The Apocalypse Blues Revue: “The Apocalypse Blues Revue” (2016) – Nicola Chinellato

L’esordio degli Apocalypse Blues Revue rappresenta una piacevolissima sorpresa per tutti gli amanti del blues, genere che in queste dodici tracce viene declinato in quasi tutte le sue accezioni: blues shuffles, acoustic blues, slow blues, rock blues e hard rock blues. Un disco variegato e intenso che nasce però lontano dai classici circuiti blues, come progetto parallelo dei Godsmack, una delle band di hard rock e post grunge più acclamate degli States (17 milioni di dischi venduti in carriera la dicono lunga in tal senso). Gli ABR, infatti, sono composti da Shannon Larkin e Tony Rombola, rispettivamente batterista e chitarrista dei Godsmack, che in attesa di pubblicare il nuovo disco con la casa madre, hanno voluto dar sfogo a una passione giovanile, imbarcando nell’impresa anche il bassista Brian Carpenter e il cantante Ray Cerbone. Un sorta di divertissement che, grazie all’affiatamento dei musicisti coinvolti e all’entusiasmo profuso in sala di registrazione, si è trasformato però in qualcosa in più di un estemporaneo e piacevole interludio. Smessi i panni delle rockstar e perfettamente a loro agio nell’inedito ruolo di blues players, i quattro sfornano, infatti, un disco intenso, appassionato e variegato nelle diverse modalità con cui si approcciano alle dodici battute. La sezione ritmica composta da Larkin e Carpenter evita il compitino e cerca la strada dell’eclettismo (agli ascoltatori più attenti non sfuggiranno i tecnicismi dei due) la chitarra di Rombola e il suo vibrato ricordano quella di Robin Trower, mentre il baritono di Cerbone, così ricco di soul e di timbri crepuscolari, evoca in più di un’occasione il fantasma di Jim Morrison. L’amalgama fra i quattro è perfetta, sia nel shuffle dell’iniziale Evil Is As Evil Does, gestito con la sapienza artigianale di califfi del blues, sia quando, come The Devil Plays a Strat, partono per una tangente decisamente più rock e hendrixiana; o quando, invece, si addentrano nei territori frequentati di solito da Buddy Guy (Crossed Over). Un linguaggio vario, dunque, capace anche di cupe derive notturne tanto care a Re InchiostroNick Cave (Junkie Hell) di divertenti rock’n’roll (Blues Are Fallin’ From The Sky) o di heavy blues di sabbathiana memoria (The Devil In Me) con cui la band mostra il lato più rude.
A chiusura del disco, presentata come bonus track, gli ABR ci regalano anche una cover di When The Music’s Over dei Doors, aggiungendo un tocco psichedelico alla scaletta e riuscendo a reggere il confronto con l’originale grazie alla voce di Cerbone, inquietante clone di Re Lucertola. Un esordio coi fiocchi dunque, con cui i quattro musicisti, pur provenendo da diverse estrazioni (Brian Carpenter è nella line up dei Blackfoot mentre Ray Cerbone opera in ambito Americana), riescono a creare una sorta di bigino del blues dal suono unico e famigliare al contempo. A questo punto, ci piacerebbe sapere se si tratta di un episodio destinato a restare unico o se questo primo full lenght avrà anche un seguito… Che è ciò che speriamo vivamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

the-apocalypse-blues-revue-chinellato-interno-giusto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *