The Ace of Cups: “Ace of Cup” (2018) – di Magar

La Storia delle Ace of Cups, e del disco omonimo che è stato appena pubblicato, ha radici molto profonde, per le quali è necessario andare a rovistare tra le vecchie riviste, tra i poster dei concerti, tra tutti quei memorabilia” che i collezionisti nostalgici come noi amano raccogliere e forse catalogare. Per parlare di queste giovani e gagliarde Signore, che entrano in sala di incisione per registrare il loro primo album con oltre settanta primavere sulle spalle, dobbiamo ancora una volta tornare al 1967, e alla scena musicale di San Francisco: se fossimo capitati in tale meravigliosa landa, ci saremmo sicuramente imbattuti in questa incredibile All Female Band, che rivaleggiava, e spesso vinceva, con i grandi gruppi che affollavano la Bay Area di quegli anni. Le Ace of Cups sono già una leggenda in quei giorni: sono la band che ha aperto per Jimi Hendrix al Golden Gate Park nell’estate del 1967, pochi giorni dopo che il “mancino di Seattle” aveva dato fuoco alla sua chitarra nell’indimenticabile Monterey Pop Festival; e sono anche la band che ha aperto la spettacolare Three Night Run di The Band al Winterland Ballroom del 1968.Se poi aggiungiamo il fatto che sono intime amiche di gente come Quicksilver Messenger Service, The Grateful Dead, Jefferson Airplane e altre icone simili, ecco che iniziamo a farci una idea dell’importanza di queste fanciulle. Le loro frequentazioni musicali e i loro imprescindibili concerti le hanno già da tempo trasformate in un monumento: una delle vette del Movimento Psichedelico, nel quale il loro essere una band femminile è fondamentale. Entriamo dunque in questo “mondo” e ripercorriamo la loro storia… Nel 1967, la scena di San Francisco era immersa nel periodo definito “Technicolor”: era l’estate dell’amore e, nel Parco i Diggers stavano fornendo pasti gratuiti agli hippy che si riversavano in città da tutti gli Stati Uniti. I Grateful Dead vivevano al 710 di Ashbury Street in una casa comune pagata dal famoso chimico Owsley Stanley (quello dell’ LSD), e il negozio psichedelico di Haight era stato “visitato” dalla polizia l’anno precedente per aver venduto “The Love Book”, una raccolta del poeta beat Lenore Kandel che includeva il poema censurato “To Fuck with Love”. Mentre tutto ciò accadeva, le regole sociali restrittive degli anni 50 e dei primi anni 60 si stavano deteriorando: il rock psichedelico, più forte, più sciolto e grintoso della sicura e dolce musica che la mid class amava ascoltare, era la colonna sonora di quei giorni. Tutti sapevano che il momento era speciale. Poco prima di questi fatti, era il capodanno del 1966, Denise Kaufman incontra Mary Ellen Simpson ad una festa nel distretto di Haight-Ashbury: Mary  in una camera da letto è da sola a suonare blues con la chitarra e Denise si mette a seguirne il ritmo con l’armonica. Possiamo dire che questo è l’inizio dell’avventura. Nei primi giorni del 1967  Mary invita Denise a suonare con alcune amiche nel salotto di una grande casa ad Haight: con loro ci sono la bassista Mary Gannon, la tastierista Marla Hunt e Diane Vitalich alla batteria. “Non avevo mai sentito parlare di un gruppo di sole donne, dice Denise Kaufman, e non mi era mai passato per la mente che esistessero band composte da sole donne. Era un’idea così impensabile…”, eppure eccole li, a suonare musica rauca, ribelle, divertente e rumorosa. Scrivono la loro prima canzone quella sera stessa, e poi scelgono il nome del gruppo rifacendosi a una carta dei tarocchi: la prima e unica band esclusivamente femminile della scena californiana diventa una realtà. In quel periodo Denise era impiegata presso l’etichetta Fantasy di San Francisco (John Fogerty, poi con i Golliwogs, lavorava nella sala di registrazione), e uno dei proprietari dell’etichetta aiutò le Ace of Cups a procurarsi l’attrezzatura necessaria per iniziare a fare sul serio. James Neil Hollingworth (che gestiva i Quicksilver Messenger Service), diventa il loro manager e le ragazze abbandonano i lavori giornalieri per trasferirsi in una casa nella contea di Marin, iniziando a suonare a tempo pieno. La cosa non passa inosservata, e di loro si comincia a parlare nell’ambiente: i concerti intorno alla Baia e al Festival of Growing Things, insieme a Big Brother & The Holding Company, Steve Miller Band e Country Joe & the Fish, accrescono enormemente la loro fama, facendone in pratica delle star. Lo stesso Hendrix andava pazzo per loro, e nel dicembre del 1967 dichiarò a Melody Maker: “Ho ascoltato suoni veramente groovy negli Stati Uniti, e c’è questo gruppo di ragazze, le Ace Of Cups, che scrivono le loro canzoni e la chitarrista è davvero fantastica”. Le ragazze si esibiscono in una serie di spettacoli di ogni genere, tra Concerti di Beneficenza e raduni Rock veri e propri: Denise Kaufman ricorda che fecero un viaggio a Chicago per suonare ad un festival con leggende del blues tra le quali spiccavano James Cotton, Sam Lay e Muddy Waters. Erano le Paladine del Rock Psichedelico, e promuovevano costantemente la politica dei pari diritti tra uomini e donne, oltre ovviamente alle altre questioni sociali dell’epoca. I tempi però erano ben lungi dall’essere maturi per una band femminile: nonostante tutto il parlare di pari diritti tra maschi e femmine c’era ancora un abisso. Una cosa è fare da open act a qualche grande nome in eventi isolati, un’altra è intraprendere un tour a proprio nome, con tutto quello che ne consegue. Le Ace of Cups sono ragazze hippies che vivono secondo canoni abbastanza diversi da quelli entro i quali si muovono la maggior parte delle donne di quegli anni ma, comunque devono fare i conti con la loro femminilità. Sono anche mamme, e questa condizione è un grosso freno alla loro attività musicale. “Per poter suonare e fare un tour, devi poter contare su un servizio di assistenza all’infanzia, e non siamo riuscite a capire come gestire la cosa”, dice ancora la Denise. Gli uomini se ne andavano tranquillamente in tour, la famiglia al limite stava a casa ad aspettare, le donne non potevano permettersi questo lusso. Fu probabilmente a causa di questa realtà che nessuna casa discografica propose alla band di registrare un disco: era impensabile uscire con un album senza poterlo supportare con un tour. Nel 1972, il gruppo semplicemente cessò di esistere. Mary Ellen Simpson si trasferì nel nord della California, diventando infine un assistente sociale per la salute mentale, mentre Diane Vitalich rimase a Marin e divenne una nota praticante del massaggio shiatsu. Mary Gannon tornò a scuola e divenne un’ insegnante di musica e Denise Kaufman si trasferì prima nell’isola hawaiana di Kauai e poi a Los Angeles, dove frequentò la scuola di musica diventando infine insegnante di Bikram yoga per star come Madonna, Quincy Jones, Jane Fonda e Kareem Abdul Jabbar. La loro storia avrebbe potuto restare solo una nota a margine nel grande libro del rock, ma il destino aveva in serbo una sorpresa per le arzille e indomite ragazze hippies. George Wallace, il fondatore dell’etichetta High Moon Records con sede a New York, da sempre ossessionato dalla scena di San Francisco, si imbatte per caso in “It’s Bad For You But Buy It”, una raccolta di brani, demo ed estratti radiofonici delle Ace of Cup pubblicata dalla Big Beat Records nel 2003: è amore al primo suono! Si mette in viaggio, con destinazione Ovest, annotando sul suo taccuino il nome di Denise. In quel periodo le Ace of Cups si erano riunite per un concerto in onore di Wavy Gravy (figura importante della controcultura americana) per il suo 75° compleanno, e Wallace propose alle ormai ex ragazze di entrare in studio a registrare il disco che avrebbero dovuto incidere cinquanta anni prima. Una decisione nata dall’amore per quel tipo di musica, figlia sopratutto del grande rispetto che queste donne hanno saputo meritarsi. Le quattro ragazze (Marla Hunt non fa parte del progetto) si riuniscono allo Studio Laughing Tiger di Marin per registrare finalmente il loro debutto. Con loro ci sono tra gli altri Buffy Sainte-Marie, Taj Mahal, Jorma Kaukonen, Jack Casady e Bob Weir. A tal proposito, Denise Kaufman dichiara: “Volevamo che questo album fosse un raduno di una Comune Hippie, e in realtà sembra proprio esserlo”. L’album è stato prodotto da Dan Shea, che ha lavorato con superstar come Mariah Carey, Jennifer Lopez, Celine Dion e Janet Jackson, e il suo apporto si dimostra determinante nell’aiutare la band ad affinare la propria abilità in studio: i risultati sono stati così strabilianti, che vengono registrate 100 canzoni originali. Oltre alle ventisei entrate in questo stupefacente debutto, molte altre vedranno la luce in un secondo LP previsto per la prossima primavera. Per Kaufman, Gannon, SimpsonVitalich, il processo di registrazione è un sogno psichedelico divenuto realtà, l’esperienza culminante della loro vita, come hanno tenuto a ribadire compatte. Analizzando il progetto Denise specifica che, ora come allora, i temi trattati dai testi sono di una attualità spaventosa: i venti di guerra e i pressanti problemi sociali sono immutati se non peggiorati, e la musica che esce dai loro strumenti è la corolla di un fiore finalmente sbocciato. Alla pubblicazione del disco farà seguito un tour promozionale, perché adesso le “girls” se lo possono permettere… e vi assicuriamo che sarà entusiasmante vedere quattro splendide signore dai capelli grigi muoversi sul palco al suono del loro rock. “Le donne della nostra età sono quasi invisibili nella sfera pubblica e in molti modi ci viene detto di andare in pensione, di starcene tranquille a casa, sottolinea ancora Denise Kaufman, quindi è, sarà fantastico e molto ROCK essere in pubblico e fare ciò che non abbiamo potuto fare allora”. Alla base di questa splendida realizzazione sta il fatto che ciascuna di loro non ha mai smesso di suonare in realtà, anche se lo facevano per loro stesse, continuando a frequentarsi e a restare unite. La loro amicizia, i loro sentimenti, la voglia di essere comunque protagoniste, ha prodotto infine un risultato incredibile: l’album è un superlativo concentrato di rock psichedelico, suonato con grinta ma anche con gioia: Dal 1967 al 1972, le Ace of Cups, ossia Mary Gannon (basso), Marla Hunt (organo, pianoforte), Denise Kaufman (chitarra, armonica), Mary Ellen Simpson (chitarra solista) e Diane Vitalich (batteria) sono state nel centro della rivoluzione culturale e sociale degli anni 60, e questi brani portano con loro quella voglia di lottare per un mondo migliore che ancora dà vitalità al loro cuore. Attraverso una scaletta composta da brani originali dell’epoca e nuove realizzazioni, questo disco è una boccata di puro ossigeno del quale proprio non possiamo fare a meno. Sono sufficienti i quattro minuti della iniziale Feel Good per entrare in sintonia con il suono di queste splendide Psychedelic Girl: la loro musica è la perfetta soundtrack per un mondo che possiamo ancora solamente immaginare. Rock, Folk, Blues e influenze Gospel con una sensibilità Pop in salsa Garage. Il tutto immerso in una lucentezza psichedelica inebriante… Il resto… beh, il resto scopritelo ascoltandole. Vi sorprenderanno.

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