The Beatles: “Please Please Me” (1963) – di Fabrizio Medori

Questo non è semplicemente un disco di esordio, non è il frutto fortunato degli esperimenti di un gruppo musicale, e nemmeno il prodotto di lunghi e faticosi studi di marketing o di musica. “Please, Please Me” è il punto da cui è iniziato il Rock, la frattura con il “Rock’n’roll”, l’atto di nascita di un nuovo stile, e non soltanto musicale. Poco più di un anno prima la Decca aveva rifiutato il contratto ai ragazzi di Liverpool, accompagnati dal loro manager, Brian Epstein e c’era voluto quasi un anno intero perché George Martin, produttore della Parlophone (sussidiaria della E.M.I.), desse fiducia al gruppo. Nel giro di pochi mesi, dopo che il primo singolo, Love Me Do, era entrato nella Top-20 britannica, al diciassettesimo posto, già con il secondo, Please Please Me, erano arrivati in cima alla classifica dei dischi più venduti. La novità principale era data dal fatto che entrambi i singoli portassero la firma di Lennon e McCartney, visto che il gruppo aveva insistito per incidere più brani originali possibile. Tra i quattordici brani inseriti nel primo Lp ben otto erano composti dai due principali cantanti del gruppo, mentre per gli altri furono scelti principalmente brani rhythm’n’blues, genere particolarmente apprezzato dai Beatles. Come era normale in quel periodo, i Beatles registrarono tutto il disco in una sola giornata, con pochissime sovraincisioni, anche perché i registratori dell’epoca, anche i più professionali, non permettevano di operare diversamente. Lo scopo del produttore, del manager e dello stesso gruppo era quello di trasferire sulla lacca la freschezza e la potenza delle esibizioni del gruppo, che avevano già fatto guadagnare loro una discreta fama in tutta la zona di origine, il Merseyside. Il disco si apre con I Saw Her Standing There, una tipica canzone dedicata all’amore, visto nell’ottica giovanile, ma con uno spirito nuovo, come si capisce dal testo allusivo e dall’approccio musicale decisamente live. Misery, subito dopo, si discosta dal brano di apertura per la tematica, pur  sempre romantica, ma vista da chi è stato abbandonato dall’amata. George Martin suona la breve e ripetuta frase di pianoforte che arricchisce il pezzo. Il terzo brano, Anna, è tratta dal repertorio di Arthur Alexander, ed è la prima cover del disco. In evidenza il bell’arpeggio eseguito da Harrison. Chains è un brano di Goffin e King al quale i Beatles regalano una freschezza trascinante, con le voci di John, Paul e George già perfettamente fuse. La voce solista di Ringo fa il suo esordio in Boys, un rock’n’roll che si adatta perfettamente al suo timbro unico, triste e comico al tempo stesso. Gli autori sono Luther Dixon e Wes Farrell. Ask Me Why è uno dei primi capolavori di Lennon, anche se il suo stile stenta un po’ ad esprimersi a pieno. Il primo lato dell’Lp si chiude con Please Please Me, il brano che intitola il disco, ed è tutta un’altra musica: qui i tratti distintivi dello stile dei primi Beatles ci sono tutti e non faticano a venire fuori. Il brano, originariamente, era un omaggio allo stile di Roy Orbison ma George Martin aveva intelligentemente chiesto al gruppo di suonarla in maniera più spigliata… ed il risultato gli ha dato pienamente ragione. Pare che il produttore, intuendo immediatamente le potenzialità del brano appena registrato, abbia detto ai ragazzi: “Complimenti, avete appena inciso il vostro primo n.1”, ed aveva ragione perché il 45 andò dritto al primo posto delle classifiche di vendita. Il lato B si apre con Love Me Do, trascinata dall’armonica di John Lennon. La canzone, che figura sul lato A del primo singolo dei Beatles, sull’Lp è presente in una differente versione, con Ringo al tamburello e il turnista Andy White alla batteria, così come nella successiva P.S. I Love You, una dichiarazione d’amore in forma di lettera, scritta e cantata da Paul. E’ talmente ben realizzata da guadagnarsi il posto sul retro del primo singolo e forse avrebbe meritato addirittura un lato A, se non fosse spuntata fuori Please Please Me. Dal repertorio delle Shirelles, gruppo vocale femminile molto amato dai quattro di Liverpool, oltre al brano affidato a Ringo, Chains, i Beatles riprendono pure Baby It’s You. Gli autori sono Hal Davis e Burt Bacharach, con la collaborazione di Barney Williams. Oltre al breve assolo di Harrison è degna di nota la presenza della celesta, suonata da Martin. Sicuramente Do You Want To Know A Secret, spazio dedicato alla voce di George Harrison, ribadisce l’eccezionale qualità dei brani composti da Lennon (e McCartney), dato che pochi mesi dopo la canzone, nella versione di Billy J. Kramer & The Dakotas, raggiunse la cima della classifica inglese. A Taste Of Honey era il tema principale della colonna sonora dell’omonimo film, e Paul se ne era innamorato, dandone una versione più che convincente. Il disco si avvia alla conclusione con un brano decisamente sottovalutato, There’s A Place, nella quale Lennon, per la prima volta, affronta un tema piuttosto ricorrente nel suo canzoniere, la malinconia. Oltre alla bellezza dei versi colpisce la facilità con cui questi vengono supportati da un tessuto musicale straordinariamente moderno e dinamico. La conclusione dell’album spetta di diritto al brano che concludeva i concerti, Twist And Shout, esplosione rock’n’roll divenuta un inno immortale all’allegria e alla ribellione giovanile. La canzone, successo degli Isley Brothers, era stata composta da Phil Medley e Bert Russell e negli Stati Uniti, come in Italia, uscì anche come singolo. Nessuno, dopo l’uscita di questo disco, ha considerato il Rock come prima.

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