Janis Joplin: “Summertime” (1968) – di Andreas Finottis

Sera d’estate sulla riviera adriatica, / passeggiando sul lungomare, / ero piccolo, con la mia famiglia / parco giochi / multicolorato pieno di famiglie, / tutti rilassati sorridenti e vocianti, / bar gelati e bibite, risate e giochi, / da una radio accesa una voce disse: / Summertime significa tempo d’estate, canta Janis Joplin” / tutti parlavano ridevano / ma io sentivo un lamento / sentivo un vento che saliva di forza / aumentava sempre più / una bufera spostava tutto / un tuono squarciò il mondo davanti a me / ringhiava disperazione e rabbia / lanciando lampi / mentre un uragano distruggeva tutto / spezzava le persone / sfondava i palazzi / portava il cervello oltre le stelle / e te lo rimetteva lì / stravolto / camminavo in un altro pianeta, / niente era più uguale a prima, / ero entrato in un’altra dimensione / tutti erano diversi / loro erano burattini insensibili / i discorsi li sentivo da una lontananza siderale, / mi parlavano / non rispondevo / ero via di lì, / ma come facevano dopo un evento del genere / a continuare con quelle stupidate, / chi sono questi? / Erano differenti da me, / la famiglia, gli amici, la gente, / ora erano completamente differenti. / Solo e sconvolto in un altro mondo, / sensazione di ipersensibilità / e di essere nel posto giusto per me. / Non è cambiato niente, da allora sono io, / senza Janis Joplin non sarei dentro la mia vita / confuso e solitario. / Janis Joplin non la ringrazierò mai abbastanza.

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