“Ted Nugent Double Live Gonzo!” 1978 – di Valerio Tirelli

Durante gli anni 70, tra i pochi altri, c’è stato un chitarrista che ha lasciato un’impronta singolare nel modo di suonare. Ted Nugent (già famoso con gli Amboy Dukesoltre al modo di suonare è da ricordare come uno dei primissimi show man on stage nel senso moderno, capace di esibirsi e intrattenere il pubblico più esigente.
Assolutamente egocentrico e per nulla disposto a lasciare spazio ad altri musicisti (famoso per l’uso massiccio e personale dello slide con la sua Gibson) è comunque autore di uno dei più piacevoli live album degli anni 70.
Double Live Gonzo!”, Registrato durante il tour ’76-’77, è colmo della presenza di Ted… e gli altri musicisti, pur di ottimo livello, si devono rassegnare a far da cornice. L’unico che forse poteva tenergli testa era il vocalist/chitarrista Derek St. Holmes che, infatti, di lì a poco venne silurato.
“Double Live Gonzo!” è energia rock dall’inizio alla fine, musica che scorre veloce e rabbiosa nelle vene, capace di trasformare il blues in hard rock . L’Album si apre con Just What The Doctor Ordered
poi la cover di Baby, Please Dont Go, molto dura e poco blues nell’interpretazione di Nugent.
Molto Southern, invece, Great White Buffalo, preludio di Hibernation, un capolavoro strumentale di oltre sedici minuti che rivela in tutta la sua grandezza il talento brutale di Ted. Le hits più conosciute del disco sono due: Stormtroopin’ (la chitarra di Ted viene seviziata e la voce di Derek esplode in tutta la sua potenza) e Strangehold, 
undici minuti con un riff di base tra i più popolari dell’epoca, canzone sostenuta dai soli improvvisati di Nugent e dalla prova vocale di St. Holmes; un grande pezzo dove l’ipnotico giro di basso ti prende e ti lascia viaggiare… e la chitarra ti ricorda che non è un brano psichedelico e che il rock è dannatamente bello: rispetto alla versione in studio, qui la chitarra prende il sopravvento su tutto e tutti.
Si continua con Cat Scratch Fever (con un altro riff molto famoso) semplice, efficace, radiofonico, da concerto…
che ti si pianta in testa e non ti lascia scampo. 
A chiudere Motor City Madhouse, un brano perfetto per concludere in bellezza. Personalmente apprezzo molto di più il periodo antecedente di Ted con gli Amboy Dukes (scriveremo anche di questi) ma “Double Live Gonzo!” è davvero un disco fondamentale nel percorso di questo artista.

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