Sun Ra: “In Some Far Place Roma ’77” (2016) – di Ubaldo Scifo

Nel 1977 sbarcò sulla Terra, in Italia, uno dei membri della razza angelo, Sun Ra, per una missione speciale a Roma. Egli aveva momentaneamente lasciato orbitare attorno al nostro pianeta la sua astronave, l’Arkestra, proveniente da Saturno e aveva portato con sé un manipolo di fedeli tra cui il batterista Luqman Ali, e il cantante Thomas Thaddeus aka Eddie Thomas. L’avvenimento fu registrato su nastro e solo nel 2015 masterizzato direttamente dalla bobina originale e riversato su scheda audio. Il risultato è un doppio album dal titolo emblematico: “In Some Far Place Roma ’77”, pubblicato nel 2016 e distribuito dalla Record Store Day.
Sun Ra, al secolo Herman Poole Blount, musicista filosofo e compositore nato terrestre in America, fin da piccolo aveva mostrato eccezionali doti di pianista, successivamente aveva suonato il pianoforte nella sua Arkestra di cui era anche direttore. Anche in questa occasione suonò il suo strumento, alternandolo al sintetizzatore, in trio con batteria e voce. Sun Ra è sempre stato una figura controversa nel mondo del Jazz e sovente sono emersi pareri discordi sulla sua musica… un miscela di swingbebopfree Jazz, musica elettronica e sperimentale con riferimenti etnici ed ambientazioni “spaziali”. Fra coloro che assistettero a quel concerto alcuni rimasero sbigottiti o addirittura sconcertati, altri affascinati ed entusiasti; esattamente quello che Sun Ra avrebbe voluto: reazioni contrastanti, come di fronte ad un viaggio tra certezze e dubbi nello spazio infinito della propria coscienza
I brani che si susseguono sembrano schizofrenicamente eseguiti a turno da un terrestre ed un alieno con i rispettivi linguaggi, mentre la dinamica della performance è innescata dalla contrapposizione fra questi due modi di comunicare, fra gli effetti di attrazione e repulsione, fra elettronica e blues, fra tecnologia e tribalità. Così chi ebbe la fortuna di assistere a questo concerto si vide  passare davanti il Jazz degli anni Venti, Scott Joplin e James P. Johnson e poi Earl Hines, Fats Waller e Duke Ellington, fino a Ornette Coleman, Albert Ayler e Archie Shepp. Lo stride piano di Sun Ra cattura e coinvolge con il suo grooverisultato dalla fusione tra il Blues di New Orleans con il Ragtime. Sono In tutto 18 tracce, molte delle quali con musiche scritte dal pianista, mentre altre sono classici come St Louis Blues, Take the ‘A’ Train,  How I am I to Now, che ricordiamo cantata da Billie Holiday, accompagnata dall’Orchestra di Eddie Heywood, qui invece  interpretata in maniera dolce e disincantata da Eddie Thomas
Trying To Put The Blame On Me, ricorda la indimenticabile sequenza del film di Charles Vidor “Gilda” (1946), in cui Rita Hayworth nel ruolo della protagonista, si esibisce nel night in preda ai fumi dell’alcol muovendosi con la grazia sensuale di una pantera e combinandone di tutti i colori, fino a strapparsi via la collana,  lanciandola al pubblico (Put Your Blame on Mame fu sovraincisa da Anita Kert Ellis). Le note di Sun Ra a momenti così bene aderenti alla giusta sequenza armonica e melodica, subiscono man mano un processo degenerativo che le stravolge, facendole rimbalzare da tutte le parti e colpendo violentemente in faccia il pubblico, come le perle di quella collana lanciata nel vuoto: è la logica del free, quella di aggredire e non cercare  sempre il facile consenso. Basta prendere un brano a caso di  Albert Ayler, ad esempio Truth Is Marching In (da “In Greewich Village” 1967) e riscontrare come il tema iniziale, accattivante e dalla struttura semplice e lineare, viene progressivamente scompaginato e diventa sempre più frenetico, ossessivo e brutale fino al parossismo.
Questo atteggiamento è riscontrabile nei brani sperimentali eseguiti al sintetizzatore come Outer Spaceways Incorporated, Sometimes I Feel Like A Motherless Child, El Is A Sound Of Joy… veri e propri raid improvvisativi a cavallo di frequenze di ogni genere alla ricerca del suono, al limite con il rumore, con riferimenti a Stockhausen, Berio e Cage. Da ascoltare incollati alla poltrona in stato ipnotico come succede seguendo Love In Outer Space, con i suoi accenni a The Jitterbug Waltz di Fats Waller, brano poetico, dissonante e spensierato come la musica di Sun Ra, transitato sul nostro pianeta per rivelare il mistero degli angeli neri
“A me interessa l’impossibile, perché il possibile è già stato fatto e non è cambiato nulla” (Sun Ra).

Side One: 01 Introduction02 Untitled 103 Spontaneous Simplicity.
04 Space Is The Place05 Outer Spaceways Incorporated06 Untitled 2.
07 Trying To Put The Blame On Me08 Sometimes I Feel Like A Motherless Child.
09 How Am I To Know10 Cover The Waterfront

Side Two: 01 How Am I To Know02 I Cover The Waterfront03 Love In Outer Space.
04 El Is A Sound Of Joy05 St Louis Blues06 Ladybird / Half Nelson.
07 Willow Weep For Me08 Take The ‘A’ Train.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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