Steve Earle & The Dukes: “So You Wanna Be an Outlaw” (2017) – di Claudio Trezzani

Con ancora nelle orecchie la celebrazione per il trentennale del suo “Guitar Town” (1986), avvenuta lo scorso anno, che rese omaggio ad uno dei dischi fondamentali per la rinascita del movimento country rock d’autore, il grande Steve Earle ritorna in sala d’incisione con una freschezza e una voglia di scrivere canzoni che non aveva da anni. Lo fa regalandoci un graditissimo omaggio agli Outlaws dei mitici anni 70 (Waylon Jennings su tutti, a cui appunto il disco è dedicato). Un disco country “inzuppato” di rock che parla alla gente semplice, che racconta nelle sue liriche uniche di vita vera. Un’attitudine che è propria della gente del sud degli Stati Uniti, una vena artistica sempre contro le regole ,contro i cliché e mai banale, dedicata alla gente della strada, ai lavoratori, ai dimenticati. Earle è un po’ quello che Springsteen è per la costa Est : un grande narratore folk che in questo disco unisce a questa sua capacità, le sonorità country di un Jennings moderno. Sono della partita i Dukes (la sua band storica), la grandissima cantante Miranda Lambert e, ospite per la title track, manco a dirlo, uno dei pochi rappresentanti viventi del movimento a cui il disco è dedicato: Willie Nelson, ormai assunto al rango di “divinità” vivente. Proprio la canzone che dà il titolo al lavoro è la canzone più riuscita del disco, un country-rock trascinante e ironico. Ci sono momenti quasi romantici come il duetto con Miranda Lambert in This Is How It Ends, che parla di divorzio, e momenti di blues rock polveroso, come in Fixin’ To Die; e forse questi ultimi brani sono i più riusciti, quelli in cui Steve Earle sembra trovarsi più a suo agio. Il disco si chiude con una piccola gemma e cioè Goodbye Michelangelo, una dedica sentita e riuscita a quel Guy Clark che è stato “padre artistico” di molti musicisti country dei primi anni settanta, fra i quali appunto Steve Earle e Rodney Crowell, anche lui tornato in questo 2017 con un ottimo disco di inediti e con una dedica per la famiglia Clark. Speriamo che il disco sia più un’apertura al ritorno alle sonorità outlaw dei Nostri, più che un lascito artistico ai nuovi cantautori che questo genere stanno sfornando ad una velocità inconsueta. Buon ascolto.

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