Terry & Gyan Riley: live at Casa Morra – di Pietro Previti

Napoli, 27 Luglio 2018. A ben vedere è stato l’evento dell’Estate napoletana, con buona pace di Sting e Mr. Boombastic (sold-out annunciato da mesi all’Arena Flegrea) e degli stessi King Crimson agli Scavi di Pompei. Terry Riley, che mancava dal capoluogo partenopeo da circa vent’anni, lo scorso 27 Luglio si è esibito in esclusiva nel nostro Paese nel settecentesco cortile di Casa Morra a Napoli. Si è trattato di un evento unico e particolarmente suggestivo anche perché ricadeva la sera in cui era visibile la più lunga eclissi totale di Luna del secolo. Il concerto ha avuto inizio passate le 22.00, praticamente in contemporanea con il fenomeno lunare assolutamente visibile dal primo dei cortili di Casa Morra, ed andando avanti, all’incirca, per tutta la sua durata. Caso fortuito o scelta originale degli organizzatori, poco conta. L’americano Terry Riley, classe 1935, 83 anni il 24 giugno appena passato, insieme a La Monte Young è stato uno dei padri fondatori della Minimal Music. Da almeno cinquanta anni rientra nel ristretto novero dei compositori più influenti del XX secolo. La sua fama da subito è apparsa trasversale, capace di richiamare l’interesse di più generazioni di sperimentatori e musicisti che ne hanno omaggiato, talvolta anche esplicitamente, la sua importanza per certi rivoluzionaria. E’ stato il caso degli Who che nella loro pietra miliare, “Who’s Next” (1971), gli dedicavano la traccia d’apertura intitolandola Baba O’ Riley. All’epoca Terry rientrava in una sorta d’avanguardia non estranea al Rock, stante la sua provenienza da un ristrettissimo nucleo di artisti che ricercavano e sperimentavano nuovi strumenti elettronici. Una nuova concezione musicale, insomma, in cui non erano estranei influssi orientali e raga indiani che, volutamente, andavano a dilatare i tempi dell’esposizione musicale in movimenti ripetitivi e circolari fino alla successiva micro variazione tonale. E’ proprio in questo contesto che nascono opere fondamentali come “In C” (1964) e “A Rainbow In Curved Air” (1969). L’evento napoletano, organizzato dalla Fondazione Morra in collaborazione con la E-M ARTS, ha riproposto la formula con cui Terry ed il quarantenne figlio Gyan si esibiscono da diversi anni sotto la sigla The Rileys. Terry ha alternato il pianoforte al synth ed a una tastiera a fiato mentre Gyan, eccellente e fluido chitarrista, si è esibito all’acustica ed elettrica. Si tratta di un progetto rodato in cui non sono assenti momenti in cui l’ispirazione dei due musicisti sembra ricomprendere trame di improvvisazione in una dialettica in continua evoluzione. Se la presenza prevalente di strumenti acustici ha indirizzato la scaletta dei brani verso una proposta di musica minimale arricchita da intarsi folk e jazz mai fuori misura, è soltanto con la stupenda e conclusiva Ebony Horns che le due generazioni dei Riley riescono realmente a sorprendere. Alle estatiche e ipnotiche reiterazioni minimal cui Terry nel corso di questi anni ci ha abituato, subentrano progressivamente movimenti romantici che fanno prendere alla canzone, quasi una piccola suite, una direzione inaspettata. Come se l’intenzione dei due esecutori fosse quella di portare gli ascoltatori presenti ad abbandonare i territori della Ragione per quelli dell’Emozione. Ecco, è proprio in questi attimi che la ricerca di Terry, ancora lungi dall’esaurirsi, giunge a compimento. Quando aspira alla Trascendenza.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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