Steven Erikson: “I Giardini della Luna” (1999) – di Nicholas Patrono

La banale e semplicistica tesi che il Fantasy sia iniziato e finito con Tolkien è sostenuta da molti puristi, che affermano che tutto ciò che è venuto dopo il grande scrittore britannico, padre del Fantasy moderno, ne sia una pallida e malriuscita imitazione. Doverose critiche vanno mosse a questa asserzione. Un valido esempio di Fantasy contemporaneo si può ritrovare nella maestosa saga “Il Libro Malazan dei Caduti” (The Malazan Book of the Fallen in lingua originale). La saga è composta da dieci volumi ed è stata pubblicata tra il 1999 e il 2011. L’autore è il canadese Steve Rune Lundin, in arte Steven Erikson, nato a Toronto il 7 ottobre 1959. Archeologo e antropologo, intorno agli anni 80 creò il mondo in cui sono ambientati i suoi libri, assieme all’amico Ian Cameron Esslemont. L’idea dei due era di sviluppare l’ambientazione per un gdr (gioco di ruolo) da tavolo: un sistema atipico, in cui la narrazione prevalesse sulle regole. Le sessioni di gioco furono trascritte da Erikson ed Esslemont in una sceneggiatura per film, chiamata “I Giardini della Luna” (Gardens of the Moon), che non incontrò il favore di alcun produttore. I due allora decisero di rielaborarla come romanzo… e così Erikson tra il 1991 e il 1992 completò quello che poi sarebbe diventato il primo volume della saga. A partire dalla prima parola della prima pagina, non ci si trova di fronte ad una lettura semplice ma, il fascino che viene trasmesso è notevole. La particolarità dei libri di Erikson è l’assoluta mancanza di guida e aiuto per il lettore: si viene scagliati nel bel mezzo degli avvenimenti, senza che venga spiegato nulla, e le risposte alle innumerevoli domande si trovano (quando si trovano) dopo centinaia di pagine. Come se non bastasse, si tratta di mezze risposte, idee suggerite o vagamente accennate. Nessuna spiegazione dettagliata, nessuna introduzione: il lettore è incaricato del compito di ricostruire il mondo che lo circonda. Questa soluzione è indubbiamente originale. In molti libri, il lettore spesso sa più cose dei personaggi, ma nelle opere di Erikson la situazione è rovesciata, specie nel primo volume, forse il più disorientante di tutti. Una scelta stilistica di questo tipo è da definirsi quantomeno coraggiosa. A nessun lettore piace essere trattato come uno sprovveduto da guidare passo per passo, ma si potrebbe obiettare che Erikson abbia esagerato. Ci si trova di fronte a decine e decine di personaggi e luoghi con nomi strambi, situazioni e avvenimenti spiegati non chiaramente o non spiegati affatto. Il passato di molti protagonisti è lasciato del tutto nell’ombra per centinaia di pagine, così come le motivazioni delle loro azioni. I personaggi sanno più cose del lettore e parlano di eventi di cui chi legge non sa nulla. Questo dona al libro una maggiore imprevedibilità, ma si rischia di esserne confusi. Anche per questo, i personaggi potrebbero non generare empatia nel lettore. Molti di essi si assomigliano, nei modi di comportarsi come di esprimersi, e quasi tutti vengono approfonditi poco, sia rispetto alla loro storia personale che alla loro psicologia. Verso il finale del primo libro i personaggi iniziano a prendere vita e, nei volumi seguenti, questo aspetto migliora sensibilmente. Molti concordano che, sotto questo punto di vista, “I Giardini della Luna” sia il libro scritto peggio della saga. I pregi sono ben altri, e ciò di cui ci si accorge leggendo è quanto sia da lodare la coerenza interna, a partire dal rigore e la precisione con cui l’ambientazione è stata costruita. Ogni personaggio, situazione narrativa e ambientazione, tutto si muove all’unisono. Nulla è lasciato al caso: questo è il più grande punto di forza di tutta la saga. Ogni parola è calcolata: le scene di scarsa importanza sono ridotte all’osso, così come le parole superflue. Ridondanze e prolissità sono eliminate; la lettura è resa scorrevole dai pochi avverbi, gli elementari aggettivi e l’assenza di ripetizioni. Le descrizioni sono essenziali, a volte nulle. L’autore preferisce immergersi nell’azione, cosicché le situazioni siano caratterizzate da maggiore dinamicità. È una scelta che può essere condivisa o meno, ma resta innegabile che una bassa presenza di descrizioni rende la lettura più scorrevole… e questa è stata la scelta di Erikson. Un altro pregio di cui vale la pena parlare è la cura di ogni risvolto politico e delle tattiche militari, che si allaccia alla coerenza interna e alla cura della creazione dell’ambientazione. Gli studi e il lavoro sul campo di Erikson come archeologo emergono e forniscono quel quid in più, quel tocco di sapienza che eleva la qualità dell’opera. L’originalità dell’autore è un altro punto forte: vengono abbandonati o rovesciati molti cliché del Fantasy. La differenza tra bene e male è molto sottile, talvolta inesistente, e in questo ci si trova ben più vicini al contemporaneo George R. R. Martin che a Tolkien. Inoltre, quasi tutte le creature che Erikson inserisce nei suoi romanzi, a eccezione di draghi e poche altre, sono state inventate da lui stesso: notevole, se si considera che ideare decine di razze non umane di sana pianta e differenziarle le une dalle altre per renderle credibili e vive non è affatto semplice. Quanto alla storia, resta così misteriosa per così tanto tempo che il lettore non può che provare un morboso desiderio di chiarire i propri dubbi. Certo, la trama non è esente da difetti, il primo dei quali è proprio la sua complessità e nebulosità, che rischia di inficiare la godibilità del tutto. Al termine del primo libro si può rimanere delusi e frustrati per la scarsezza delle risposte, e per la poca chiarezza delle stesse. Parecchi particolari sono poi rivelati nei volumi seguenti: “I Giardini della Luna” è da intendere come un unico, gigantesco prologo. Si potrebbe rimproverare all’autore una piccola forzatura negli avvenimenti degli ultimi capitoli di questo primo volume, ma anche in questo caso maggiori spiegazioni verranno fornite successivamente. Per finire, una nota dolente è la traduzione dell’edizione italiana, sebbene questo “difetto” non dipenda da Erikson. Si predilige il tempo imperfetto al più immediato passato remoto, in molti casi in cui forse sarebbe stato opportuno fare il contrario. La lettura è resa più ostica e meno godibile, visualizzare con l’immaginazione ciò che sta accadendo risulta più difficile e non si ha l’idea di un’immagine fissa, ma di qualcosa in movimento, sfocato e poco distinguibile. Limiti minori a parte, ci si trova di fronte ad un prodotto di qualità. Questa lettura può essere indicata per chi abbia voglia di una sfida letteraria impegnativa e per gli appassionati del Fantasy non classico, dove un ruolo tanto principale quanto la magia è rivestito dalla politica. “Il Libro Malazan dei Caduti” è una saga che richiede tempo e dedizione e molta fiducia nei confronti dell’autore. Le risposte arriveranno: bisogna essere molto pazienti e perseverare. Inoltre, parecchi lettori concordano nell’affermare che i libri migliorano con le riletture. Dipende dunque da quanto tempo si voglia investire nello scoprire la trama segreta di questo grande intreccio, a prima vista incomprensibile, ma appagante una volta giunti alla fine. Non è una lettura semplice o un semplice passatempo: è qualcosa di più. È una vera e propria sfida e il consiglio è di coglierla, se ci si sente incuriositi e pronti per un viaggio lungo dieci mastodontici volumi.

Il Libro Malazan dei Caduti: 1) “I Giardini della Luna” (1999). 
2) “La Dimora Fantasma” (2000). 
3) “Memorie di Ghiaccio” (2001). 
4) “La Casa delle Catene” (2002). 5) “Maree di Mezzanotte” (2004). 
6) “I Cacciatori di Ossa” (2006). 7) “Venti di Morte” (2007). 
8) “I Segugi dell’Ombra” (2008). 
9) “La Polvere dei Sogni” (2009). 
10) “Il Dio Storpio” (2011).

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