The Band: l’Arte dell’essere gregari – di Fabrizio Medori

Uno dei più importanti eventi nel mondo del rock, un monumento alla storia del rock americano e non solo, nasce da un gruppo formato da quattro canadesi e un americano. I componenti, giunti sull’orlo di una crisi di nervi, intitolarono la festa per la conclusione della loro lunga e fortunata carriera “The Last Waltz”, l’Ultimo Valzer. Il film-concerto che nel 1978 entusiasmò milioni di ragazzi, primo grande evento collettivo dai tempi di Woodstock, è il fedele resoconto della serata di addio del gruppo, accompagnato per l’occasione da un gran numero di amici con i quali avevano diviso il palco e lo studio di registrazione nei sedici anni precedenti. Ad affiancare The Band si avvicendano Bob Dylan, Ronnie Hawkins, Doctor John, Neil Young, Joni Mitchell, Eric Clapton, Van Morrison, gli Staples Singers, Neil Diamond, Emmylou Harris, Paul Butterfield e il grande Muddy Waters. Al termine dell’evento saliranno tutti insieme sul palco per terminare la festa insieme a Ringo Starr e Stephen Stills. Il concerto, unico per il suo cast, per l’ambientazione e per il bellissimo film che ne ha ricavato Martin Scorsese, fu una straordinaria festa, presto trasformata in leggenda, soprattutto a causa della popolarità dei tantissimi ospiti.
Il gruppo aveva esordito all’inizio degli anni 60 accompagnando il cantante rock’n’roll Ronnie Hawkins, che lo ribattezzò The Hawks, e si guadagnò sulle tavole dei palcoscenici di tutti gli Stati Uniti una fama così grande da cambiare nome in The Band, “Il gruppo, quello definitivo. Durante la loro carriera hanno accompagnato decine di artisti di altissimo livello ma l’incontro più importante è stato sicuramente quello con Bob Dylan, con il quale hanno lavorato per parecchi anni. All’epoca della storica “svolta elettrica di Newport” si dimostrarono assolutamente perfetti per traghettare la Stella del folk verso i grandi successi e le grandi platee del rock, accompagnandolo in alcuni fra i maggiori capolavori del menestrello di Duluth, primi fra tutti Before the Flood (1974) e “Basement tapes” (1975). Insieme produssero anche altri dischi fondamentali come “Blonde on Blonde” (1966), capolavoro assoluto, e Planet Waves (1974). Nel 1998 è stato pubblicato dalla CBS il quarto volume di “The Bootleg Series”, contenente il concerto di Dylan & The Band del 17 maggio 1966 alla Free Trade Hall di Manchester. Per inciso, si tratta del famoso concerto con il battibecco tra Dylan e uno spettatore che lo accusa di aver tradito la purezza della musica folk.
Il sound del gruppo era tutt’altro che monotono, mescolando rock, folk, country, blues, soul e musiche della tradizione del sud degli States, come ragtime e cajun, utilizzando gli strumenti classici del rock elettrico ma anche tutto l’armamentario della musica acustica, grazie alla versatilità e alla perizia di componenti in grado di suonare, e bene, anche mandolino, fisarmonica, violino, contrabbasso, sassofoni e trombe. The Band non è stato, inoltre, semplicemente un gruppo di accompagnatori, sebbene nella più nobile e creativa accezione del termine. I loro brani originali meritano sicuramente un posto al sole nella storia del rock. La loro carriera in proprio iniziò nel 1968 con “Music from the Big Pink”, dal nome della casa in cui vivevano, e già dall’esordio sono evidenti le caratteristiche sonore del gruppo, formato dal chitarrista Robbie Robertson, il batterista Levon Helm, il bassista Rick Danko e i due tastieristi Garth Hudson e Richard Manuel. Robertson, autore della maggior parte dei brani del gruppo, suona anche il pianoforte, Helm suonava anche mandolino e fisarmonica, Danko suonava anche il violino americano, meglio conosciuto con il nome di fiddle, Garth Hudson era un ottimo fiatista e Richard Manuel suonava anche la chitarra dobro.
Un’altra notevole caratteristica del gruppo è costituita dalla capacità di armonizzare le voci che, già quando vengono usate singolarmente, donano a The Band lustro e personalità Il primo disco contiene canzoni indimenticabili, come Chest Fever, This Wheel’s On Fire e I Shall Be Released, ma soprattutto il loro capolavoro assoluto, The Weight, splendido intreccio di voci e strumenti che sarà un po’ la loro bandiera. Nel 1969 arriva l’album omonimo, dal quale estrapolerei Rag Mama Rag, Up on Cripple Creek e soprattutto The Night They Drove Old Dixie Down, trascinante ballata di argomento “sudista”. L’anno seguente The Band registra un disco di inediti suonati dal vivo, “Stagefright“, che oltre al brano omonimo contiene The Shape I’m In. La loro luce a questo punto iniziò ad appannarsi leggermente e, mentre si infittiva la collaborazione con Dylan, arrivarono dischi interlocutori come “Cahoots” (1971), “Moondog Matinee” (1973), “Northern Lights Southern Cross” (1975) e “Islands” (1977).
I dischi in questione non erano inferiori ai precedenti, contenevano anzi canzoni di livello molto elevato, ma era sparita l’originalità dei primi tre album e il gruppo faticava a rinnovarsi, non riusciva più a stupire il pubblico con nuove sonorità. Il famoso live del 1978, “The Last Waltz“, è stato ristampato e ampliato nel 2002 dalla Rhino Records. In realtà il gruppo ha continuato una discontinua attività con dischi e concerti ma l’abbandono di Robbie Robertson, subito dopo il concerto di addio del 1978, la morte di Richard Manuel e in seguito quelle di Rick Danko e Levon Helm hanno tolto spessore e interesse ad una delle più importanti band di tutti i tempi, anzi “The Band.

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