“Tears In Heaven” – di Alessandro Menabue

20 marzo 1991, Manhattan, cinquantatreesimo piano del Galleria Condominium: la showgirl italiana Lory Del Santo, suo figlio Conor e la tata del bambino si trovano in un appartamento di proprietà dell’immobiliarista Silvio Sardi (che sposerà la soubrette pochi anni dopo). Conor ha quattro anni e mezzo ed è nato dalla relazione tra Lory ed Eric Clapton: lui e la madre, nonostante la relazione tra lei e il chitarrista stia attraversando un momento critico, si trovano a New York per festeggiare la pasqua insieme al padre. Sono da poco passate le undici del mattino, il piccolo sta giocando a rincorrersi con la babysitter quando la donna viene fermata da un domestico. Il bambino continua a correre fino a quando non si ferma davanti ad una finestra accidentalmente dimenticata aperta e si sporge per guardare di sotto; perde l’equilibrio e cade nel vuoto. Un volo di cinquantatré piani che si interrompe su un terrazzino a pochi metri dal ciglio della strada. Conor muore sul colpo. Dopo pochi secondi la baby sitter si rende conto dell’accaduto e comincia a gridare disperata. Lory Del Santo accorre immediatamente e una volta resasi conto dell’accaduto perde i sensi. Clapton – che in quel momento si trova all’albergo Mayfair Regent a Park Avenue – viene immediatamente avvisato della tragedia e nel volgere di un quarto d’ora si trova nell’appartamento. Pochi minuti dopo sia lui che Lory vengono entrambi ricoverati d’urgenza in stato di choc al vicino Lenox Hill Hospital. Chi ha visto Conor precipitare in quel tragico, fatale volo, racconta che il piccolo sbatteva le braccia come a cercare di librarsi sulla 57th Street. Come un uccellino che vola per la prima vola fuori dal nido, o uno di quegli aeroplani che aveva appena imparato a disegnare. Da quel giorno il rapporto tra Eric Clapton e la Lory Del Santo, già compromesso da tempo, si deteriorerà inesorabilmente. L’anno dopo Eric scriverà Tears In Heaven in ricordo di Conor.
“Would you hold my hand if I saw you in heaven?”.

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