Tales of Curved Air – di Maurizio Garatti

Fra tutti i gruppi che hanno scritto la storia del Prog, i Curved Air meritano un discorso a parte, visto che di loro si parla assai di rado. Sono certamente una delle band più significative e importanti del movimento, attivi fin dagli albori del genere e protagonisti della sua crescita; nonostante tutto però non hanno mai raggiunto la considerazione goduta dai grandi del settore. Eppure i loro primi tre album sono davvero notevoli; e anche il quarto, che alla critica è piaciuto assai poco, ha spunti davvero eccellenti. Non credo esista una spiegazione logica a questo fatto, a volte le cose prendono una strada inaspettata e non c’è verso di modificarne il percoso. Tornare a parlare oggi dei Curved Air è come fare un salto indietro negli anni e ritrovarsi nel 1970, anno di uscita del loro primo disco, quel “Air Conditioning” che venne accolto come una gemma tra le gemme (ricordiamo che in quell’anno uscirono “Trespass” dei Genesis, l’album omonimo dei Gentle Giant, “H to He, Who Am the Only One” dei Van Der Graaf Generator, “Atom Heart Mother” dei Pink Floyd, oltre all’esordio di Emerson Lake & Palmer e molto altro) e ripercorrere il loro periodo aureo aiuta almeno in parte a comprendere i meccanismi che portarono il Rock a un cambiamento di rotta davvero epocale. La storia in realtà inizia nel 1969, anno nel quale Way e Monkman danno vita alla band dalla quale germoglieranno i Curved Air. Darryl Way è un violinista che ha studiato presso due prestigiose istituzioni accademiche: il Dartington College e il Royal College of Music; mentre Francis Monkman è un insigne membro della Royal Academy of Music. I due si incontrano casualmente in un centro della Orange Music Electronic Company e si piacciono subito. Monkman è affascinato dal suono elettrico del violino che Way sta provando e decide di proporgli una collaborazione. Al duo si uniscono il pianista Nick Simon, il bassista Rob Martin e il batterista Florian Pilkington-Miksa. La formazione a cinque così composta prende il nome di Sisyphus. Tra le prime cose prodotte dalla Band, la più importante è la collaborazione con Galt McDermott, commediografo di fama dell’epoca. McDermott scrittura il gruppo per utilizzare la loro musica nel suo ultimo lavoro teatrale, “Who The Murdered Was” che va in scena al Mercury Theatre presso il Notting Hill Gate. Assiste alle affollate rappresentazioni Mark Hanau, aspirante band maneger costantemente in cerca di cose nuove in grado di farlo emergere: per lui i Sisyphus sono il gruppo su cui puntare, convinto però che sia necessario arricchirne la line up con un personaggio che aggiunga quello che manca per avere successo. Hanau pensa a Sonja Kristina, una sconosciuta musicista folk da lui notata nella produzione inglese del celebre musical Hair”. Dopo averla contattata tramite il suo manager, Roy Guest, le fa pervenire alcuni nastri con il materiale sonoro prodotto dalla Band. Sonja rimane molto colpita dal suono innovativo del gruppo, e decide da subito di unirsi a loro. L’arrivo della cantante coincide con la partenza di Nick Simon, che lascia le parti di pianoforte nelle mani di Monkman: il nuovo quintetto prende il nome di Curved Air, con un chiaro e significativo riferimento al classico “A Rainbow In Curved Air”, celebre opera di Terry Riley, del quale Monkman è grande fan. Tra l’altro proprio Monkman partecipò alla prima performance londinese dell’altra celebre opera di Riley, “In C”. Il suono della Band risulta davvero innovativo, e richiama alla mente le lisergiche pagine scritte dai grandi It’s A Beautiful Day, formazione di culto attiva in California, alla quale si devono cose davvero superbe (la loro Bombay Calling sarà fonte di ispirazione essenziale per la celebre Child In Time dei Deep Purple). Dopo una notevole serie di prove, che si tengono nella casa di famiglia di Martin nel Glouchestershire, i Curved Air vanno in tour come supporto ai Black Sabbath, affinando tecnica e suono con un mix particolare e differente. La conturbante voce di Sonja (legata alle romantiche evoluzioni del violino di Way e al tappeto sonoro creato dalle tastiere di Monkman) dà vita a brani che colpiscono immediatamente l’immaginario collettivo, ponendo di fatto i Curved Air al centro dell’attenzione. La Warner Bros li mette sotto contratto, garantendo loro un anticipo di 100.000 sterline (all’epoca la cosa fece molto scalpore) e il loro esordio discografico (“Air Conditioning” appunto) esce nel novembre del 1970, arrivando all’ottava posizione della classifica degli album. L’apertura è di quelle che non si dimenticano: It Happened Today è fresca e vitale, sorretta dalla splendida voce di Sonya e dal conturbante violino di Way. L’album contiene poi uno dei cavalli di battaglia del gruppo, Vivaldi, chiaro esempio di romanticismo rivisitato in chiave Rock Progressive; mentre nel brano Propositions appare evidente l’influenza che la musica di Terry Riley ha sulla scrittura di Monkman. Un gran bel debutto col botto. Londra e tutta l’Europa sono pronte a ricevere il nuovo verbo. Il vinile esce come Picture Disc (il primo in assoluto), ma la tecnologia per quel genere di supporto è ancora troppo giovane, e il rumore di fondo risulta essere eccessivo. Dopo le prime 10.000 copie, il disco viene stampato nel più convenzionale vinile nero, mantenendo comunque sulla copertina l’immagine originale. Meno di un anno dopo, nel settembre del 1971, il loro secondo disco, intitolato semplicemente “Second Album”, è già sul mercato. Si tratta di un album sostanzialmente diverso dal lavoro precedente e contiene il loro brano di maggior successo: Back Street Luv che, tuttavia, non è certo il manifesto espressivo della Band; e la bella Piece of Mind che, con i suoi 13 minuti, chiude in modo eclatante l’album. “Second Album” risente dei contrasti artistici sorti tra i maggiori autori del gruppo: Way e Monkman hanno una visione, e lo mostrano chiaramente con questo disco. La prima facciata contiene composizioni di Way (col supporto di Sonja per i testi) mentre il lato b è esclusiva opera di Monkman. In questo disco troviamo Ian Eyre al basso, che inaugura una costante della Band: sostituire il bassista ad ogni lavoro. Nonostante le divergenze artistiche il disco si rivela di ottima fattura, e raggiunge l’undicesima posizione in classifica. Monkman, parlando di quel periodo, tenne a precisare che lui e Way nutrivano un profondo rispetto reciproco ma volevano che ognuno avesse modo di esprimere la propria idea. A differenza del primo lavoro, i brani vengono incisi immediatamente dopo la composizione, senza la possibilità di essere perfezionati con un tour promozionale; e questo probabilmente ne limita le potenzialità: solo in seguito i brani raggiungeranno la giusta dimensione. Ai fans comunque il disco piace, e la popolarità della Band aumenta di conseguenza. La critica ebbe modo in seguito di tornare a parlare dell’album, definendolo piatto e poco innovativo, volendo così dimostrare che non sempre chi scrive di musica è in grado di muoversi nella giusta dimensione sonora. Il disco in realtà è molto bello, e non è certo un passo indietro. Le divergenze musicali (che qui comunque appaiono evidenti) si palesano platealmente nel terzo lavoro della Band, che porterà alla dolorosa separazione dei due cofondatori. “Phantasmagoria” esce nell’aprile del 1972, arrivando alla ventesima posizione delle classifiche inglesi ma è da considerarsi il lavoro migliore del Gruppo. Con questo album i Curved Air mantengono tutte le promesse fatte in precedenza, arrivando a una sintesi musicale essenziale e perfetta; la limpida coesione di stili musicali differenti (Way e Monkman continuano ad avere visioni discordanti) unita all’assenza di qualsiasi pretenziosità, ha il potere di generare un suono semplice, ma ricco e molto coinvolgente. Brani come Marie Antoniette di Way, e Over and Above di Monkman dimostrano che si può arrivare a risultati eccelsi per strade diverse e parallele. In questo disco fa il suo esordio, a livello compositivo Sonja Kristina, che firma da sola la bellissima Melinda (More or Less), assumendo sempre più i connotati di icona sexy, oltre a quelli già ampiamente dimostrati di artista di vaglia. “Phantasmagoria” è un grande disco, e si distingue per una importante innovazione: sulla seconda facciata la voce di Sonya viene elaborata mediante l’utilizzo dello SME SYNT 100, creando suggestioni fino ad allora sconosciute. L’album non ha ancora smesso, a distanza di quarantaquattro anni, di sprigionare tutto il suo eclettico potenziale ma, tuttavia, segna la fine dell’avventura del duo Way/Monkman. A tal proposito Sonja ebbe modo di dichiarare che i due erano proprio posizionati su poli opposti: Monkman era sempre più attratto dalle armonie naturali e da una sorta di ispirazione improvvisata; mentre Way credeva fermamente nella tecnica e nella disciplina. La Band però è ben lungi dalla fine e, sotto la guida della stessa Kristina, si rimette in corsa con una formazione nuova di zecca. Con il violino di Eddie Jobson, che si occupa anche delle tastiere, la chitarra di Kirby Gregory, il basso di Mike Wedgwood e la batteria di Jim Russell, ecco che nel febbraio de 1973 arriva il discusso “Air Cut”. Considerato un album minore, “Air Cut” merita ampiamente di essere rivalutato. L’iniziale The Purple Speed Queen è figlia di un riff accattivante e ben strutturato che colpisce subito; la seguente Elfin Boy è lenta e suadente: una ballad sensuale e conturbante che lascia poi spazio all’epica Metamorphosis… 10 minuti che ricordano gli esordi della Band. Un disco di pregevole fattura che non diminuisce di una virgola il valore storico e artistico dei Curved Air. La nuova formazione sembra funzionare bene, ma un imprevisto rigurgito del passato ne vanifica gli sforzi; i membri originari del Gruppo vengono coinvolti in una bega legale alquanto seria: la Chrysalis li cita in giudizio per inadempienza contrattuale, obbligandoli ad un tour di tre settimane nel Regno Unito per azzerare le pendenze economiche vantate: è l’occasione per ritrovarsi e rinverdire i fasti di un passato recente e accontentare i fans, lieti di avere una nuova possibilità di vederli all’opera. Il relativo disco (“Curved Air Live” del 1975) ha il merito di presentare la formazione classica del gruppo, con il solo Philip Kohn al basso a variare le line up classiche. Al di là dell’ovvio successo del tour, l’inaspettata reunion sancisce il riavvicinamento tra Sonja e Way e i Curved Air sono pronti a cambiare nuovamente pelle. Dopo aver reclutato il chitarrista Mick Jacques e il batterista Stewart Copeland (futuro membro dei Police) Darryl Way e Sonja Kristina entrano in studio per registrare le loro nuove composizioni: il risultato di quelle registrazioni è l’album “Midnight Wire” che esce nella seconda metà del 1975. Il disco non è certo tra le cose migliori del gruppo, e risente ampiamente dei contrasti sorti tra i musicisti e i lori produttori, Ron e Albert Howard, che arrivano a criticare in modo palese le composizioni della Band. Ci sono tratti di buona musica, tra i quali è opportuno segnalare l’omonima title track ma, nell’insieme, si ha l’impressione che la verve dei tempi andati sia ormai irrimediabilmente persa. Il tour europeo che segue l’uscita del disco è comunque un grande successo, nonostante le difficoltà iniziali, con Way che a stento sopporta le imperfezioni dei nuovi membri del Gruppo. I Curved Air macinano date e concerti, diventando in breve un Live Act di rara efficacia. Nel 1976 esce “Airborne”, che è in pratica il canto del cigno del Gruppo. Il suono è decisamente più rock oriented, e le composizioni si fanno più corte e aggressive. A parte Moonshine di Way, che con i suoi 11 minuti tenta di seguire le orme del passato, gli altri brani sono tutti brevi escursioni: 3 minuti o poco più, in un mondo musicale a cui il gruppo sente di non appartenere. La fine è inevitabile, e lascia spazio ai singoli progetti dei vari musicisti. Di Copeland, che sposerà Sonja Kristina nel 1982, abbiamo già detto, mentre Way proseguirà nei suoi progetti paralleli che, dopo l’avventura con i Darryl Way’s Wolf, attivi sin dal 1973, lo porteranno anche a collaborare con i Jethro Tull per l’incisione di “Heavy Horses” del 1978. Dal canto suo Sonja Kristina proseguirà la carriera alternando negli anni album di ottimo livello ad altri di scarsa rilevanza: da segnalare soprattutto “Songs From The Acid Folk” del 1991, uscito ben undici anni dopo il primo omonimo disco del 1980. Si tratta di una pregevole incisione che lascia spazio alle indubbie capacità vocali di Sonja, nella quale emerge la vena folk da sempre presente nell’anima della cantante. Nel 1990 la formazione originale, con Kristina, Way, Monkman e Pilkington-Miksa, si riunisce per un singolo concerto, che si tiene al London’s Town & Country il 23 settembre. La Band si esibisce nel repertorio più classico, usando composizioni dei primi tre dischi (soprattutto di “Air Conditioning”) offrendo al pubblico una serata davvero straordinaria e dimostrando di essere sempre in grado di trasmettere emozioni forti. Dalle registrazioni effettuate, viene tratto l’album “Alive 1990” che però vedrà la luce solamente nel 2000. A questo punto, escluso “Reborne” sul quale è opportuno sorvolare, eccoci al 2014, anno in cui i Curved Air escono a sorpresa con il notevole “North Star”, nel quale appaiono due dei membri fondatori del gruppo: Sonja Kristina e Florian Pilkington-Miksa, ai quali si aggregano Kirby Gregory, Chris Harris, Robert Norton e Paul Sax. Tra reincisioni di vecchi brani, cover di brani famosi e un pezzo tratto dal primo lavoro solista di Sonja, i Curved Air tornano a graffiare in modo soddisfacente, presentandosi in eccellente stato di salute… è l’ultimo capitolo della storia di un Gruppo che ha saputo plasmare con le sue opere il Movimento Progressivo internazionale, creando un suono molto personale, in grado di traghettare il pubblico dall’epoca Beat a quella Prog.

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