The Band Of Heathens: “Duende” (2017) – di Claudio Trezzani

Ormai non si contano più gli artisti nati da quella fucina musicale inesauribile che è la città di Austin. La capitale del Texas è ormai universalmente conosciuta come “Capitale della musica dal vivo” e i produttori che si aggirano fra le centinaia di club hanno solo l’imbarazzo della scelta fra gruppi più disparati. I Band Of Heathens sono nati proprio qui e con questo “Duende” sono arrivati al quinto album in studio, implementando una popolarità prima ristretta al circuito live della cittadina e ora ormai di caratura nazionale, nonostante una certa instabilità all’interno della line-up. Il fatto di essere nati ad Austin, crocevia per artisti di ogni genere, ha sicuramente aiutato a forgiare un sound che travalica i confini dell’Americana tout court e che coagula entro sé un coacervo di stili e influenze diverse. In questa nuova fatica discografica, i BOH non deludono le aspettative e, anzi, continuano nel loro percorso di crescita, regalandoci un disco composto di brani freschi e mai banali: un po’ country-rock, un po’ soul oriented ,un po’ rock venato di southern, con qualche accenno di R&B e folk. Il disco inizia con un trittico di canzoni solari, divertenti e orecchiabili, che raggiungono l’apice con la terza traccia, Last Minute Man, molto folk-country-oriented. La voce di Ed Jurdi è davvero coinvolgente e risalta ancora di più, grazie a una produzione accorta che rende il suono limpido e cristallino. Trouble Came Early, con la chitarra e la tastiera in evidenza, è un brano molto influenzato dal suono dei Wilco e The Band, mentre il successivo Daddy Longlegs  è un pezzo soul, con il basso e la voce in bella evidenza: un brano anomalo rispetto alla restante scaletta e che, a un primo ascolto, sembrerebbe fuori posto, mentre poi si incastra alla perfezione senza stravolgere il mood dell’album, fino a risultarne uno degli episodi migliori. Per accostare due generi così differenti e risultare credibili ci vuole molto talento e originalità, e la Band Of Heathens ne è ben dotata. La successiva traccia, Cracking The Code, è invece uno splendido pezzo acustico che cambia ancora direzione emozionale a “Duende”. Il punto di forza del brano risiede nel testo: un’equilibrata riflessione sull’eccesso di tecnologia nella nostra vita, sul virtuale che ha ormai preso il posto delle relazioni fisiche. Bellissima. In definitiva, se è vero che i Band Of Heatens, anche con questo “Duende”, non inventano nulla di nuovo, per converso hanno il merito di suonare vari e, soprattutto quando attingono a piene mani nella tradizione del genere Americana, lo fanno con talento e passione. Con queste credenziali, emergono dal congestionato panorama di Austin come una delle proposte più interessanti e divertenti del momento.

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