Sufjan Stevens: “Carrie & Lowell” (2015) – di Natale Biondo

La East Coast statunitense è sempre stata l’ideale luogo di incontro e propagazione dei più innovativi fermenti culturali contemporanei. Sufjan Stevens, moderno menestrello folk metropolitano,  originario di Detroit, Michigan, ma newyorkese di adozione,  è una figura emblematica del microcosmo artistico della “Grande Mela”. La musica di Stevens  è sempre molto delicata, quasi sospesa, in bilico tra quiete e tempesta; la naturale colonna sonora dei dilemmi e dei conflitti esistenziali insiti nella sofferenza che si manifesta sotto forma di emozioni ingovernabili ed attraversa tutti i testi del compositore nordamericano. Stilisticamente potremmo dire di avere a che fare con una sorta di folk urbano caratterizzato da ritmi esili ed ipnotici…  un Neil Young dei nostri giorni. L’estroso songwriter è creatore di un personalissimo stile variopinto che abbraccia tanto la tradizione folk americana quanto le nuove correnti dell’elettronica. Estremamente originale la coesistenza di diversi strumenti sonicamente e fisicamente differenti tra loro, come piano, chitarra e banjo. Magiche fusioni che generano un fantasmagorico processo di intense sorprese e di scoperte. “Carrie & Lowell” (Asthmatic Kitty 2015) è di fatto il suo ultimo album in studio, dopo, infatti, seguono “Planetarium” (collaborazione con Bryce DessnerNico Muhly  e  James Mc Alister) e la partecipazione alla o.s.t. “Call Me By Your Name” di Luca Guadagnino, con i brani Mistery Of Love e Visions Of Gideon. L’album prende il nome dalla madre di Stevens, Carrie, che morì nel 2012, e dal patrigno, Lowell, che le era stato sposato per cinque anni negli anni 80 e che ora lavora presso l’etichetta Asthmatic Kitty. In un’intervista Stevens ha raccontato che Carrie ha lottato con la malattia mentale e l’alcolismo e che, quando Sufjan aveva un anno, ha lasciato i suoi figli con il loro padre, Rasjid Stevens. Sufjan la vide solo occasionalmente nel corso degli anni. Ogni brano del disco è sobrio e meticoloso, la musica aggraziata, le corde della chitarra sono appena pizzicate e le tonalità della tastiera brillanti. Suoni essenziali danno vita ad una ricca gamma di colori pastello ed emozioni che riescono ad ipnotizzarci con melodie ammalianti. Nelle sue liriche Stevens affronta temi universali: perdono, legami familiari, dolore, senso di colpa, rabbiafede, senso di vuoto… Le parole avvolgono la musica e la sua voce è così intensa e bella da fare a volte male. Alcune traccie di “Carrie & Lowell” sono state registrate su un Iphone in una stanza d’albergo, cosa che evidenzia il bisogno d’intimità che pervade tutto il lavoro. In questa sua prova Stevens è accompagnato da spiriti affini… tra gli altri Casey Foubert, Laura Veirs, Nedelle Torrisi e Sean Carey. Un disco insomma estremamente introspettivo e sofferto che rispecchia la natura del suo autore.

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