Terrence Malick: “The New World” (2005) – di La Firma Cangiante

Forse due ore e mezza per narrare la storia di Pocahontas (Q’orianka Kilcher) sono un po’ troppe anche per un autore particolare come Terrence Malick, qui al suo quarto lungometraggio realizzato a distanza di ben sette anni dal precedente (e ben più interessante) La sottile linea rossa e a quasi trent’anni dai primi due (“La rabbia giovane” del 1973 e “I giorni del cielo datato” del 1978). Gli aspetti migliori del film si possono ricondurre proprio a quegli elementi che spesso si sottolineano come pregi nel Cinema di Malick: la maniacalità per il dettaglio, l’importanza preponderante della fotografia, la maestria nella costruzione delle inquadrature e l’attenzione alla scelta di location magnifiche che palesano l’amore del regista per tutto ciò che appartiene all’ambito naturalistico, sempre senza tralasciare le riflessioni che le immagini di Malick spesso suscitano, riflessioni forse qui meno spirituali e filosofiche che altrove e più legate proprio a quel rispetto per una vita scandita su ritmi naturali e avulsi dalle imposizioni della società moderna. In diverse occasioni al regista statunitense è stata imputata la tendenza a dare troppa importanza alle immagini e alla filosofia celata dietro ad esse, ad ammantare il proprio Cinema di significato e significante a discapito della pura narrazione, con il rischio palpabile di andare a creare “polpettoni” poco digeribili, apprezzati solo da un pubblico “colto” o finto tale. Nel caso di “The new world” (2005) il problema non si pone, la storia c’è, è anche semplice e tutto sommato parecchio risaputa… ora non vorrei fare paragoni con il “Pocahontas” di casa Disney in quanto è proprio uno dei cartoni animati della Disney di cui non ho memoria, però per sommi capi la storia d’amore tra l’indigena e l’inglese John Smith (Colin Farrell) la conoscono più o meno tutti. Virginia, 1607. Un gruppo di colonizzatori inglesi sbarca sulle coste del continente americano e getta le basi per la fondazione del villaggio di Jamestown; il capitano John Smith, graziato dei suoi peccati di insubordinazione, viene incaricato di allacciare rapporti commerciali con le tribù indigene dei Powhatan. Inizialmente fatto prigioniero dagli indigeni, John Smith si inserisce all’interno del gruppo di nativi iniziando ad apprezzarne lo stile di vita libero, rispettoso della Natura, privo delle brutture che inevitabilmente nascono in una società strutturata e volta al profitto. “Sono gentili, amorevoli, leali, privi di qualsiasi astuzia e inganno. Le parole che indicano menzogna, falsità, avidità, invidia, maldicenza e perdono non sono mai state udite; non conoscono la gelosia, il senso del possesso: reale ciò che ritenevo un sogno”… ma il conflitto purtroppo è dietro l’angolo: inglesi e powhatan saranno destinati a scontrarsi, John Smith e Pocahontas verranno separati. Uno dei pensieri che più mi ha colpito guardando “The new world” è la domanda sul perché una storia di questo genere abbia colpito l’immaginario di un regista come Malick che in fondo, pur condendola con alcune riflessioni a lui care e con diversi momenti innegabilmente molto ben riusciti, altro non ha fatto che narrarci una già nota storia d’amore. Il film, proprio in virtù della classicità della storia, si guarda senza problemi… certo, non entusiasma e non è neanche graziato da grandi prove di recitazione, risulta forse un po’ troppo lungo ma si apprezza comunque per un comparto tecnico e visivo di alta qualità. Forse ciò che di più bello rimane è proprio il personaggio di Pocahontas, di un candore innocente come sempre più raramente accade di poter ammirare al Cinema. Per apprezzare a pieno il talento di Malick probabilmente invece bisognerà dirottare su altro.

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