Ted Nugent: “The Music Made Me Do It” (2018) – di Nicola Chiello

Al suo quindicesimo album solista in studio e al settantesimo anno d’età, Ted Nugent non si è rammollito neanche un po’ anzi, come lui stesso afferma in un recente video dal suo canale YouTube, “Here it is 2018 and I’m the happiest motherfucker you’ll ever run into”. Nella nuova uscita discografica, “The Music Made Me Do It” (2018), l’uomo delle caverne picchia ancora come un duro e spara la sua raffica di canonici dieci pezzi, di cui tre risalenti a una compilation di sei anni fa e una reinterpretazione acustica di Fred Bear – “Spirit of the Wild” (1995) – che però, essendo l’unica canzone acustica del disco, non si amalgama come vorremmo con le sonorità ben più dure delle altre tracce. Ascoltando quest’album, si ha la sensazione che l’originalità passi in secondo piano rispetto all’heavy rock’n’roll da power trio (Jason Hartless alla batteria e Greg Smith, bassista anche in “Stranger in Us All” (1995) dei Rainbow e in alcuni dischi di Alice Cooper) che siamo abituati ad ascoltare. Infatti è un disco che farà sorridere i nostalgici dell’hard rock anni 70/80, con la solita buona dose di “politicamente scorretto” alla Nugent: distorsione a palla e due pezzi strumentali degni del virtuosismo del guitar hero americano, ma che non brilla come gli album storici. La title track, un paio di riff e un ritornello che rimane in testa e ricorda la linea vocale di We’re a Happy Family dei Ramones – “Rocket to Russia” (1977) – introduce allo spirito dell’album. Parole che giocano sulla nostalgia, quella che si prova nel sentire il suono distorto di una Les Paul e l’amore per il blues e il rock’n’roll. Non a caso vengono menzionati Chuck Berry, Bo Diddley e Little Richard, le cui influenze si avvertono prepotenti in I Love Ya Too Much Baby e Bigfundirtygroovenoize, un blues efficace e semplice con tanto di corista e un boogie eseguito con l’inconfondibile approccio brutale dei Motorhead di Overkill. Se, come già accennato, l’album non brilla per originalità, neanche i temi trattati ci sorprendono: infatti, brani come Cocked, Locked & Ready to Rock e I Just Wanna Go Huntin accennano a un tema tanto ricorrente in questo e altri album di Nugent da farci venire la nausea, ovvero le armi da fuoco di cui, da bravo americano, è un appassionato (“cocked and locked” sono termini tecnici che riguardano l’uso della pistola semiautomatica), la caccia e la vita nei boschi. Nugent infatti, soprannominato anche “il feticista delle pistole”, è noto per la sua passione per la caccia, brutalmente ostentata in video documentari in cui, per esempio, da un elicottero spara con una mitragliatrice a 496 maiali in sole 48 ore. Come se non bastasse, dopo il massacro avvenuto alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, Florida, il 14 febbraio dell’anno scorso, Nugent si è schierato contro le marce di protesta organizzate a New York e Washington contro la diffusione delle armi, appoggiando ancora una volta la NRA (National Rifle Association), una delle più potenti lobbies di armi da fuoco negli USA. L’album si chiude con due versioni dello stesso brano strumentale, una composizione rock solare e dai tempi larghi: l’originale, Sunrize Fender (Fender Bass VI Solo), suonato con un particolare basso fender a sei corde, è preceduto dall’arrangiamento per chitarra elettrica, batteria e basso, che aggiunge elettricità e ritmo ma rischia di risultare eccessivamente ridondante dopo pochi ascolti come il resto dell’album. “The Music Made Me Do It” non è di certo un capolavoro, ma riuscirà a farvi fare su e giù con la testa e a ricordarvi degli anni d’oro dell’hard rock.

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