Stormy Six: “Un Biglietto Del Tram” (1975) – di Maurizio Pupi Bracali

Nel fumigante e gustoso calderone del rock progressivo italiano degli anni 70 ribolliva un allegro minestrone contenente gli ingredienti più saporiti e disparati. Per citarne solamente alcuni si viaggiava, con la massima disinvoltura, dai romanticismi di PFM, Banco e Orme, al jazz-rock del Perigeo, di Arti & Mestieri e Napoli Centrale, da cantautori spiritual-psichedelici quali Claudio Rocchi e Alan Sorrenti agli sperimentalismi di Franco Battiato, Area, Opus Avantra e Dedalus; e ancora ci si muoveva dall’hard rock del Rovescio Della Medaglia e Sensation Fix alle opere classicheggianti di New Trolls o Tito Schipa Jr., dalle epopee medievaleggianti dei Pierrot Lunaire e dei Saint-Just a quelle mistico-religiose dei Jet, dei Latte & Miele e Formula 3, dalle introspezioni personali di Jumbo, Mauro Pelosi, Osanna e Biglietto per l’Inferno, alle realtà più esteriori ma sempre di valore di Trip, Balletto di Bronzo, Delirium e così via, citando solo una minima parte della miriade di quelle realtà multiformi che erano le tappe di un percorso tortuoso e zigzagante che comprendeva tutto e il contrario di tutto in un bailamme di situazioni musicali diversissime tra loro ma accomunate dall’etichetta del progressive italiano. Anche la politica, ovviamente e specialmente in quegli anni “caldi”, era uno degli argomenti da non trascurare, e se questa era solo sfiorata e accennata in molte di quelle realtà musicali (gli Osanna che citavano Bandiera Rossa nel loro primo album, il Banco di Canto Nomade Per Un Prigioniero Politico, ecc.) altre la ergevano ad argomento basilare del proprio pensiero artistico, in particolare i magnifici e già citati Area e soprattutto i loro concittadini milanesi Stormy Six.
Inseriti a torto o a ragione in quel ribollente calderone prog, gli Stormy Six si formano a Milano nel preistorico (musicalmente parlando) 1965 e benché la loro produzione in generale sia degnissima di nota dal primo all’ultimo momento della carriera, è sul loro quarto e certamente più conosciuto album “Un biglietto del tram” (1975) che desideriamo soffermarci. Dopo un decennio di produzioni varie che vedono la band muoversi dalle cover internazionali italianizzate del periodo beat sotto forma di 45 giri, alla canzone d’autore (il primo album “Le idee di oggi per la musica di domani” del 1969 vede la presenza del sopracitato cantautore Claudio Rocchi come membro effettivo e autore di tutte le canzoni, prima della sua apprezzatissima carriera solista), vivendo negli anni le immancabili turbolenze e vari cambi di formazione, è nel 1975 che gli Stormy Six acquistano Un Biglietto Del Tram salendo su quel mezzo di trasporto che li porterà a farli conoscere in modo molto più vasto e capillare in tutta Italia e in Europa. Guidato strumentalmente soprattutto dai due violini protagonisti di Carlo De Martini e Tommaso Leddi, l’album, che per la prima volta viene pubblicato dalla cooperativa “L’Orchestra” fondata dagli stessi Stormy Six, è prevalentemente acustico con strumenti a plettro (chitarre, mandole, mandolini, balalajke) oltre basso e batteria a completare il sestetto definitivo, mentre le canzoni, e qui sta la curiosità dell’inserimento nel catalogo prog, sono quanto di più lontano dal rock progressivo italiano di quegli anni.
Trattasi infatti di canzoni di lotta e battaglia, di inni militanti dal retrogusto popolare e dal cantato senz’altro più vicino a quello folk della classica canzone partigiana un po’ rétro, che alle suite immaginifiche e articolate di moda in quel periodo. Il brano portante e più citato del disco è infatti Stalingrado, passato sovente anche dalle prime radio private dell’epoca in barba ai silenzi delle reti nazionali, in cui si celebra la famosa vittoria dell’Armata Rossa contro le forze naziste con un sotterraneo parallelismo a ribellioni più attuali, mentre La Fabbrica racconta con entusiasmo i primi scioperi organizzati nelle grandi industrie italiane negli anni 40, anche perché una delle prerogative del “Biglietto…” è di essere un album calato quasi esclusivamente nel passato, benché recente, e ovviamente costruito su parallelismi con situazioni attuali, come si evince dall’ironica Arrivano Gli Americani che, a tempo di valzer e swing e con un cantato da primo De Andrè, parla di libertà e consumismo quando invece 8 Settembre si propone come una classica canzone partigiana.
Nuvole a Vinca racconta, tra cronaca e poesia, di una strage perpetrata dai nazisti, così come le torture e le morti dei noti partigiani Gianfranco Mattei e Dante di Nanni sono descritte nelle rispettive canzoni titolate con i loro nomi. È ancora un valzer sghimbescio e altalenante a concludere il disco con il brano che titola l’album e che ancora una volta denuncia la tortura e la morte di un partigiano, Umberto Fogagnolo, trucidato a Milano nel 1944 insieme ad altri quattordici antifascisti in quella che fu tristemente conosciuta come la strage di Piazzale Loreto. Canzoni di lotta quindi, dure, asciutte e senza fronzoli in completa antitesi col prog italiano dell’epoca ma, per qualche curioso mistero, felicemente inserite in quel compendio epocale della musica italiana degli anni 70. Canzoni più da accomunare con le invettive cantautorali di Paolo Pietrangeli (la famosissima Contessa o Mio Caro Padrone) e con il canzoniere di Ivan Della Mea e di altri cantori politici quali Fausto Amodei, Michele Straniero, le due Giovanne (Daffini e Marini) e molti altri, piuttosto che con le dolci romanticherie astratte di tanto italico rock progressivo. Dopo “Un Biglietto Del Tram” e un’altra manciata di album la luminosa stagione politico-musicale degli Stormy Six continuerà inserendosi a pieno titolo nell’associazione artistica “Rock In Opposition” che vedeva lucide menti di varie parti d’Europa perseguire il progetto di una musica alternativa, di lotta e denuncia. Scintillante capitolo che meriterebbe a sua volta di essere raccontato nel profondo e dettagliatamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: