da sala prove in tardissima serata). Ho scelto di rischiarmela comunque, dopo 75 chilometri di strada non avevo voglia di ritornare a casa, ed entro in tempo per assistere agli ultimi minuti del gruppo di supporto, i Pip Bloom, che scivolano via senza lasciare troppi ricordi. L’attenzione è però verso il cielo, e il cortile del Castello Estense inizia a riempirsi solo all’ultimo, mentre uno sparuto pubblico attende sotto qualche goccia di pioggia. Le Breeders sono reduci da una serie di sold-out all’estero anche in spazi importanti, segno di grande amore e affetto del pubblico per Kim Deal, sua sorella Kelley, la bassista Josephine Wiggs ed il batterista Jim McPherson. Sono in perfetta forma e in grado di realizzare miracoli. Quali? Per cominciare quello di svoltare una serata che poteva essere disastrosa o comunque deludente e questo grazie al loro carisma, all’ironia e alle grandi doti di scrittura e musicali. Il sound non è dei migliori, e questo problema proseguirà  per tutto il concerto o quasi, con voci sparate a volumi esagerati, basso e batteria quasi inesistenti e chitarre a presenza alterna… e anche cambiando posizione la qualità dell’ascolto rimaneva costante. La band sa però come farsi amare, Kim Deal pare un’altra persona rispetto a quella che era sul palco con i Pixies, scherza continuamente con il pubblico, con sua sorella, mette in scena siparietti esilaranti… e Kelley è tutt’altro che una comprimaria. Gli amanti della precisione potrebbero essere irritati dal suo continuo accordarsi, fermarsi… eppure quando suona i riff più classici del suo repertorio viene giù il mondo e anche quando costruisce armonie con Kim. Il pubblico apprezza, mostra affetto ed è ricambiato, anche se probabilmente non tutte le battute vengono comprese… se non quando si rivolge a Kelley chiamandola “mia surella” in uno strano italiano. Il repertorio è quello di un greatest hits tour, e non manca davvero nessuno dei classici, anche se un album come “Title Tk” del 2002, a mio avviso un gran disco, è un po’ trascurato e, a farla da padrona sono i brani da “Last Splash” disco che ha compiuto 20 anni ed è stato ripubblicato da 4AD in edizione limitata. Tra Cannonball, Safari e la cover di Happiness Is A Warm Gun, la serata passa in un attimo e vorresti che non finisse mai. Tra i bis anche Gigantic, classico del repertorio dei Pixies che fa nascere un interrogativo: tra Kim Deal e Frank Black chi ha avuto la carriera solista più interessante? Io voto Kim

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *