Tartit live al “Circolo ARCI Putignano” – di Ignazio Gulotta

Pisa, 19 marzo 2019. Sala stracolma, sorprendentemente per gli stessi organizzatori che non si aspettavano un tale riscontro, per il concerto della band tamasheq (il nome “tuareg” è stato affibbiato dai colonialisti) Tartit… e questo è senz’altro un aspetto positivo di questo straordinario evento musicale, segno che la musica etnica incomincia ad avere un riscontro di pubblico anche nel nostro paese, come avviene in Francia e nel centro Europa. I Tarit provengono dalla zona di Tumbuctu, nel Nord del Mali. Le loro biografie sono simili a quelle degli altri musicisti tamasheq: esilio, lotta per l’indipendenza e contro i fondamentalisticampo profughi: in uno di questi, in Burkina Faso, il gruppo è nato nel 1995. Poi, grazie alla musica; i tour in Europa e oltreoceano, le collaborazioni con altri artisti, l’esperienza discografica che, iniziata con l’album “Amazagh” nel 1997, si era interrotta per difficoltà economiche sette anni fa. Ma in questo 2019, grazie all’impegno dell’associazione ORISS che si occupa di cooperazione con il Mali e che ha sede in provincia di Pisa, è stato possibile realizzare un nuovo album “Amankor / The Exile” (Riverboat 2019)… cioè L’esilio, che è stato presentato nel concerto pisano. Rispetto a un organico che conta ben sedici elementi, stasera erano presenti, tutti nelle loro coloratissime vesti tradizionali, quattro donne, al canto e alle percussioni tradizionali, e due uomini, uno alla chitarra, l’altro allo n’goni, tradizionale liuto del Sahel. Come spesso nella musica maliana le donne hanno un ruolo molto importante, sia come musiciste e cantanti, sia per le tematiche affrontate nei testi che ci parlano dei vari aspetti della vita del loro popolo: dall’esilio, all’aspirazione alla pace, all’amore e alla nostalgia per il deserto… ma sono anche un inno alla forza e al coraggio delle donne tamasheq. L’organico ridotto non ha però reso il concerto meno appassionante e coinvolgente, infatti l’impatto del canto femminile, dal tradizionale trillo, evocativo delle notti del deserto, al canto di chiamata e risposta fra la prima voce e il coro, hanno creato un clima di empatia con il pubblico, proiettato verso un’atmosfera antica, profonda, ancestrale, al quale contribuiva il suono ipnotico degli strumenti e delle percussioni, facendo rivivere l’esperienza della trance che è inscindibile dalle esibizioni musicali della cultura tamasheq. Una musica il cui ritmo circolare e iterativo inviterebbe anche alla danza, altro elemento connaturato a questa musica, ma purtroppo il pubblico, data l’esiguità dello spazio nell’affollatissima sala, ha dovuto forzatamente rinunciare a questo aspetto. Un plauso va quindi al Circolo ARCI di Putignano che insieme all’associazione ORISS, ripetutamente ringraziata dai musicisti, ha reso possibile questa serata che ha evidentemente soddisfatto appieno le aspettative del pubblico, visto che raramente avevamo assistito, ala fine di un concerto, a una così riuscita vendita del loro cd, andato rapidamente esaurito.

Foto Michele Faliani © tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.