Steve Hackett: “The Night Siren” (2017) – di Andrea Sala

Steve Hackett ritorna dopo due anni di assenza con il suo ventiseiesimo album  e lo fa in grande stile; l’ultimo disco che aveva pubblicato  (“Wolflight” del 2015) pur essendo un valido lavoro, non aveva lasciato un’impronta memorabile, mentre questo “The Nigh Siren”, appare già al primo ascolto un’opera importante e dai contenuti interessanti. La collaborazione con i due artisti israeliani Kobi Farhi e Mira Awad, aggiunge un interessante peso alle parti vocali dei brani, e i contenuti artistici sono elevati: un armonico mix di rock, prog-rock, musica etnica e passaggi notevolmente hard. Infine la qualità di registrazione è sicuramente al passo coi tempi e permette un ascolto di ottimo livello sia su impianti da audiofili, sia sui comuni hi-fi da salotto. Vale la pena però scendere un poco in profondità, analizzando il disco in ogni suo singolo brano per poter meglio scoprire la complessa partitura messa assieme dall’Artista: Behind the Smoke è un inizio epico seguito da un crescendo sinfonico e atmosfere che ricordano vagamente la Zeppeliana Cashmere, con un’imponente base di archi. La seguente Martian Sea regala atmosfere orientaleggianti fuse ad un rock-prog e assoli pesanti che evolvono in sonorità psichedeliche con un mix piacevole di strumenti indiani. Fifty Miles from the North Pole è il brano che preferiamo: linea di basso soft e un riff che ricorda il soundtrack di 007: voci e armonie molto intense. Il brano evolve poi verso l’hard rock per mezzo di un bridge di archi arricchito dalla presenza di una chitarra virtuosa e potente. Da rimarcare anche il secondo bridge, caratterizzato dalla tromba di tipico stampo Jazz. Si prosegue con El Niño, brano dotato di un inizio possente costruito su una base di percussioni molto evidenti. La chitarra è sempre molto presente e l’arrangiamento degli archi di stampo classico dona al tutto un fascino romantico di notevole caratura. Other Side of the Wall è una ballata acustica molto bella, guidata da una voce calda, che evolve in un lento prog rock ricco di armonie interessanti; mentre Anithing But Love è una moderna “Mediterranean Sundance” dalla virtuosa chitarra flamenco in stile Paco de Lucia che si i trasforma in un piacevole pezzo ritmato dall’inciso vocale davvero notevole. L’assolo di rock classico è da antologia del genere, e ci riporta al grande artista che tutti amiamo. Inca Terra parte con il piglio di una ballata melodica, attraversata da splendide armonie vocali, per poi spostarsi verso un rock molto ritmato e conseguente assolo di chitarra di grande spessore. Si prosegue senza sosta con In Another Life, classica ballata acustica (sullo stile di John Barleycorn Must Die dei Traffic) dall’andatura rock, chiusa poi in modo assolutamente progressive. Con In the Skeleton Gallery ritornano le atmosfere alla Cashmere aggiunte a richiami vagamente Genesis, un inciso di clarinetto e la naturale evoluzione verso un  hard rock alla Glenn Hughes. Da notare il bell’assolo di clarinetto e quello successivo di chitarra dalle note prolungate nel tipico suono di Steve HackettWest to East è un brano molto corale con armonie importanti, che però non aggiunge nulla a quello sin qui ascoltato, mentre  The Gift ha il compito non semplice di chiudere l’album: si tratta di un brano molto melodico molto vicino ai canoni della musica classica, che si adagia sul tipico finale, con la chitarra solista e le tastiere in grande spolvero. The Night Siren” è un ottimo disco e mette in luce la pregevole vena compositiva di Steve Hackett e la sua innata capacita di far evolvere i brani durante la loro esecuzione, scegliendo talvolta strade completamente diverse da quelle iniziali. Con questo lavoro Hackett ci regala un’opera destinata a rimanere a lungo nella memoria degli ascoltatori, creato senza rimanere impigliato agli sperimentati cliché del prog tanto cari ai nostalgici dei Genesis prima maniera.
Un disco destinato a far battere il cuore a molti.

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