Tangerine Dream: “Electronic Meditation” (1970) – di Piero Ranalli

Mentre alcuni musicisti erano saldamente ancorati all’interno del paradigma rock ed ai loro schemi rassicuranti, altri erano sul punto di liberarsi completamente dalla forza gravitazionale di questa massa fastidiosa, consentendo loro di esplodere negli angoli più remoti dello spazio dove ogni nozione del limite veniva allegramente superata. Ed è così che arriviamo a noti esploratori tedeschi dell’epoca… i Tangerine Dream. Questa band, che vide solo Edgar Froese come suo membro costante dalle sue umili origini nel 1967 fino alla sua morte nel 2015, in realtà ebbe un inizio più impostato verso la psichedelia anni 60 rispetto all’approccio cosmico elettronico che li avrebbe caratterizzati negli anni 70. Questo non stupisce, dal momento che Froese stesso avrebbe frequentato l’universo pop psichedelico con il suo gruppo beat di breve durata The Ones. La storia del progetto Tangerine Dream, guidato da questo fondatore, fu affascinante tanto quanto i territori sonori che esplorò. Essendo stato lui stesso contaminato dalla cultura beat con la sua band The Ones, influenzato dalla sua ammirazione per un certo Jimi Hendrix e avendo incontrato l’ultimo surrealista artistico, Salvador Dalì: fu così che partorì la prima incarnazione dei Tangerine Dream.
Dopo aver conosciuto Conrad Schnitzler, che era un discepolo e allievo di Karlheinz Stockhausen, il terreno era pronto per lo sviluppo di qualcosa di nuovo. Klaus Schulze (all’epoca batterista della band Psy-Free) si sarebbe unito come batterista ed insieme avrebbero dato vita al loro album di debutto “Electronic Meditation” (
Ohr 1970), una formazione che sarebbe durata poco ma avrebbe comunque stabilito un nuovo paradigma musicale free form che contribuì a farla risaltare tra quelle contemporanee tedesche. “Electronic Meditation” è stato registrato in una fabbrica in affitto a Berlino nell’ottobre 1969 semplicemente utilizzando un registratore Revox a due tracce. Sebbene la tecnologia fosse all’epoca limitata, l’ambito immaginativo dei musicisti era tutt’altro: mettere insieme senza fondere, fino allo scontro, percussioni jazz e corse di organo libere, glissando di chitarra e violoncello, tutti aumentati con una vasta gamma di dispositivi elettronici personalizzati e creati da Froese. Incluso nel mix c’erano le potenzialità inesplorate dei suoni di vetri rotti, pergamene bruciate e verdure essiccate. Inoltre avrebbero aggiunto alcuni elementi di flauto atonale e linee di organo dei non accreditati Thomas Keyserling e Jimmy Jackson.
Electronic Meditation” è un’opera completamente diversa dalle più raffinate, e di sicuro più considerate e conosciute, “Phaedra” (1974), “Rubycon” (1975) o “Stratosfear” (1976), tuttavia resta una vera gemma Krautrock che in realtà ha dei momenti, come Asche zu Asche (Ashes to Ashes), dove offre assoli di chitarra blues sfocati e turbolenti, accompagnati da esplosioni percussive e un frenetico flauto che lotta per uscire dal frastuono. Anche Genesis, che apre questa affascinante avventura con una composizione cerebrale oscura, è fatta di suoni di chitarra torturati, parti lineari di violoncello, tamburi rombanti e parti di flauto esoteriche ed esotiche. Reise durch ein brennendes Gehirn (Journey through a Burning Brain) inizia con rumori di chitarra e una sequenza di organo tenebroso. La composizione prosegue con un assolo di chitarra distorto, doloroso e urlante che finisce nel disordine e nella follia. Cold Smoke è uno strano mondo fatto di rumori caotici amplificati, misteriose parti di organo acido. Il bizzarro set di batteria che viene alla luce progressivamente annuncia un rapido rock esplosivo improvvisato.
Se volessimo proprio fare paragoni, “Electronic Meditation“, si trova più vicino alle prime sperimentazioni esposte da band come Amon Düül II o la prima psichedelia svedese emersa da artisti del calibro di Pärson Sound che erano riusciti a rompere completamente i legami con i limiti del paradigma rock senza abbandonare totalmente gli aspetti rock tutti insieme, creando così quello che potrebbe tecnicamente essere considerato un approccio surrealista alla musica e diventarono, ovviamente a loro insaputa, un’incubatrice di grandi talenti. Klaus S
chulze se ne sarebbe andato prima ancora che l’album fosse pubblicato e si sarebbe imbarcato nella sua fruttuosa carriera da solista, lasciando il passo a Chris Franke come suo sostituto. Anche Schnitzler se ne sarebbe andato e avrebbe portato avanti questi primi esperimenti messi in pratica nel debutto dei Tangerine Dream sul suo altrettanto ribelle progetto Kluster. Il suo sostituto, Steve Shroyder, sarebbe rimasto abbastanza a lungo per il secondo album della band “Alpha Centauri” (1971), lasciando Froese come forza trainante per il resto della lunga carriera della band.
Electronic Meditation” è uno di quegli album brillanti emersi in un’epoca in cui la sperimentazione era l’elemento trainante e apparentemente l’unica forza in gioco. Questo album mostra un gruppo di artisti insoddisfatti dalle limitanti strutture influenzate dal pop e da ciò che era ritenuto rock psichedelico del momento e portò l’ascoltatore in luoghi inesplorati, avvicinandolo, trasversalmente, al mondo della musica classica sperimentale di Stockhausen. Pertanto anche se questo lavoro non è passato alla storia come l’album che li ha consacrati al successo, riesce perfettamente a creare i paesaggi sonori surreali che si proponeva di esplorare.

Geburt (Genesis) – 5:57
Reise durch ein brennendes Gehirn (Journey through a Burning Brain) – 12:32
Kalter Rauch (Cold Smoke) – 10:48
Asche zu Asche (Ashes to Ashes) – 3:58
Auferstehung (Resurrection) – 3:21

Edgar Froese: chitarre a sei e dodici corde, organo, piano, vetri rotti.
Klaus Schulze: batteria, sbarra di ferro, frusta.
Conrad Schnitzler: violoncello, violino, chitarra
Ospiti: James Jackson: organo. Thomas Keyserling: flauto
Artwork: Monica Froese.

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