The Bluesmen: “Find Yourself” (2015) – di Aldo Pedron

Che ci crediate o no, se io dovessi citare oggi a parer mio alcune delle band che reputo tra le più importanti e più brave in circolazione farei senza alcun dubbio i nomi di Cheap Wine, Mandolin Brothers, Gnola Blues Band, Gang e The Bluesmen di Ferrara. L’avventura discografica dei The Bluesmen passa da “Intrepido Blues” del 1996 prodotto da Musicando, “The Bluesmen” del 2002 prodotto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara, a “Sometime Ya’ Leave The Blues Out On The Road”, uno splendido  CD e DVD insieme al grande Dirk Hamilton pubblicato dalla Akarma Records nel 2005. Visti dal vivo in quegli anni ad accompagnare Dirk Hamilton, I Bluesmen si sono confermati una band fenomenale, sia dal punto di vista compositivo che musicalmente parlando, tanto da incuriosirmi e seguirli negli anni successivi. The Bluesmen affondano come altri le radici culturali nella grande tradizione della musica afroamericana ma nascendo e vivendo vicino al Delta del Po, rispetto al Mississippi riescono ugualmente e perfettamente a dimostrare tutta la loro bravura e capacità nell’interpretare in maniera originale ed in alcuni casi, ad innovare la tradizione blues americana con il tocco magico di quattro italiani. Con “Wild in the country” del 2007 (il loro terzo CD), un disco decisamente poliedrico, siamo già a livelli e risultati notevoli con la strumentale Balkan Blues (5 minuti e 40 secondi di puro godimento), suonata ed interpretata magnificamente. La sezione ritmica è cambiata nel corso degli anni ma sa perfettamente il fatto suo. I due pilastri, non saprei come chiamarli altrimenti, sono il fenomenale Roberto Formignani, uno dei migliori chitarristi italiani ed autore della maggior parte delle loro canzoni e Massimo Mantovani al pianoforte e tastiere, abilissimo nel creare gli arrangiamenti dei loro brani. Rebels” del 2011, nasce dalla voglia di fare musica senza vincoli (non solo blues) e a sfuggire ai canoni delle tipiche blues band. L’attività con Dirk Hamilton si fa sempre più serrata ed in Rebels” ci sono tre brani cantati dal songwriter americano che è anche co-autore di cinque canzoni. Nel 2012 è la volta di The Bluesmen & The Harmonica Players with Horns Live”in cui il quartetto è accompagnato da numerosi ospiti, come Riccardo Baltrati alla tromba, Gian Piero Benetti all’alto sax, Stefania Bindini e Beppe Boron, entrambi al sax tenore.  Gli “Harmonica Players” qui presenti sono ben undici, a completare un disco in cui The Bluesmen e i loro special guests interpretano alcuni standard e classici blues senza tempo come The Thrill Is Gone e Rock Me Baby di B.B.King, I’m Ready (Willie Dixon) e il traditional C.C.Rider o Stormy Monday di T-Bone Walker. Nel 2015 esce Find Yourself”, probabilmente il loro lavoro migliore.  Roberto Formignani è oramai un veterano, già con The Mannish Blues Band nel 1981 e dal 1993 con la nascita di The Bluesmen.  Ancora una volta è l’Associazione Musicale di Ferrara AMF Scuola di Musica Moderna (diretta dallo stesso Roberto Formignani in qualità di Presidente, Massimo Mantovani ed altri) a supportare e produrre questo loro album di grande spessore. Il quartetto è ora formato da Roberto Formignani (chitarre e voce solista), Massimo Mantovani (piano, tastiere, violino, arrangiamenti orchestrali), Roberto Poltronieri (basso, contrabbasso, banjo, pedal steel e mandolino) ed infine Roberto Morsiani alla batteria. How Long Blues è di Leroy Carr ed incisa per la prima volta dal duo Leroy Carr e Scrapper Blackwell nel 1928 (Vocalion Records) a 78 giri. Le altre nove canzoni sono composte dal solo Roberto Formignani, fatta eccezione per la title-track Find Yourself che Roberto firma con Massimo Mantovani, riflessiva ed evocativa al tempo stesso. Ascoltate l’iniziale Disillusion (4.36), con l’assolo fenomenale di chitarra di Formignani o il pianoforte più gli arrangiamenti orchestrali di Mantovani e la chitarra di Roberto nella già citata Find Yourself (5.09). I Can’t live without you è una ballata triste, mentre Don’t Stand No More, Seven Bars e Talk To My Baby (con le tastiere alla Ray Manzarek) brillano di luce propria. Little Boy è caratterizzata sempre dal pianoforte ed in chiusura Fly With Me che ti fa volare e sognare. Nelle dieci tracce di Find Yourself”, The Bluesmen ridisegnano un immaginario culturale, collettivo e geografico, reinventandosi luoghi, suoni e colori dal piglio decisamente blues ma con la loro notevole e proverbiale capacità di creare ricche partiture originali e soprattutto strumentali, dove la maestria dei singoli non fa una grinza e arricchisce la loro musica: sublime, lineare, di grande atmosfera e rara bellezza.

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