Tedio: la nebbia che abbraccia il fiume – di Lorenzo Scala

Primo tempo, titolo: La nebbia che abbraccia il fiume. Caronte era il traghettatore dell’Ade, trasportava le anime dei morti da una riva all’altra del fiume Acheronte, ma solo se i loro cadaveri avevano ricevuto i rituali onori funebri (o, in un’altra versione, se disponevano di un obolo per pagare il viaggio); chi non li aveva ricevuti (o non aveva l’obolo) era costretto a errare in eterno senza pace tra le nebbie del fiume”. L’immaginario in cui i Tedio mi immergono è quello di un viandante che rifiuta gli onori quando la fine è vicina, buttando sprezzante gli oboli in una pozzanghera di una foresta in cui il sole non s’affaccia mai. Questa persona immaginaria figlia di un’atmosfera post rock, decide volontariamente di perdersi nelle nebbie del fiume, senza una meta apparente, senza un pace ricercata, ma intraprendendo così un viaggio all’interno di un nulla metaforico e questo nulla, altro non è, che un perdersi dentro se stessi. Lo spazio scompare, il tempo si avviluppa in ellissi infinite e il terreno si piega in un nastro di Moebius: rimangono solo le  impronte nel fango della propria coscienza.  Questa è solo una visione che si riflette nel gioco evocativo di una musica fatta di specchi. Una musica suggestiva quella dei Tedio, atmosfere che proiettano lande desolate in un’eterna notte che non è mai completamente buia, c’è una luna grande quanto uno stagno di fertile compassione e laconica speranza, a illuminare pallida loro, che suonano, noi che ascoltiamo. Il loro primo disco, uscito nel 2017 e dal titolo “God” (MIM records), è un fluire di connessioni neuronali che si accendono dando vita ad un universo cupo in cui germogliano ispirazioni cinematografiche oltre che musicali. Viene in mente David Lynch con il suo “Eraserhead”, Cronenberg con il suo “Spider”, Jim Jarmusch con il suo splendido “Dead man” (con meravigliosa colonna sonora annessa di Neil Young). Fine del primo tempo in cui l’autore dell’articolo si è fatto trascinare nel gorgo post grunge. Secondo tempo, titolo: Chi sono i Tedio? Questa band di Rocca Priora (chi legge i miei articoli sa che ho un debole per i paesi nel sud del Lazio) è formata da D.C. voce e chitarra, A.C. chitarra e basso, S.G. batteria. Il loro disco d’esordio, “God”, sensuale e malato, ha creato uno certo chiacchierìccio intorno a questo progetto, raccogliendo pareri positivi di critica e pubblico. L’album è composto da sette canzoni, di cui l’ultima, Crocifisso giù, cantata in italiano. A seguire hanno dato alla luce (o alle tenebre, secondo i punti di vista), circa sei mesi fa  il singolo “Silence”: Questa canzone parte con una sinfonia sperimentale, inquietante e dissonante per schiudersi, dopo circa un minuto, in una ballata acustica dal forte sapore dark. Qualcosa però ancora frigge in questa cucina gotica di note malsane, in cui i Nirvana, i Mogwai e i Calexico si ammucchiano in un’orgia di shoegaze. Infatti, è da poco nato il loro ultimo singolo… si tratta della cover di Wayfaring Stranger, ballata della tradizione inglese già rielaborata da grandi artisti… uno su tutti Johnny Cash. Questa canzone farà da apripista al loro nuovo album previsto per il mese di ottobre 2018. Permettetemi una considerazione finale: I Tedio hanno condiviso il palco con personalità artistiche di grande spessore come Giorgio Canali, Andrea Ra, Guido Maria Grillo e Amaury Cambuzat (Ulan Bator). Il loro disco “God”, a mio parere è molto bello nel suo essere multiforme all’interno di un’atmosfera precisa. Io però quando li ho sentiti dal vivo e per caso, per la prima volta, non sapevo niente di tutto questo… e anche se non avessero fatto niente di tutto questo, avrei scritto lo stesso di loro, perché la musica dal vivo, quando colpisce, lascia un solco nella memoria.

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