Tedenigro: “Aguardiente” (Cultural Bridge 2017) – di Capitan Delirio

Quella del disco “Aguardiente” è una storia particolare… perché è la storia di un album contenente la registrazione di otto brani incisi a metà degli anni novanta e pubblicati nel 2017… soltanto vent’anni dopo. Tra il 1995 e il 1996 i sei amici Gabriele Bartoli, Antonella Franceschini, Andrea Pullone, Marco Migliarino, Fabio Fusi e Andrea Caroselli, tutti musicisti provenienti da esperienze artistiche diverse, decidono di fare un omaggio al Latin Jazz, in una inconsueta soluzione musicale, contaminando la tipica fase ritmica del genere costituita da chitarra, basso elettrico e percussioni, con una piccola sezione archi fornita dalla viola di Gabriele e dal violino di Antonella. Non è una novità per l’epoca ma a fare la differenza è la scelta dei brani e l’alchimia sinergica tra i sei amici; l’insieme atipico riesce a trovare la giusta sintonia tra linea melodica e improvvisazione, unita all’energia necessaria ad eseguire questi ritmi sostenuti, tra Flamenco, Salsa, Mambo, Rumba o Bossa, tanto da far dimenticare che siano esistiti altri esperimenti del genere. Sin dalle prime battute ci si immerge nell’ascolto e ci si presta al rapimento. Parte fortissimo, infatti, il disco con La Fiesta, tributo ad un classico di Chick Corea; non da meno è la title track Aguardiente che invece è di Andrea Pullone, come la maggior parte delle altre composizioni ad esclusione di quelle create da e in collaborazione con Antonella Franceschini. Il sestetto si trova a meraviglia sia ad eseguire i brani da loro stessi composti come Annita o nell’interpretazione dei pezzi del loro ispiratore Chick Corea, come Sicily. La magia è tangibile anche nei brani più rilassati come Siam e Oristano, ma ogni brano è un gioiello artistico incommensurabile, basta ascoltare Matì o Para Ti per rendersene conto. Il destino beffardo, però, vuole che proprio al termine della registrazione, l’elemento trainante della formazione, Gabriele Bartoli, sia portato via da una terribile malattia in giovane età. Così i rimanenti musicisti della band perdono la voglia e l’entusiasmo di pubblicare il disco. L’occasione si ripresenta vent’anni dopo, come in una forma di giustizia universale, per rendere omaggio sia al musicista scomparso, sia alla meraviglia che avevano creato quei sei talenti della musica, restituendoci un disco importante, che fa della bellezza espressiva, che va oltre i linguaggi e i generi, una carezza per le orecchie e per l’anima.

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