Teho Teardo: “Grief Is the Thing with Feathers” (2019) – di Francesca Spaccatini

Curioso ascoltatore, tra queste righe ti sarà proposto un gioco. Avrai bisogno di tre concetti in estinzione: attenzione, tempo e immaginazione. Ti occorrerà inoltre l’ultimo disco di Teho Teardo, “Grief is a thing with the feathers” (Specula Records 2019), un supporto audio, carta e penna. Numero di giocatori: da uno a quanti ne riuscirai a rimediare. Durata del gioco: minimo 30 minuti. Procedimento: durante l’ascolto delle otto tracce, prova a scrivere sul foglio quante più immagini, parole e sensazioni riuscirà ad evocarti questo disco. Puoi anche scrivere una storia di senso compiuto se riesci. Scopo del gioco: cercare di indovinare la struttura tematica delle composizioni. Unica regola: vietato leggere i titoli dei brani. Per poter partecipare è necessario che tu non abbia mai sentito parlare fino ad ora di “Grief is a thing with the feathers”. Ora quindi ti chiedo di sospendere la lettura se vuoi giocare, affinché tu non venga contaminato dalle mie considerazioni e ricerche. Se invece non hai abbastanza tempo o semplicemente non ti affascina il gioco, continua pure a leggere queste parole. Ora che hai valutato attentamente il da farsi, ti racconterò del mio approccio profano a quest’essere denso e profondo. Metto su il disco, parte A bit About Ghosts, pungente e ruvida, colpi di archi affondano e parte un ticchettio che incatena il tempo, versi di donne gracchiano su e giù, un rito ancestrale. È una coreografia del malaugurio questa. Partono i violini e con essi un corpo esanime. Un’aria di lutto tristissima e solenne, come nebbia invade. Qualcuno ci ha rimesso le penne mi dico e qualcun altro ne soffre impotente. Con stupore magnetico proseguo e in This is the story of how your wife died, macchine e vocalizzi angelici, violini, tristezza e ancora impotenza. Contrabbasso bussa a passi pesanti, chitarra arriva lieve, violino, speranza. C’è un cambiamento nell’affrontare il dolore: sconquassa e fracassa, la rabbia monta, ribalta e spacca. Campanelli di emergenza, tempesta sibila e annuncia disastro. Moltitudine di oscure presenze sferza e lacera, svolazza e trapassa. Clarinetti preparano battaglia, spada contro spada, archi contro viole. Innocente cullare tra meste braccia. Qualcosa osserva e fischietta, clarinetti e violini, smette e scende in picchiata, trova insidie, terra e sangue. Torna, fischietta, e poi esce di scena trascinandosi via tutta la musica. Ad ascolto ultimato ricerco informazioni. Molti i musicisti che vi hanno messo mano: Laura Bisceglia, Giovanna Famulari (violoncello); Ambra Chiara Michelangeli (viola, violino); Vanessa Cremaschi, Elena De Stabile (violino); Susanna Buffa (voce); Elena Somaré (whistle); Gabriele Coen (clarinetti) e Joe Lally dei Fugazi (basso, electronic tablas). Inoltre leggo che “Grief is the thing with feathers” di Teho Teardo è la colonna sonora di uno spettacolo teatrale diretto da Enda Walsh (noto per aver collaborato con David Bowie in “Lazarus”, il musical, e alla sceneggiatura del film “Hungers” con Steve Mc Queen). L’attore protagonista scelto è lo stesso che troviamo in copertina: Cillian Murphy, conosciuto ai più per aver recitato nella fortunata serie tv “Peaky Blinders”. Scopro infine che la trama è stata ripresa dall’omonimo romanzo di Max Porter del 2015, tradotto in italiano (“Il dolore è una cosa con le piume”). Porter vive a Londra, lavora nell’editoria e questo è il suo libro di esordio, con il quale ha vinto il Dylan Thomas Prize. Mi rituffo nella ricerca tra le piattaforme di prestito digitale, verifico la disponibilità, scarico l’e-book e verace m’immergo. I tasselli del puzzle adesso sono al completo, davanti a me, la soluzione del gioco. Poetico e fiabesco, il romanzo, è la storia struggente di un uomo, rimasto solo con due bambini dopo la morte della moglie. I tre si apprestano a fare i conti con la disperazione, il dolore e un fiume di visite che sembra non confortarli. Uno dei due bambini si chiede: “Dove sono i pompieri? Dov’è il rumore, il chiasso che fa un fatto come questo? Dove sono gli sconosciuti che si fanno in quattro per aiutarci, gridano, ci lanciano equipaggiamento fosforescente per cercare di calmarci e salvarci? Dovrebbero esserci degli uomini col casco che parlano una lingua nuova e drammatica, la lingua dell’emergenza. Dovrebbe esserci un baccano pazzesco, assolutamente estraneo e inadatto al nostro tranquillo appartamento di Londra. Niente folle invece, né sconosciuti in uniforme, né una nuova lingua d’emergenza. Siamo rimasti in pigiama e la gente veniva a portarci roba”. Sarà la visita inaspettata di un corvo con le piume a risollevare gli animi dei personaggi. Un corvo con il potere di mangiare la tristezza, che è anche “amico, (…) scherzo, sintomo, finzione, spettro, stampella, giocattolo, spirito, gag, analista e baby-sitter”. Lo stile asciutto di Porter, l’accostamento a ruota libera di parole e la scelta di inserirvi numerose onomatopee, rievoca nel lettore uno spirito fanciullesco, riuscendo in maniera eccezionale a smorzare la tragicità della vicenda. Altra nota d’onore va all’ottimo lavoro di traduzione svolto da Silvia Piraccini, che senz’altro ci avrà messo del suo. Insomma, un libro davvero emozionante, struggente, ma soprattutto imperdibile, che vi farà cogliere il “Duende”, come direbbe il clarinettista Gabriele Coen, ovvero quello “spiritello” che, nella testa di Teho Teardo, ha attizzato il fuoco dell’ispirazione.

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