Suicide: Frankie Teardrops (1977) – di Bartolo Federico

S’incontrarono a New York nel 1971 al Project un locale avantgarde” i futuri Suicide, Alan Vega e Martin Rev. Il primo uno scultore d’avanguardia, il secondo un musicista jazz. Il rock’n’roll è musica che abbatte ogni barriera… e fece il miracolo di metterli insieme. Con un sintetizzatore, un piano, e un organo suonati da Rev e il canto spettrale e schizzato di Vega, fecero una rivoluzione musicale raccontando della paura della guerra, delle psicosi della vita quotidiana, e di quella rabbia che nasce dell’insoddisfazione. Esordirono nel 1977 con un Lp omonimo che è il più malinconico dei dischi punk di quel periodo. Frankie Teardrops, la sesta traccia delle sette incise, è una sorta di Sister Ray dei Velvet Underground: un pezzo angosciante che parla di un operaio che spara alla moglie e al suo bambino, prima di uccidersi. Per la prima volta la“pop art” lanciava uno sguardo sulla classe operaia, e su quelli che soltanto sognavano una vita da ribelle. Senza chitarra e batteria quest’esordio resta il più futuristico, il più folle, dei dischi, che ho ascoltato e amato.
“Frankie ventenne. / È sposato e ha un bambino. / E ha un lavoro in una fabbrica.
Lavora dalle sette alle cinque. / Lo fa per sopravvivere. / Beh, bravo Frankie Frankie Frankie.
Ma Frankie non ce la fa, perché la situazione sta facendosi troppo dura.
Frankie non riesce a fare abbastanza soldi. / Non riesce a comprare abbastanza cibo.
E Frankie sta per essere sfrattato. / Oh, bravo Frankie Oh, Frankie, Frankie Oh, 
Frankie, Frankie Frankie è così disperato. / Sta per uccidere sua moglie e i suoi figli.
Frankie sta per uccidere suo figlio. / Frankie ha impugnato una pistola.
L’ha puntata verso il bambino di sei mesi nella culla.
Oh Frankie (urla) Frankie sta guardando sua moglie. Le ha sparato (urla)
”Oh cosa ho fatto? / “Bravo Frankie Frankie lacrimevole. /
Frankie si è puntato la pistola alla testa. (urla).
Frankie è morto. (urla). / Frankie giace all’inferno. (urla).
Siamo tutti Frankie. / Giacciamo tutti all’inferno. (urla)”
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